di Gianvito Caldararo
Il governo ha conseguito la fiducia sul decreto PA (Pubblica Amministrazione) , nonostante i numerosi ordini del giorno e l’azione di ostruzionismo posti in essere dalle opposizioni. Il risultato della votazione sulla fiducia posta dal Governo è stato il seguente: 203 SI , 134 NO e 3 astenuti. Con tale voto si dovrebbe chiudere ogni polemica sui due aspetti che hanno visto confrontarsi , in maniera polemica , sia la maggioranza e la minoranza e sia i magistrati della Corte dei Conti.
I magistrati della Corte dei Conti, sono giunti a riunirsi in assemblea il 5 giugno e in tale sede ribadire , con forza, la propria contrarietà sia in ordine alla cancellazione del “Controllo concomitante” e sia per la proroga dello “scudo erariale”. Il Governo, invece, ha inteso andare avanti e con il decreto PA ha inserito norme per limitare i controlli nella fase di itinere del PNRR e di prorogare “lo scudo erariale” per superare la situazione nota come il “pericolo della firma” e sul rischio di un’azione della “burocrazia difensiva”.
I magistrati della Corte dei Conti, hanno sottolineato che con tale provvedimento si consegue una pericolosa perdita della legalità, della regolarità e della correttezza amministrativa. Così come con lo scudo erariale” si impedisce di perseguire condotte commissive gravemente colpose, tenute da soggetti pubblici e privati, riducendo di fatto la tutela della finanza pubblica.
Da parte sua il Governo sottolinea che la Corte dei Conti continuerà a fare i controlli, farà la prevista relazione semestrale e che nessun bavaglio è messo alla Corte dei Conti, che continuerà a svolgere la sua attività di controllo nella fase preventiva e successiva, come stabilito dall’articolo 100 – secondo comma – della Costituzione.
Nel frattempo, il Governo è impegnato a conseguire la terza rata da 19 miliardi di euro, così come è già al lavoro per la quarta rata di 16 miliardi di euro, con la verifica dei previsti 27 obiettivi da conseguire, ma soprattutto alla modifica al PNRR e al capitolo del REPowerUE. E a proposito del capitolo del REPowerUE, la portavoce della Commissione europea, ha reso noto che l’Italia “non ha ancora presentato alcun capitolo REPowerUE a integrazione del PNRR”.
Ma ha sottolineato che “siamo impegnati in scambi costanti, come con tutti gli stati membri su questo capitolo, che per l’Italia prevede un fondo di 2,7 miliardi di euro”. Il capitolo del REPowerUE, come noto, mira a finanziare riforme e investimenti per la riduzione della dipendenza da combustibili fossili e attuare la diversificazione dell’approvvigionamento energetico a livello di UE, anche potenziando la diffusione delle energie rinnovabili, la efficienza energetica e la capacità di stoccaggio dell’energia.
L’impegno in direzione della gestione e attuazione del PNRR dovrà essere costante per poter conseguire, alle date stabilite , le restanti rate di risorse finanziarie del PNRR. In tale direzione l’attività del Governo non potrà non essere determinata e senza incertezze, ma concentrata in maniera armonica e corale, senza sbavature, pause e polemiche, così come è previsto dal calendario delle seguenti successive rate:
31 dicembre 2023 la 5^ rata di 18 miliardi di euro;
30 giugno 2024 la 6^ rata di 11 miliardi di euro;
31 dicembre 2024 la 7^ rata di 18 miliardi di euro;
30 giugno 2025 la 8^ rata di 11 miliardi di euro;
31 dicembre 2025 la 9^ rata di 13 miliardi di euro;
30 giugno 2026 la 10 ^ rata di 18,1 miliardi di euro e la fine del PNRR italiano.
Le scadenze sono tali che non consentono momenti di rilassamento, di tensioni, di omissioni e ritardi di alcun genere.
Sarà questa classe politica in grado di conseguire tali importanti obiettivi? Sarà capace di far seguire alle parole i fatti? Questo è il tempo delle sfide, non solo per la maggioranza di governo, ma anche per le minoranze, le quali dimostreranno se sono in grado di rappresentare un’alternativa all’attuale Governo di Giorgia Meloni, che studia per diventare la nuova Merkel. Vi è, invece, chi con il piglio e la determinazione evidenziate nella sua azione di governo, arriva a paragonarla alla leader inglese Margharet Thatcher.
Lei, invece, è contenta di essere Giorgia, “di essere donna, di essere madre, di essere italiana e di essere cristiana” e che dalla borgata di Roma ha conquistato l’Italia. Chissà, se la Elly Schlein, partendo dalla ricca Svizzera, potrà essere in grado di spodestare Giorgia. Nel frattempo, sul fronte del M5S Grillo agita le acque e pare che mira a lanciare nella mischia la sua Chiara Appendino, già sindaca di Torino e ora parlamentare.
Resta al terzo polo scegliere la sua donna leader e così la politica italiana sarà tutta dominata dal pianeta donna e al femminile. Viva le donne.




