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Il Baltico non è più un confine

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Il Baltico non è più un confine

È la nuova architettura della deterrenza

Per capire che cosa sta accadendo sul fianco orientale della NATO bisogna smettere di guardare il Baltico come una semplice linea di separazione tra Russia e Occidente.
Il passaggio strategico più importante di queste settimane è, infatti, un altro; quello spazio sta diventando una piattaforma integrata nella quale difesa aerea, basi, porti, ferrovie, infrastrutture energetiche, cavi sottomarini, corridoi logistici e presenza militare concorrono a costruire una nuova profondità strategica europea.

La decisione della Svezia di dispiegare, a partire da dicembre, un’unità Patriot con circa cento militari a protezione dell’hub logistico NATO di Rzeszów, nella Polonia sud-orientale, è significativa proprio per questo.

Non si tratta semplicemente di aggiungere una batteria antiaerea sul fianco orientale dell’Alleanza, Rzeszów è uno dei principali nodi attraverso cui passa il sostegno militare e civile occidentale destinato all’Ucraina e la missione svedese sarà inserita nella struttura di difesa aerea e missilistica integrata della NATO.

La Svezia sta inoltre già contribuendo con gli aerei Gripen alla protezione dello spazio aereo polacco con il Patriot che protegge in terra.

Quindi, protezione di un aeroporto, ma attraverso quell’aeroporto protegge una filiera che collega l’Europa occidentale alla Polonia, la Polonia all’Ucraina e l’Ucraina all’intero sistema logistico della NATO.

La difesa di un singolo nodo diventa, così, difesa della continuità di un corridoio.

Per decenni la sicurezza europea è stata pensata prevalentemente attraverso la profondità territoriale degli Stati e attraverso la deterrenza fondata sulla capacità di concentrare forze militari.

Oggi quella logica non scompare, ma viene affiancata da una concezione molto più reticolare della sicurezza: non basta difendere il territorio, bisogna garantire che possano continuare a funzionare le connessioni che lo attraversano.

La guerra contemporanea ha progressivamente cancellato la separazione netta tra infrastruttura civile e infrastruttura militare. La protezione di Rzeszów deve essere letta insieme a ciò che sta accadendo più a nord.

La Lituania ha compiuto il primo dei due passaggi parlamentari necessari per modificare la propria Costituzione e rimuovere il divieto di presenza sul territorio di armi di distruzione di massa e basi militari straniere.

La modifica costituzionale è passata con 106 voti favorevoli su 141; sarà necessaria una seconda approvazione, prevista dopo il periodo costituzionale di attesa.

Il presidente lituano ha sottolineato che non esiste al momento un piano immediato per stoccare armi nucleari nel Paese, la modifica serve, piuttosto, a eliminare un vincolo giuridico che potrebbe limitare la partecipazione della Lituania alle misure di deterrenza della NATO.

La distinzione è fondamentale, perché dire che la Lituania “ha deciso di ospitare armi nucleari” sarebbe oggi impreciso. Ha avviato il processo per rimuovere il divieto costituzionale che impedisce di farlo.

Ma proprio questa distinzione rende la vicenda strategicamente interessante.

La deterrenza non comincia necessariamente quando arriva un’arma. Comincia quando uno Stato modifica il proprio spazio giuridico, infrastrutturale e operativo per poterla eventualmente integrare nella propria postura di sicurezza, una differenza fondamentale tra capacità presente e capacità disponibile.

Il Cremlino ha definito la modifica lituana, insieme all’ipotesi di una presenza militare statunitense permanente nel Paese, un ulteriore fattore di escalation.

La Lituania, dal canto suo, ha dichiarato di essere pronta a sostenere i costi di una eventuale base americana permanente, mentre gli Stati Uniti hanno indicato che la richiesta sarà valutata.

Quindi, la possibilità di ospitare una base, di integrare una capacità nucleare nella pianificazione della deterrenza, di proteggere un corridoio logistico e di spostare rapidamente forze e materiali, garantendo al tempo stesso la continuità operativa delle infrastrutture anche in condizioni di pressione, sta trasformando il Baltico in uno spazio sempre più integrato nella nuova architettura della sicurezza europea.

All’interno di questa visione Kaliningrad assume un’importanza particolare.
L’exclave russa è collocata tra Polonia e Lituania e rappresenta contemporaneamente una piattaforma militare russa e una vulnerabilità geografica.

La sua posizione fa sì che ogni trasformazione dell’architettura militare del Baltico venga inevitabilmente letta anche attraverso la questione dell’accesso, della mobilità e della possibilità di mantenere aperti i collegamenti terrestri e marittimi.

Il risultato è una situazione nella quale la geografia non viene modificata, ma viene modificato il suo significato.

La Polonia non si trova improvvisamente più vicina alla Russia la Lituania non ha cambiato posizione e Kaliningrad è sempre nello stesso punto con il Baltico che ha sempre lo stesso mare ma ciò che sta cambiando è la densità strategica delle connessioni e questo passaggio spesso sfugge se si osservano questi eventi separatamente.

Un Patriot a Rzeszów, i Gripen svedesi nello spazio aereo polacco, l’ipotesi di una presenza americana permanente in Lituania, la revisione del divieto costituzionale sulle armi nucleari, il rafforzamento delle infrastrutture NATO e la crescente attenzione verso Kaliningrad possono apparire come decisioni diverse, ma in realtà appartengono alla stessa trasformazione di una costruzione di una profondità strategica distribuita.

La NATO non sta soltanto aumentando la quantità di forze presenti sul fianco orientale. Sta aumentando la capacità di collegare quelle forze, proteggerne i nodi, garantire le linee di rifornimento e rendere più difficile interrompere il sistema attraverso un singolo attacco, una risposta coerente con una guerra nella quale i bersagli non sono necessariamente soltanto le unità militari.

Il corridoio connette, non è più semplicemente una strada che permette a una merce o a un esercito di raggiungere una destinazione. È un sistema di nodi che deve poter continuare a funzionare anche quando alcuni dei suoi elementi vengono sottoposti a pressione, dare continuità energetica, continuità digitale, continuità militare, continuità commerciale.

Il Baltico sta diventando uno degli spazi nei quali si misura la capacità europea di passare da una difesa fondata sulla presenza a una difesa fondata sulla rete.

Autore

  • Elena Tempestini

    Elena TempestiniElena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.

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