Home Cultura Il grande gioco: “Sotto gli occhi dell’Agnello”

Il grande gioco: “Sotto gli occhi dell’Agnello”

0
"Sotto gli occhi dell'Agnello"

Il grande gioco narra di forme mutate in corpi nuovi

Nel 1994, per i tipi delle edizioni Ares, esce un pamphlet del cattolico Maurizio Blondet dal titolo “Gli ‘Adelphi’ della dissoluzione”.

Nell’opera, l’autore accusa in specie il “guénoniano” Roberto Calasso, di neo-gnosticismo e, in pratica, con le opere pubblicate dalla sua Casa editrice, per l’appunto l’Adelphi, di contribuire decisamente alla dissoluzione dell'”etica” intesa quale religione civile di ogni popolo corrispondente.

E, quindi, non certo di un modello imperiale o sistema globale.

E, comunque, traendo spunto dal giudizio dei nuovi gnostici, attraverso la visione sintetica di Massimo Cacciari, Blondet scrive che: “gli dèi della polis (…) radicavano l’uomo, lo riparavano dalla de-cisione. Il Cristianesimo, consumando la rottura con gli dèi della Città, sradica l’uomo”.

Nel 2022, e quindi quasi trent’anni dopo, l’Adelphi ha pubblicato un pamphlet, post mortem auctoris, dal titolo “Sotto gli occhi dell’Agnello”, in cui possiamo dire è rappresentata la risposta definitiva e quindi il definitivo “giudizio” – termine questo che, lungo il corso della Tradizione, rappresenta il “secondo aspetto dalla Sovranità bipartita, il cui concetto è stato ereditato dal più lontano passato indoeuropeo” (G. Dumèzil) – dello stesso Roberto Calasso sull’intera storia (della conoscenza scientifica dell’uomo) e, quindi, anche sull’epoca transitoria direttamente sperimentata e, in pratica, “la contesa” dei tempi attuali.

Secondo Calasso, nell’Apocalisse biblica, Cristo non rappresenta “l’Agnello” (monco) della Tradizione bensì “il Veggente” (monocolo) della Tradizione.

Nella nuova città di Dio, descritta nell’Apocalisse, l’Agnello e il Veggente sono entrambi presenti quali forme funzionali dell’organizzazione sociale – ovvero la nuova organizzazione della “prima Roma” imperiale – delineate sempre secondo lo schema della Tradizione o Filosofia perenne.

Così che, con l’avvento della visione romana imperiale, Cristo ribadisce invece la figura dell’Uomo Universale, che sarà propria anche del pensiero scientifico di Leonardo da Vinci e di tutto il rinascimento.

In sintesi: l’uomo-medesimo ovvero ogni essere umano assume in sé e per sé i ruoli di Agnello-vittima dell’esistente, “il monco” della Tradizione; di Veggente-carnefice dell’esistente, “il monocolo” della Tradizione; e, con il lascito del Paraclito, l’essenza – ribadita e in altro modo descritta, secondo lo stigma o marchio delle Metamorfosi di Ovidio – di Sé stesso, quale Spirito-incarnato o manifestazione invisibile o essente dell’essere della Tradizione.

La nuova città di Dio dell’Apocalisse non muta lo schema: è sempre la stessa “Città degli dèi”, non c’è “nulla che vada oltre”.

E, allora, la Storia non finisce. Essa, invece, continua, rinnovando da sempre e per sempre lo schema della perenne Tradizione che pone l’uomo, ogni singolo uomo, al centro dell’intero cosmo.

Autore

  • Angelo Giubileo

    Angelo GiubileoAngelo Giubileo, filosofo, giurista, giornalista e scrittore. Si è occupato e si occupa principalmente della divulgazione e comprensione del pensiero di Parmenide.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui