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Lo spirito di fazione e il 7 ottobre

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Lo spirito di fazione e il 7 ottobre

Quando la fede nel palestinismo prevarica realtà e buon senso

I giorni scorsi c’è stata la ricorrenza del 7 ottobre, una data che ricorda un evento cruciale che riguarda il Medio Oriente, cioè noi italiani.

Siamo o non siamo sulla sponda opposta del Mediterraneo?

Siamo o non siamo dipendenti da chi ci vende gas e petrolio?

Siamo o non siamo bersaglio del terrorismo islamico?

Siamo o non siamo Paese di approdo di flussi di migranti in gran parte di fede musulmana e, quindi, idealmente legati a quelli che fanno la guerra più a sud e a quelli che in Europa vogliono la sharia?

La cosa stupefacente è che i dibattiti TV e i TG hanno accuratamente selezionato ospiti e servizi giornalistici per mettere sotto accusa Israele.

Con la scusa che c’è Netanyahu e c’è la campagna elettorale, come succede da anni nessuna analisi dei fatti e della storia.

La rappresentazione, non si può chiamare informazione, mostra Israele che ha condotto una guerra di sterminio a Gaza contro la popolazione.

I suoi nemici?

Non compaiono e non vengono analizzati.

Si parla di quel documentario filo Hamas – Naza – che ha come oggetto (qualcuno lo ha capito?) la valutazione dei danni collaterali delle azioni belliche, ma non si parla della guerra urbana che Hamas ha organizzato per massimizzare il numero di vittime civili, non si parla dei tunnel vietati alla popolazione, delle postazioni di tiro all’interno delle tendopoli, dei palazzi minati per farli crollare sulle truppe israeliane.

Tutto scompare e viene nascosto sicuri che un’opinione pubblica inebetita dagli slogan non si domandi perché e non pretenda spiegazioni. E se l’IDF non avesse eseguito la Naza cosa sarebbe successo?

Beh, forse Hamas sarebbe stato sconfitto. A cosa è servito avvisare la popolazione di dove si sarebbe sviluppato il combattimento?

I volantini, gli SMS, le telefonate. Tempo perso tanto il marchio del genocidio è stato impresso sul nome di Israele e la guerra si è dovuta fermare per gli interessi elettorali di Trump.

Lo spirito di fazione è stato costruito scientificamente da giornalisti, docenti, intellettuali, politici.

Perché?

I soldi del Qatar e degli altri stati arabi che hanno finanziato tutte le più prestigiose università occidentali, eh sì anche quella che ha inviato Giulio Regeni a sfidare il regime egiziano e che hanno comprato di tutto spiegano molto, ma non tutto.

Il resto lo spiega l’infame odio per gli ebrei nella sua versione di odio per Israele. Questo spiega come si possa definire colonialismo quello di un paese di 10 milioni di abitanti piccolo come la Lombardia che non ha nemmeno inglobato i territori conquistati in guerra che sono ancora in attesa di una pace definitiva (Cisgiordania) in un mare di stati arabi e musulmani uno dei quali – l’Iran – è il principale organizzatore di terrorismo e di guerre in medio oriente e in Europa.

L’Iran controlla gli stretti di Hormuz e Bab el-Mandeb da cui passano merci gas e petrolio, ma nessuno manifesta contro l’Iran.

Il fatto paradossale è che nel passato questo odio era fortissimo nel mondo arabo e islamico; oggi è più forte in Europa e negli Stati Uniti, grazie a un’opera paziente in primo luogo della Fratellanza Musulmana che ha un piano di lunga durata per la colonizzazione culturale e religiosa dell’Europa.

Un piano che si sta realizzando.

E, dunque, ecco perchè i nostri giornalisti e il mondo delle professioni intellettuali ai quali si accodano i politici è quasi tutto contro Israele. Contro i fatti, contro la storia, contro la logica.

Per pura fede – il palestinismo è la nuova religione civile dice Donatella Di Cesare – e perché il mondo islamico ha i petrodollari e le fonti energetiche più i migranti come massa di manovra capace di destabilizzare i fragili stati europei.

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