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VERO O FALSO, LO SHOW DEL SANGUE ATTORNO A TRUMP

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di Giorgio Cattaneo

Non è stato ferito, si è truccato alla velocità della luce per sembrare un eroe. Ha reagito agli spari con troppa prontezza, è stato solo un colpo di teatro. C’era davvero, il tizio armato sul tetto: la gente ha avvertito la polizia, ma il Secret Service non ha mosso un dito per sventare l’agguato. Poi dopo il ferimento non hanno protetto l’ex presidente in modo adeguato: gli hanno lasciato esposta la testa. E avevano pure consentito che una bandiera piazzata alle sue spalle indicasse al cecchino la direzione e l’intensità del vento, dettagli fondamentali per calibrare la traiettoria dei proiettili.
Ecco: il sonoro di questi giorni mescola notizie vere e puro delirio fanta-complottistico, nel commentare il colpo del fucile d’assalto Ar-15, già usato per diverse stragi americane, che sabato 13 luglio (numero della Morte, nei tarocchi) è transitato a pochi millimetri dal cranio di Donald Trump, forandogli il padiglione auricolare destro. L’attentato di Butler, Pennsylvania, è comunque costato un morto e altri due feriti tra il pubblico del comizio. Ricorda Francesco Toscano: «Da me intervistato cinque mesi fa su “Visione Tv”, l’analista statunitense Joe Hoft l’aveva detto: ora potrebbero tentare di uccidere Trump».
Conferma Gianmarco Landi: «Si trattava di un’eventualità tragicamente prevedibile, visto che Trump era sopravvissuto sia all’assedio mediatico che a quello giudiziario». La morte sfiorata a Butler cambia tutto: «Se prima sapevamo che Trump avrebbe vinto, contro Biden, oggi sappiamo che stravincerà», sostiene Gigi Moncalvo, anche lui sondato da Toscano. Un altro osservatore, Fausto Carotenuto, già analista dei servizi segreti italiani, intervistato da Fabio Frabetti su Border Nights, afferma: «Anche se il tentativo di assassinare Trump può apparire troppo grossolano per essere credibile, dobbiamo sapere che, molto spesso, gli attentati falliscono proprio così, magari per una questione di millimetri».
Allievo di Mino Pecorelli in giovanissima età, Carotenuto ha studiato a fondo la strategia della tensione e il terrorismo “false flag”, sotto falsa bandiera: «In mezzo a tante messinscene restano gli attentati veri, purtroppo. E a volte non riescono, per una rocambolesca combinazione di inconvenienti anche banali. Ne parlò diffusamente un ex dirigente del Kgb: è facilissimo che, all’ultimo minuto, qualcosa possa andare storto. Chi giustamente denuncia trame oscure, spesso trascura questo aspetto. E se immagina che i killer siano infallibili, sbaglia di grosso».
Del caso Butler, resterà negli annali lo spettacolo della sicurezza-colabrodo, comunque la si voglia interpretare. Così come la rapidità, da parte di molti, nel bollare l’evento come abile espediente scenico. Il cinismo del mainstream (e sue frottole iperboliche) devono aver provocato una sorta di proliferazione anticorpale fuori controllo, se è vero che una vita in bilico non suscita più alcuna emozione e, addirittura, diventa un indizio di colpa la reazione della vittima, con il volto insanguinato e il pugno alzato in segno di sfida.

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  • Redazione

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