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Coltivare il talento: perché investire nella formazione d’eccellenza

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Coltivare il talento

Urge alleanza strategica e meritocratica per trasformare la formazione italiana nell’innesco del nostro nuovo modello di sviluppo

L’Italian way of life e il paradosso delle competenze

Nel suo recente intervento su Forbes Italia, il professor Giorgio Ventre, direttore scientifico della Apple Developer Academy e docente all’Università di Napoli Federico II intervistato da Enzo Argante, ha tracciato un quadro lucido e quanto mai attuale.

L’Italia possiede una straordinaria dote genetica e culturale: quel mix unico di visione umanistica, creatività e solida preparazione metodologica che rende i nostri laureati altamente desiderabili e competitivi nei contesti internazionali di vertice.

Eppure, viviamo un paradosso drammatico. Il nostro sistema formativo è eccellente nel forgiare le élite, ma spesso assistiamo all’esodo di queste risorse propulsive verso mercati esteri capaci di offrire dinamismo, meritocrazia e sfide all’altezza del loro valore.

Perché accade tutto ciò?

Perché l’Italia sconta ancora ritardi strutturali: da un lato, una quota intollerabile di NEET (not in education, employment or training, giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione, n.d.r.) e dispersione scolastica; dall’altro, un tessuto imprenditoriale e un settore pubblico che faticano a liberarsi di modelli obsoleti per diventare reali poli d’attrazione.

Oltre l’iperspecializzazione: il valore insostituibile degli studi umanistici
Per evitare l’errore di una formazione puramente nozionistica o iperspecializzata, limitata alle sole competenze tecniche, è fondamentale preservare e integrare il patrimonio delle discipline umanistiche.

Come sostiene la filosofa Martha C. Nussbaum nel suo celebre saggio Non per profitto. Perché le democrazie hanno bisogno della cultura umanistica, l’istruzione non può essere ridotta a mero strumento per la crescita economica o per la produzione di capitale umano orientato al profitto immediato.

Il concetto centrale dell’opera della Nussbaum evidenzia come la cultura umanistica sia essenziale per sviluppare il pensiero critico, l’empatia e la capacità di immaginare l’esperienza altrui – qualità indispensabili non solo per la tenuta democratica, ma per la stessa capacità d’innovazione aziendale.

Un professionista privo di visione critica ed empatia corre il rischio di diventare un mero esecutore, incapace di cogliere la complessità dei contesti sociali e umani in cui i prodotti, le tecnologie e i servizi vanno a inserirsi.

Unire la preparazione tecnologica alla sensibilità umanistica è ciò che definisce davvero la cifra distintiva dei talenti italiani nel mondo.

Il monito per le aziende e per le istituzioni

Per invertire la rotta non bastano gli appelli al patriottismo economico; serve un cambio di passo pragmatico condotto su due fronti:

1. Il ruolo delle imprese: co-progettare il futuro

Le aziende italiane non possono continuare a considerare la formazione come un mero bacino da cui attingere passivamente a cose fatte. È necessario sostenere, finanziare e co-progettare i percorsi didattici.

Portare laboratori, tecnologie e sfide di mercato dentro le aule significa offrire ai giovani prospettive concrete di crescita, responsabilità e valorizzazione economica delle competenze già durante il percorso di studi.

2. Il ruolo dello Stato: un investimento critico e focalizzato sul merito

Lo Stato deve finalmente smettere di distribuire risorse “a pioggia” e, pur garantendo un supporto globale al sistema educativo, iniziare a investire in modo critico e selettivo.

Innovare la didattica, allestire spazi tecnologici all’avanguardia e integrare la teoria con la pratica ha un costo elevato. È fondamentale indirizzare una parte di fondi pubblici verso le realtà educative che dimostrano impatto, visione e capacità di creare valore tangibile per il Paese, mettendo il merito al centro di ogni strategia formativa.

Proposte pratiche e strumenti concreti per le aziende

Per passare dalle intenzioni all’azione, il mondo imprenditoriale dispone di strumenti operativi e incentivi economici da cogliere con prontezza:

• sponsorizzazione di academy aziendali e lab condivisi: creazione di spazi d’apprendimento e laboratori di ricerca co-gestiti all’interno di atenei e istituti, riducendo il divario tra teoria universitaria e pratica d’impresa;

• finanziamento di borse di studio e contratti d’apprendistato di alta formazione: supporto economico diretto ai giovani meritevoli fin dagli anni di studio, garantendo al contempo un inserimento lavorativo graduale con tutele e prospettive trasparenti;

• adesione agli incentivi e crediti d’imposta per ricerca, sviluppo e formazione 4.0/5.0: utilizzo strategico delle agevolazioni fiscali statali previste per le imprese che investono in progetti d’innovazione in collaborazione con università e centri di formazione accreditati;

• progetti di mentorship e docenza integrata: ingresso diretto di manager e professionisti nelle aule scolastiche per affiancare i docenti nella trattazione di casi studio reali, trasmettendo contemporaneamente soft skill e cultura d’impresa.

Le realtà d’eccellenza nel panorama formativo italiano

Accanto alle grandi tradizioni accademiche statali e private, il panorama italiano si arricchisce di modelli formativi innovativi capaci di coniugare rigore analitico, orientamento internazionale e laboratorio pratico.

Tra le realtà più meritevoli ed emblematiche possiamo elencare:

• Apple Developer Academy (in collaborazione con l’Università di Napoli Federico II): un modello pioniere in Europa di collaborazione pubblico-privato, capace di unire l’eccellenza dell’ateneo partenopeo con la formazione laboratoriale su trasformazione digitale, app economy e imprenditorialità;

• Scuola Normale Superiore e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa: simboli storici del merito accademico italiano, dove la selezione rigorosa e la ricerca di altissimo livello preparano le classi dirigenti scientifiche e istituzionali;

• Politecnico di Milano e Politecnico di Torino: eccellenze ingegneristiche e tecnologiche con un forte ponte verso il sistema industriale nazionale e internazionale;

• Università Bocconi e LUISS Guido Carli: punti di riferimento per le scienze economico-sociali e manageriali, capaci di attrarre investimenti privati e proiettare gli studenti nei network globali;

• European School of Economics (ESE): un’istituzione privata d’eccellenza internazionale che si distingue per il suo approccio pragmatico e individuale alla formazione manageriale, ponendo l’imprenditorialità, la leadership personale e i tirocini in aziende leader mondiali al centro del percorso didattico;

• Excellentia Academy: una realtà d’eccellenza fondata sulla visione del Human Innovation Design, che pone l’individuo e le relazioni al centro dell’innovazione. Progetta percorsi su misura focalizzati sull’educazione al talento, sullo sviluppo del pensiero critico e della leadership, sulla longevità aziendale e sulla trasformazione etica delle organizzazioni.

Investire oggi per non rimpiangere domani

Riconnettere i talenti al nostro sistema economico richiede il coraggio di scommettere sul cambiamento. Se le imprese italiane desiderano restare competitive nell’era della transizione digitale ed ecologica, devono fare il primo passo entrando direttamente nei luoghi dove il talento si forma, valorizzando sia le discipline scientifiche sia il pensiero critico e umanistico.

Supportare la formazione d’eccellenza, dunque, non deve essere inteso come un atto di filantropia o una mera (seppur lodevole) scelta di marketing; si tratta dell’investimento più strategico ed essenziale per la sopravvivenza e la prosperità del nostro tessuto industriale ed istituzionale.

Autore

  • Maria Rosaria Murmura

    Mariarosaria Murmura abita comunicazione e formazione come ponti verso l'essenziale, promuovendo una consapevolezza che attinge alle radici dell'umano. Autore di narrativa e saggi, dedica la sua ricerca alle Tradizioni e alle Vie iniziatiche, temi che approfondisce in seminari e conferenze.

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