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Sudan, una guerra civile senza fine

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Sudan

Dopo il sostegno di Europa e USA alle forze eversive, l’auspicio di una ricostruzione senza interferenze

Nel 2023, quando scoppiò nuovamente la guerra civile in Sudan, con la ribellione delle RSF, Forze di Supporto Rapido, comandate da Mohamed Dagalo Hemeti, di fatto gli ex Janjaweed con nuove vesti politiche e militari, sempre in gran parte reclutati dalla tribù araba Rizegat nelle Baggare ciadiane, al Consiglio di Transizione Sovrano, il governo nazionale, guidato dal capo delle FFAA, Gen. Abdel Fatah Burhan, non pochi in Italia si schierarono ovviamente con le prime.
Di fatto, dalle élite sino a molte nicchie politiche ideologicamente più radicali e radicalizzate, in particolar modo nell’estrema sinistra, il favore andava verso una forza politica e militare a base tribale, che già aveva fatto sinistramente parlare di sé negli anni precedenti e che, in quel momento, si trovava in lotta con un governo che, senz’altro pur con molte insufficienze, aveva comunque tentato di normalizzarla guidandola nell’alveo politico-istituzionale, affinché da presenza ingombrante e destabilizzante si trasformasse in un elemento a contributo dell’unità nazionale e statale.

Quell’esperimento, certo inopportuno e tuttavia inevitabile nella complessa fase del dopo-Bashir, era fallito; gli italiani, insieme agli europei tutti, UE ed UK, e agli americani, naturalmente stavano dalla parte di una forza che aveva riconfermato la sua natura anti-nazionale ed eversiva, tanto da aver aperto una guerra civile con lo stesso governo nazionale.

Una guerra pagata, ovviamente, da civili sudanesi, la cui condizione umanitaria era per gli attori occidentali soltanto un buon protesto per poter ancor più ingerire a gamba tesa nelle questioni interne sudanesi.

Insomma, gli europei e gli americani sostenevano un attore eversivo, proprio come del resto già avevano fatto in Libia o in Siria, o altrove. Attori non statali in lotta con le autorità politiche legittime e riconosciute.

Chi in tutti questi anni avrà seguito la guerra in Sudan, saprà che ad esempio Francia ed UK hanno ospitato due convegni ciascuna per favorirne la fine, con la presenza di tutti i partner occidentali ed arabi, tranne proprio… i sudanesi.

Mentre gli USA hanno spinto a lungo, e tuttora continuano a farlo, sul QUAD, formato con Egitto, Arabia Saudita ed EAU, ovviamente anche in questo caso senza che i sudanesi siano mai stati minimamente presi in considerazione.

Il lavoro di questi incontri, però, viene fatto pervenire alle parti con proposte di tregua di varie settimane o mesi a seconda del caso, funzionali unicamente a consentire alle RSF, che da un paio d’anni si ritrovano sempre più in svantaggio sulle FFAA sudanesi (SAF), di riarmarsi e dotarsi di nuovi combattenti.

Comprensibilmente, da parte del governo sudanese vi è stato sempre un netto rifiuto, che ha mandato in stallo il lavoro di questi “salotti”: lo stesso si può dire anche riguardo alle conferenze tenute a Berlino ad aprile e a New York a fine settembre, con quest’ultima volta a strutturare i principi elaborati nella precedente.

Ovviamente, il sostanziale favore riservato da USA, UK ed UE alle RSF si spiega col fatto che, nella scacchiera sudanese, siano le pedine di Israele ed EAU, a cui il cosiddetto “Occidente collettivo” non può dire di no.

Non a caso, la dichiarazione congiunta alla conferenza di Berlino non è stata raggiunta proprio perché Egitto ed Arabia Saudita hanno giustamente rifiutato l’equiparazione del governo sudanese, che sostengono, alle RSF, che lautamente gli EAU foraggiano per assecondare gli interessi strategici israeliani nell’area in abbinata con i propri.

Le parti presenti, che ritroviamo anche nel QUAD americano, hanno perciò riconfermato anche in quell’occasione la loro rivalità strategica e differenza di vedute nella guerra civile sudanese.

Come già detto, effettivamente, fare l’equiparazione tra un governo legittimo e una forza ribelle a cui sono già addebitati gravi crimini di guerra e contro l’umanità, è come minimo una forzatura politica fortemente a favore proprio della seconda.

Nessuno in Sudan ha voglia di sentir parlare di queste ingerenze, tolte le RSF che ne sono le uniche beneficiarie.

Nel frattempo, il conflitto va avanti, con le RSF ormai in buona parte ridotte al controllo soprattutto delle aree sud-orientali; nel Nord Kordofan la presa di al-Mazroub da parte delle SAF di pochi giorni fa ha condotto, di fatto, alla liberazione del 98% di quello stato.

In precedenza, le SAF sono riuscite a riaprire il corridoio da Khartum ad el-Obeid, a riconquistare aree strategiche come Bara e Sodari, e molte altre ancora.

In tal modo, le linee di rifornimento delle RSF risultano sempre più pressate, frammentate e colpite dalle SAF. Così, pure nello stato del Nilo Azzurro, dove avanzano e si preparano a una nuova offensiva contro le RSF e i loro alleati del SPLM-N, volta a spezzare le linee di rifornimento dall’Etiopia.

Chiudere i canali di collegamento dalla Libia e dal Ciad a nord e ad est, e dall’Etiopia ad ovest, è in essenza il modo migliore per poter progressivamente “spegnere” le RSF, privandole del loro sostegno esterno.

Il crescente coinvolgimento di attori esteri come Ciad ed Etiopia viene rintuzzato puntualmente, come testimoniato dai loro droni colpiti ed abbattuti a ripetizione dalle SAF.

Le condizioni per una rapida fine del conflitto sono ora concretamente credibili e il supporto sin qui ricevuto da Egitto, Arabia Saudita, Turchia, Iran, Russia ed Eritrea, per le SAF, è stato davvero prezioso: nel primo anno e mezzo, sembravano destinate a cedere davanti alle RSF.

14 milioni di sudanesi oggi sono sfollati, altri 20 milioni alla fame acuta, e centinaia di migliaia sono alle prese con la carestia che la guerra ha procurato; le strutture sanitarie e i servizi sono collassati e località come Kadugli ed el-Fashir, oggi liberate dall’occupazione delle RSF, risultano tra le più colpite, col livello di denutrizione più grave.

Sempre quelle località hanno subito, da parte delle RSF, lo stupro e il genocidio.

Non sono mancati, ai misfatti, neppure i soliti mercenari colombiani, che gli EAU fanno affluire con aereo cargo, uno abbattuto dalle SAF l’anno scorso, con almeno 40 di quelle “anime pie” tornate al Creatore, e ucraini, del resto ormai presenti anche in altre aree del Continente.

Ricostruire il Sudan e restituire una piena dignità ai suoi figli non sarà un compito facile; ma, senza certe interferenze altrui, lo sarà senz’altro di più.

E chi, a livello d’opinione pubblica, a quel tempo ha guardato con un certo favore alle RSF, o perlomeno una non ostilità, evidentemente oggi avrà buone ragioni per “occuparsi d’altro”…

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