
di Nino Orlandi
Ora a protestare è l’Associazione dei Magistrati della Corte dei Conti. La loro mobilitazione contro Governo e Parlamento è ormai ciò che resta a una sinistra che da decenni si era impadronita di stampa, scuola e, appunto, di qualche angolo della magistratura. Lo avessero fatto il CSM, l’ANM (Associazione Nazionale Magistrati), o MD (Magistratura Democratica), nessuno ormai l’effetto sarebbe stato poco significativo, dopo ciò che emerso dalle rivelazioni di Palamara e dai conseguenti processi (pochi) in corso.
E allora ecco arrivare i rincalzi, una specie di “Under 21” della categoria, che scende in campo per difendere i “territori occupati” da parte della prima squadra. Con una aggravante: che mentre i magistrati ordinari assumono tutti il loro ruolo tramite concorso – pazienza se qualcuno ne ha messo a volte in dubbio la regolarità – quelli della Corte dei Conti sono in parte di nomina politica.
La procedura di nomina del Presidente, per fare un esempio, prevede l’emanazione di un decreto del Presidente della Repubblica su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il parere del Consiglio di Presidenza. E si sa da che parte politica provenivano negli ultimi dieci anni e più Presidente della Repubblica e Presidente del Consiglio.
E’, inoltre, prevista la possibilità, per il Governo, di designare una quota di Consiglieri, previo parere del Consiglio di Presidenza della Corte dei conti.
Qual è l’obbiettivo della protesta, che pretende di assegnare alla Corte dei Conti un giudizio “concomitante” sugli atti del governo, cioè di esercitare in pratica una sorta di “tutela” sui rappresentanti del popolo sovrano? Quella di marcare il territorio, ribadendo la dipietresca teoria che solo la magistratura, torre unica e salvifica di ogni virtù, è depositaria del vero potere, che deriva non dal popolo, ma dall’aver vinto un concorso, o addirittura dall’essere stati nominati senza concorso da coloro su cui dovrebbe vigilare.
Si badi: nessuna protesta, per identico orientamento, è venuta dai Magistrati della Corte dei Conti quando ad adottarlo erano stati i governi Conte bis e Draghi. Ma, oltre a questa considerazione, ne hanno fatto giustizia prima Sabino Cassese, ex Presidente della Corte Costituzionale, con un intervento da giurista straordinario e lucidissimo, poi Luciano Violante, con analoghe considerazioni, infine il Parlamento con il suo voto di fiducia al Governo.
Governo che finalmente pare abbia capito che con gli avversari si discute, ma con i nemici non si tratta.
Speriamo che, dopo la “Under 21”, ora la Meloni e Nordio si decidano ad affrontare la prima squadra, cioè l’ANM.





