
di Bruno Chiavazzo
Sulla guerra d’invasione russa all’Ucraina si assiste da qualche giorno a “diplomatici”, si fa per dire, che sui giornali e sui social dicono che è ora di finirla. Chi ha avuto avuto e chi ha dato ha dato.
La Russia si tenga i territori occupati e gli ucraini se ne devono fare una ragione. Le migliaia di morti, i civili bombardati, i bambini rapiti e deportati, la diga di Nova Kakhovka, distrutta ieri con l’inondazione dell’area circostante e gli spari sui 22.000 sfollati? E’ la guerra, dicono, ma adesso dobbiamo fare la pace. L’Occidente non può dissanguarsi nell’invio di armi ai resistenti ucraini. Abbiamo già dato, facciamola finita.
Troppi danni ha causato la resistenza ucraina all’economie occidentali: l’inflazione, le borse che crollano, i consumi che calano e, qualcuno, ci mette anche il cambio climatico. Sembra quasi che tutta la colpa sia di Zelensky e della sua cocciutaggine a non piegarsi al volere del despota russo Vladimir Putin che ha voluto l’aggressione per scopi di pura potenza militare e politica. Dimostrare al mondo che la Russia non è una tigre di carta, ma un player universale col quale tutti devono fare i conti.
Ma, come sempre, la verità arriva da chi meno te l’aspetti, come la favola del bambino e del re nudo. Ieri Garry Kasparov, più volte campione del mondo di scacchi, un tempo orgoglio sovietico della grande madre Russia, ha parlato ad una riunione dell’Europarlamento a Strasburgo di tutta la dissidenza russa al regime di Putin. Kasparov, senza tanti giri di parole, ha dato scacco matto a tutti i “pacifisti” a senso unico: “ Se Putin avesse conquistato Kiev in tre giorni, ora l’Unione europea starebbe trattando con lui, e probabilmente avrebbe già riconosciuto il fantoccio che i russi avrebbero installato al posto di Zelensky. Bruxelles deve ringraziare Zelensky e la resistenza ucraina per aver dato loro modo di rimanere coerenti nelle proprie posizioni”. E ancora: “È tempo che l’Ue abbia un ruolo più attivo sulla politica interna russa”.
Kasparov non dimentica, insomma, che prima dell’invasione russa in Ucraina nessuno si faceva troppi problemi, da Washington alle capitali europee, a stringere le mani dell’aguzzino della giornalista Anna Politkovskaja, per esempio. E, ieri alla riunione di Strasburgo, era presente anche il premio Nobel per la pace e direttore della Novaya Gazeta, Dimtri Muratov, il cofondatore di Memorial e premio Nobel Lev Ponomarev. Presente anche il capo del colosso petrolifero Yukos, Mikhail Khodorkovsky, il quale ha detto che: “Un futuro di pace per l’Europa passa da un futuro democratico per la Russia e l’unico modo di garantirlo è liberarsi di Vladimir Putin”.
Con buona pace dei tanti promotori di pace che imperversano in Italia, in Europa e nel mondo che al fresco dell’aria condizionata e di buffet pantagruelici, continuano ad organizzare convegni e conferenze sulla fine della guerra.





