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UCRAINA RUSSIA, I NUOVI SCENARI

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di Sergio Restelli
 
Guerra silenziosa, guerra futura: una riflessione sull’attacco ucraino in Russia e i suoi sviluppi
Viviamo un tempo in cui la guerra si è fatta sottile, silenziosa, astuta, ed è proprio per questo infinitamente più pericolosa. Non è più il tempo delle
trincee, dei fronti statici, dei colpi di cannone. È il tempo dell’asimmetria, del colpo chirurgico, dell’intelligenza spia.
È il tempo dei droni, delle menti, del mimetismo urbano. L’attacco ucraino del 1° giugno, l’operazione “Spiderweb” non è solo un’azione militare riuscita, ma è un cambiamento di paradigma.
È la dimostrazione che il teatro di guerra moderno non è più definito dalle mappe, ma dalla tecnologia e dalla volontà politica.117 droni introdotti clandestinamente nel cuore della Russia. 41 velivoli strategici danneggiati o distrutti. Quattro basi aeree colpite simultaneamente a distanze fino a 4.500 km. E tutto questo senza un’apparente reazione immediata da parte di Mosca.
Che cosa significa, tutto questo?
L’arte della guerra è cambiata e il potere si misura in silenzio
Kiev ha dimostrato, con questa operazione, di essere in grado non solo di difendersi,ma di colpire profondamente. Non più solo in prima linea, ma nel cuore dell’apparato militare russo, fino alle strutture che ospitano i bombardieri a lungo raggio,essenziali per la supremazia aerea russa. Questo significa una cosa: la guerra è già interna alla Russia.
Non solo geograficamente, ma anche simbolicamente.
L’operazione, infatti, non ha solo un valore militare. Ha un valore psicologico.
Ha umiliato Mosca.Ha reso visibile una vulnerabilità che il Cremlino ha sempre voluto negare: quella di essere colpibile nonostante tutto ed è questo il messaggio che Kiev ha mandato a Mosca e al mondo. Un messaggio che rimbalza in ogni sala strategica, da Washington, a Londra, a Bruxelles e inevitabilmente a Pechino.
Il rischio non è solo l’escalation militare,ma l’escalation sistemica
Le parole di Keith Kellogg, inviato Usa per l’Ucraina, non sono retorica diplomatica: sono un allarme consapevole. Attaccare la triade nucleare, anche indirettamente, anche solo nei suoi presidi significa sfiorare l’impensabile. Significa ricordare alla Russia che non è solo una guerra regionale. Ma una partita strategica che tocca le leve del potere globale, della deterrenza, del controllo sul tempo e sul mondo.
Non è più solo guerra tra Ucraina e Russia, perché è una crisi della struttura globale della sicurezza. Un colpo contro le basi aeree russe è un colpo all’equilibrio nucleare percepito. Anche se non ha toccato testate né centrali, ha inciso sull’immaginario della deterrenza. E qui il rischio non è che Mosca “reagisca male”. Il rischio è che Mosca non possa permettersi di non reagire.
Nel frattempo, il Regno Unito annuncia la fornitura di 100.000 droni entro il 2026. Un pacchetto da centinaia di milioni, ed è chiaro che Londra non vuole
solo aiutare Kiev. Vuole cambiare l’equilibrio militare stesso. Vuole spingere la guerra in una nuova fase. Dove la tecnologia riduce la dipendenza dal supporto Nato diretto, ma aumenta il rischio di autonomia offensiva incontrollabile.
Il messaggio di Londra è chiaro: questa guerra non si può perdere.
Ma l’implicazione che tace è ancora più pericolosa: e nemmeno possiamo più fermarla. Perché chi ha investito tanto in una guerra del genere non può tornare indietro senza perdere molto più del denaro: perché perderebbe credibilità strategica, controllo sugli alleati, influenza globale.
Mosca tace. Ma prepararsi al silenzio non significa cedere
La Russia, adesso, sembra assorbire il colpo. Definisce “terroristici” gli attacchi, ma non scatena una reazione immediata .Le sue basi, nella profonda Siberia o nel Circolo Polare, erano impreparate. Forse per presunzione. Forse per eccesso di fiducia nella distanza. Ma questo silenzio apparente può essere l’incubazione di una risposta calibrata, devastante, studiata con freddezza.
Mosca non ha dimenticato la lezione della Seconda Guerra Mondiale: le guerre lampo possono sorprendere, ma non bastano a vincere.
Putin sa bene che ogni reazione sproporzionata sarebbe vista come isterica.
E sa anche che l’arma più potente oggi è l’invisibilità della minaccia.
Cosa potrà rispondere la Russia? Cyberattacchi globali? Sabotaggi strategici in Occidente? Movimenti sotto traccia in altri scenari come Siria, Sahel, o l’Artico?
La prossima mossa potrebbe non arrivare nei cieli. Ma nei codici, nei mercati, nelle interruzioni invisibili che destabilizzano dall’interno.
E adesso?
Non è il momento di lasciarsi accecare dal successo tattico, e’ il momento della lucidità. L’Ucraina ha dimostrato che l’intelligenza può colpire più a fondo della forza. Ma ha anche portato la guerra a un nuovo livello.
Un livello in cui tutto è possibile e nulla è prevedibile.
Da qui in avanti, ciò che ci attende non è solo una battaglia sul campo.
Ma una sfida esistenziale tra modelli di mondo.
Sovranità vs interconnessione. Potenza vs vulnerabilità. Sistema aperto vs logica di blocco.
E io lo vedo con chiarezza che il mondo non tornerà più com’era.
Questa guerra non finirà con un tavolo. Ma con un nuovo assetto del potere globale. Chi saprà stare in piedi in mezzo a questo terremoto saprà anche definirlo.

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  • Redazione

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