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A TEATRO L’APOCALISSE DI DANTE, QUELLO VERO

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di Giorgio Cattaneo

A teatro l’apocalisse di Dante, quello vero: segreto svelato dopo 700 anni

Ciao, sono Dante. Ma sì, io: l’Alighieri. D’accordo, in teoria è strano che ti possa parlare proprio adesso, dopo tanti anni. Però devi saperlo: tutte quelle cose, sette secoli fa, non le avevo scritte per la diletta Beatrice. Nossignore: le avevo composte proprio per te, per quelli come te. Per voi malcapitati, sottoposti a ogni vessazione. Voi, che finalmente – approssimandosi l’era precessionale dell’Acquario – riuscirete, una buona volta, a capire cosa c’era, davvero, “sotto il velame de li versi strani”. Composti pensando esattamente a voi posteri: con l’intento di offrivi la chiave per evadere dalla prigione e riconquistare la libertà di essere felici, qui e ora.

Cos’è, uno scherzo? No, tutt’altro. È la voce del vero Dante Alighieri. Un messaggio in bottiglia, rimasto nascosto. Un rebus irrisolto per settecento anni, incapsulato e inutilmente galleggiante tra gli oceani accademici e le paludi della critica letteraria. La lettura anagogica della Divina Commedia: qualcosa che ti porta verso l’alto, prodigiosamente.

Il livello testuale? Sontuoso, certo. Quello allegorico? Suggestivo, come il terzo: quello filosofico. Mancava il quarto: l’oggetto più misterioso, in una grande opera fondata proprio sul numero quattro, anche se a risuonare a prima vista è il tre. Il triangolo, la Tetraktys pitagorica: Inferno, Paradiso e Purgatorio. Già, ma – per Dante – il compimento è tetragono: si diventa liberi conquistando l’intelligenza, l’anima, lo spirito. E infine il corpo, compiutamente integrato.

Difficile da afferrare? Nascosto, semmai. Per vari motivi. Uno su tutti: si rischiava di finire arrosto, all’epoca, ripescando dall’antichità una cosmogonia diversa, rispetto a quella imposta del potere dogmatico dominante. Il succo: a muovere l’universo è la quinta dimensione, la coscienza. Accomuna ogni particella vivente, da noi fino alle stelle. Un unico respiro, un’unica musica in perenne divenire. Un’orchestra. Meglio ancora: un valzer.

Già, perché danzano a coppie, i canti della Commedia. Per comprendere appieno il canto 1 bisogna leggere a ruota il 51, poi si passa al 2 e al 52, e così via. Come in alto, così in basso: tutto speculare e complementare. Anche in grande: il Paradiso spiega l’Inferno, lo completa. Tutto è uno, sempre.

Che tipo, Dante: il suo è un “complotto d’amore”. Senza la complicità di certe donne, ammette, la Commedia non l’avrebbe neppure mai iniziata. E infatti è a una donna – ancora una volta – che si è rivolto, dopo 700 anni. Un’insegnante di lettere, Maria Castronovo. Le ha proprio telefonato: ciao, Maria, ora ti spiego qualcosa che vi era sempre sfuggito, e su cui vi eravate inutilmente spaccati il cervello per secoli.

Ascolta, le dice: tu comincia a contarli, i miei endecasillabi. Otterrai precise relazioni numeriche. Se poi i numeri li trasformi in linee, otterrai una stella a otto punte, con dentro un’altra stella. Controlla pure, su Google: si chiama “ipercubo cosmico”, in quinta dimensione. Solidi platonici, do you remember? Ecco, ho fatto il ritratto dell’universo. La sua radiografia: è un’immensa macchina energetica, che funziona a suon di emozioni. Ci siamo dentro tutti, viaggiamo insieme da sempre. E il finale è già scritto: siamo qui per essere felici, alla faccia di chi ci vuol male.

La prima telefonata di Dante risale a tredici anni fa. Ogni volta, Maria Castronovo la ricorda con commozione: quasi stenta a crederci, ancora oggi, dopo aver scritto quattro libri (tutti liberamente scaricabili, gratis) per illustrare la sensazionale scoperta. Quel formidabile combattente eretico – pitagorico e platonico, gnostico, cataro, templare, imbevuto di sapienza ebraico-cabalistica e di echi egizi, mediorientali e greci, mesopotamici e indiani grazie al provvidenziale sincretismo dei Sufi – s’era davvero messo al lavoro, per noi, con l’idea (folle, geniale, immensa) di scavalcare i secoli per arrivare fino ai nostri giorni, all’acqua grande e benefica che tracimerà inondando tutto della sua verità, la sua essenza salvifica. Il poeta lo fa dire esplicitamente a Beatrice, nelle ultime battute del Paradiso: quello che hai scritto, caro mio, lo capiranno solo fra settecento anni.

Complotto d’amore: ed ecco un’altra donna. Si chiama Adele Caprio, ha frequentato l’Actor’s Studio di New York. Alle spalle, oltre un decennio di televisione italiana. Poi la scelta di campo: lontano da Hollywood e dalle veline, dai telegiornali-barzelletta. Ora guida un’accademia dal sapore antico, vagamente fiorentino. Si chiama: Libera Università di Nuova Pedagogia. L’intento è rivoluzionario: rottamare la coltre di credenze farlocche su cui si fonda il potere, che maneggia la paura come strumento di dominio. Missione: conquistare una conoscenza completa, socratica, libera dalla catene.

Uno degli attrezzi del mestiere maieutico, fin dai tempi dei faraoni e poi nell’epoca medievale con le rappresentazioni nelle chiese (il presepe vivente, la passione di Cristo), è proprio l’immersione drammaturgica: teatro evolutivo, lo chiama Adele. Diversissimo dal mero intrattenimento, che magari ti strappa una risata ma poi ti lascia esattamente com’eri prima, rassegnato a tornare nella tua gabbietta, con la ruotina del criceto. Noi – dice – la gabbia la smontiamo, da cima a fondo. Chi assiste a un nostro spettacolo ne esce cambiato: per sempre.

Ammette Maria, la sua complice: ormai i miei libri li hanno letti dappertutto, da Tokyo a Harvard. L’ufficialità paludata e marmorea dei dantisti li sta metabolizzando lentamente: non è facile accettare uno sberlone di quel genere, dopo tanti anni, per giunta rifilato (sia pure con affetto) da una donna, una professoressa ormai in pensione. Diverso il caso dei singoli lettori: affrontano con entusiasmo e senza riserve quella specie di meravigliosa fatica iniziatica, alla scoperta del vero Dante.

Già, ma sono pur sempre 1.300 pagine, da “Dante e la stella di Barga” a “Il valzer dei canti stellati”. Occorre tempo, pazienza, dedizione. Come fare, a raggiungere – con quel messaggio esplosivo – anche i giovani, costretti (ancora) a studiare solo il grigio Dante, noioso e largamente incomprensibile, propinato dalla scuola? Idea: gli si telefona, tanto per cambiare.

Caro Alighieri, ti andrebbe di scomodarti un’altra volta? Dovresti fare una chiamata, l’ultima. Il ragazzo si chiama Virgilio (d’accordo, è un colpo basso) e comunque sta soffrendo: quello sulla Commedia è l’ultimo esame che gli resta, prima della laurea. Ecco: non riesce a superarlo. Avresti voglia, dunque, di ragguagliarlo direttamente tu? E sia: che lo spettacolo cominci.

“La Ribelle Comedìa”, si intitola. Lui, il povero Virgilio, è alle prese con i consueti tormenti danteschi. A salvarlo provvede direttamente la voce del Sommo, mentre – sullo schermo alle sue spalle – si va lentamente componendo proprio la soluzione, geometricamente espressa: l’ipercubica buona novella, il Dna energetico-emozionale dell’universo.

A prendere forma, in scena, è qualcosa che unisce indissolubilmente la grande famiglia dei viventi, nel loro incessante peregrinare lungo le orbite celesti. E il tempo cosmico – che è ciclico, ma spiraliforme – lascia che si spalanchi un’altra dimensione, senza tempo: il vero viaggio, dentro di sé, scoprendo il segreto dell’immortalità che vive in noi già adesso, proprio mentre siamo qui.

Sembra un trattato di fisica quantistica, invece è la Divina Commedia. Farne uno spettacolo di teatro (evolutivo) è qualcosa di sacro: un dono prezioso. «Nell’era della massima tecnologia – dice la regista, Adele Caprio – l’atto più rivoluzionario è proprio questo: guardare negli occhi i tuoi spettatori e raccontare loro come stanno le cose. Ora più che mai, il teatro avrà questa funzione: perché oggi la vera cultura viene censurata».

Letteralmente: «Stiamo assistendo a un cambiamento epocale, davvero apocalittico: che però deve partire da noi, dalla nostra espansione della coscienza. Per esempio: smettendo di avere timore e preparandoci, con chi sta lavorando con noi per il cambiamento, ad essere pronti a questo passaggio». Ecco perché, aggiunge Adele, è fondamentale l’informazione indipendente: per poter agire in modo efficace, le cose bisogna innanzitutto saperle, sforzarsi di impararle.

«Il sottotitolo del nostro lavoro potrebbe essere: apocalisse, istruzioni per l’uso». Apocalisse? Ma sì: disvelamento. I punti ormai sono chiari, dice la regista: dopo le guerre, i terrorismi, le crisi finanziarie e il panico psico-pandemico, oggi ecco anche l’emergenza climatica. «Poi resta solo l’invasione degli alieni cattivi: siamo proprio arrivati alla fine dell’agenda. Siamo vicini all’ultima carta: dopo, non c’è più niente».

O meglio: c’è Dante. C’è il suo clamoroso avvertimento, rimasto nell’ombra per 700 anni. «Già allora, l’Alighieri ci leggeva esattamente per come siamo adesso: schiavi, infelici e sottomessi. Immobilizzati, incarcerati. Impecoriti, spaventati: impauriti, se non terrorizzati. E ci leggeva così – dice Maria, la sua “scopritrice” – perché stava parlando proprio a noi, uomini e donne di oggi».

Sconcertante, vero? «Il grande poeta era consapevole di non lavorare per i suoi contemporanei: io scrivo – ammetteva, testualmente – per le alte cime dove soffierà la mia voce come un vento fortissimo. E alludeva al periodo in cui le acque, finalmente, sarebbero tracimate. Stava quindi aspettando proprio questi nostri decenni, per darci le chiavi del paradiso: il modo per aiutarci a dire finalmente basta».

Aggiunge Maria: «È ora di comprendere che noi siamo in continuo movimento, come lo è l’intero l’universo: in ogni istante cambiamo stato e posizione, cambiamo orbita. Chi ci immobilizza vuole semplicemente paralizzarci: ha ucciso la nostra creatività, la possibilità di utilizzare i nostri grandi poteri. Chi ci domina non vuole che li scopriamo: e a svelarceli è proprio Dante».

Il vero avvertimento che l’Alighieri ha voluto rivolgere ai posteri, cioè noi? Esortarci a riscoprire il potere di capire e creare, di agire, di scegliere. «Insiste proprio sulla libertà di scelta: tu sei l’individuo “per te stesso preso”, e hai il diritto di essere quattro cose: il tuo corpo, la tua intelligenza, la tua anima e il tuo spirito». Tradotto: siamo molto più grandi di quanto pensiamo.

Ne è perfettamente consapevole il potere, che ci mente ogni giorno. Ci schiaccia, proprio perché ci teme. E allora, il vecchio Dante diventa improvvisamente nuovissimo: la Commedia si trasforma in un’arma formidabile. Legittima difesa: un’arma potente, invincibile. Chiarissimo e coraggioso, l’appello politico-culturale di Adele Caprio e Maria Castronovo. Bisogna portarlo in giro dappertutto, il vero Dante: e farlo subito, perché il momento è adesso.

Ecco come continua, il complotto d’amore. Porta a porta, casa per casa. Lo spettacolo? Non ha ancora trovato un attore che interpreti lo studente Virgilio. Il work in progress, del resto, è appena cominciato. Il casting è aperto: per affrontare un provino basta spedire un’email alla compagnia.

Precondizioni: il ragazzo deve avere un’età da universitario. Deve amare l’idea di restare a zonzo per l’Italia il più a lungo possibile. E soprattutto: deve capire in cosa consiste, l’alchimia spirituale che andrà incarnando sul palcoscenico. La rivelazione: un tesoro dissepolto dopo 700 anni. Qualcosa di radiante: capace di produrre risvegli gioiosi. E beninteso: giocando, divertendosi, sorridendo. Ironia e leggerezza, in poco di più di mezz’ora. Un autentico regalo, alla portata di tutti, pensato anche per i giovanissimi.

Complotto d’amore, esattamente: la compagnia accetta ogni genere di aiuto. Anche la semplice ospitalità. Lo spettacolo è facile da accogliere: basta una terrazza, un salotto, un giardino. Sono benvenute le associazioni, le scuole, i circoli di amici e appassionati. Operazione corale, virtuosamente contagiosa. Uno per tutti e tutti per uno: insieme. Una rivoluzione dal basso: tipica di ogni vera avanguardia culturale.

Il grande vecchio? Non è un guru indiano. E neppure un santone di quelli che bivaccano nel supermarket della new age. Macché: il tizio si chiamava Durante delli Allegheri. Dante, per gli amici: italiano, puro genio a chilometri zero. Chiedete alle sue amiche, Maria e Adele: loro sì, lo sentono spesso. L’hanno imparato a memoria, il suo messaggio: il futuro è nelle nostre mani.

È una stella a otto punte, dove due numeri – il quattro e il tre – si innamorano, letteralmente, l’uno dell’altro. Si fondono, in una sola cosa. E fanno esplodere una quinta dimensione, dove niente può più ferirci: nessun male. Così si diventa intoccabili, come l’oro della luce. Eccolo, il grande segreto del vero Dante. Ora, finalmente, lo sentiremo anche recitare. L’intento è esplicito: far vivere al pubblico un’emozione profonda: qualcosa che può spalancare la mente e cambiare la vita. Grazie a una voce dall’iperuranio, che viene a dirti: sì, stavo aspettando proprio te.

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L’email per aderire allo spettacolo e partecipare al casting:

[email protected]

Castronovo e Caprio su YouTube:

https://www.youtube.com/watch?v=Jm_hvqraDbE

I libri di Maria Castronovo:

https://www.mariacastronovo.it/cofanetto-dantesco/D

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