L’alunno, un aggressore da fermare
Due professori sono stati presi a bastonate dai loro studenti a Parma. E il bello è che non è una novità vedere dei docenti pestati.
Settantuno aggressioni nel 2023/2024. Cinquantuno nel 2024/2025. Quattro nei primi mesi del 2025/2026, secondo il Ministero. I numeri calano nelle tabelle. Le coltellate no.
Ecco un elenco che toglie il fiato.
• Abbiategrasso, uno studente di sedici anni ha estratto un coltello dallo zaino e ha colpito la professoressa alle spalle.
• Varese, un diciassettenne ha piantato tre fendenti alla schiena e a un polmone della sua insegnante con un coltello a serramanico portato da casa.
• Milano, un professore ha chiesto a un alunno di spegnere il cellulare: frattura del naso.
• Castellammare di Stabia una trentina di genitori ha fatto irruzione a scuola e ha pestato una docente di sostegno: trauma cranico. Il padre della donna è intervenuto: polso fratturato.
• Caserta, uno studente ha massacrato un docente con calci e pugni: venti giorni di prognosi.
• Roma il preside di un istituto paritario è stato ridotto in ospedale dal compagno della madre di uno studente: novanta giorni.
• Trescore Balneario, nel marzo scorso, un tredicenne con la maglietta stampata “vendetta” e i pantaloni mimetici ha accoltellato al collo e all’addome la professoressa di francese, trasmettendo l’aggressione in diretta su Telegram. Aveva tredici anni. Sapeva di non essere imputabile. Lo aveva scritto sui social in un testo intitolato “La soluzione finale.”
Da quanto si legge nelle cronache, gli aggressori di Parma sono descritti come ragazzi di origine magrebina. Lo stesso gruppo che da settimane semina terrore nel parco Falcone e Borsellino con rapine e spray al peperoncino.
Non è un dettaglio: al Beccaria di Milano circa tre quarti dei detenuti è straniero o di seconda generazione. Nelle carceri minorili italiane il cinquanta per cento dei reclusi è straniero a fronte del dodici per cento di popolazione.
Sproporzione di quattro a uno. Ma la retorica dell’inclusione preferisce non nominare ciò che i numeri urlano.
Ma torniamo a Parma, al video girato per fare i fighi e diventato la prova regina della propria stupidità.
“Ti faccio saltare la testa”, urla uno studente. Un professore finisce a terra con un ragazzo addosso mentre un altro lo colpisce con un bastone sulla schiena. Un terzo docente deve gridare che chiamerà la polizia per fermare il branco. La risposta dal branco: “No, no, non chiamiamo nessuno.”
Non chiamiamo nessuno. Profezia perfetta. Perché nessuno è stato chiamato.
I docenti pestati non sporgeranno denuncia. Il dirigente scolastico Piva ha diffuso una nota in cui la prima parola utile è “Valditara”, come chi appende il santino sopra la porta durante un’alluvione.
Il Ministro “si è tempestivamente interessato”. Il preside “procederà a investire gli organi collegiali competenti della valutazione di opportuni provvedimenti disciplinari, sempre volti a una logica educativa”. Tradotto: niente. Zero. Il vuoto pneumatico travestito da circolare.
Il sindaco Guerra ha completato il capolavoro con una diagnosi da convegno Censis: “Un comportamento di questo genere è un problema profondo che deve interrogare la società a partire da tutti i suoi livelli.”
Deve interrogare la società. Non i carabinieri. Non il tribunale dei minori. Non i genitori di chi impugna un bastone. La società.
Eppure lo Stato, per una volta, aveva fatto i compiti. La Legge Sasso del 2024 ha introdotto aggravanti specifiche per chi aggredisce il personale scolastico.
Il Decreto Sicurezza del febbraio 2026 ha trasformato le lesioni ai docenti in reato autonomo: fino a cinque anni per le lievi, dieci per le gravi, sedici per le gravissime. Arresto obbligatorio in flagranza, anche differita entro 48 ore se l’aggressione è documentata da un video. E il procedimento scatta d’ufficio: non serve la denuncia della vittima.
Rileggiamo: non serve la denuncia. Il video è pubblico.
I volti sono scoperti. La flagranza differita lo consente. Eppure la Questura comunica che i docenti “non sporgeranno denuncia” come se fosse un loro diritto rinunciare a ciò che la legge ha reso automatico.
E il dirigente risponde con gli “organi collegiali competenti.”
Lo Stato ha blindato la porta. Chi sta dentro l’ha lasciata spalancata.
Crosetto, l’unico con le idee chiare, ha scritto su X che non ci deve essere comprensione e che le conseguenze devono essere dure “per chi ha agito, chi ha incitato, chi ha riso, chi ha condiviso.”
La FLC CGIL Emilia Romagna, con il tempismo dei becchini, ha usato i professori pestati per parlare di tagli alla scuola. Due docenti presi a bastonate e il sindacato trova il modo di infilarci la spending review. Mancava solo la petizione online per completare il bingo dell’irrilevanza.
Rocky Balboa incassava i pugni e restava in piedi. La scuola italiana incassa le bastonate, resta a terra e convoca gli organi collegiali.
Forse davvero serve Rocky al Ministero. Non per menare. Per ricordare che chi ti prende a bastonate non è un alunno da recuperare con “logica educativa.”
È un aggressore da fermare. Prima che la prossima professoressa finisca in terapia intensiva con un coltello nel collo. Di nuovo.





