Home Politica estera UCRAINA, IMMINENTE OFFENSIVA O LA SOLITA PROPAGANDA?

UCRAINA, IMMINENTE OFFENSIVA O LA SOLITA PROPAGANDA?

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“Non c’è forza che possa costringere la società ucraina e la leadership al governo a parlare con i russi oggi, finché le truppe russe sono sul nostro territorio”: lo ha scritto su Telegram il capo dell’ufficio presidenziale ucraino Andry Yermak.

Dando un segnale dell’imminente controffensiva dell’Ucraina contro l’invasione del russo Vladimir Putin, Kiev ha pubblicato un video patriottico che mostra l’artiglieria avanzata e il messaggio che chiede la liberazione della “patria” ucraina dal territorio occupato dalla Russia nel sud.

Il video mostra i soldati ucraini in fila per la battaglia, insieme a carri armati e armi avanzate, inclusi i lanciarazzi HIMAR forniti dagli Stati Uniti e sembra come un pezzo di propaganda per il reclutamento per le forze ucraine.

Un utente di Twitter ha tradotto la voce fuori campo del video con sottotitoli che recitano: “L’Ucraina è la mia patria. Signore nostro padre che è nei cieli, benedicimi, benedicici”.

Viene quindi mostrato un comandante ucraino che grida alle truppe che lo ripetono: “Distruggerò i nemici del mio caro paese, gli assassini dei miei fratelli, gli stupratori delle mie sorelle”.

Il comandante aggiunge: “Possa la mia mano essere ferma.

Con i soldati che rispondono: “Per uccidere i nostri nemici”.

Comandante: “Lascia che i miei occhi siano chiari.”

Truppe: “Per uccidere i nostri nemici”.

Comandante: “Lascia che la mia arma sia in buono stato.”

Truppe: “Per uccidere i nostri nemici”.

Comandante: “Che la mia volontà sia d’acciaio”.

Truppe: “Per uccidere i nostri nemici”.

Comandante e truppe: “Ucraina, mia patria natale. Signore nostro padre celeste, benedici noi, la nostra offensiva decisiva, la nostra sacra vendetta, la nostra santa vittoria”.

La schermata finale mostra un messaggio che recita, come tradotto: “Unisciti a coloro che alzeranno lo stendardo della nostra vittoria”.

“È giunto il momento di riprenderci ciò che è nostro”, ha scritto sabato su Telegram il comandante militare in capo ucraino Valeriy Zaluzhny.

L’ammassamento delle forze ucraine lungo il territorio russo occupato è iniziato circa un mese fa contro l’invasione di Putin iniziata il 24 febbraio 2022.

Il video, secondo alcuni, sarebbe il segnale dell’avvio della controffensiva.

Si muove, nel frattempo, anche la diplomazia.

L’inviato speciale del governo cinese per gli Affari eurasiatici, Li Hui, “in nessun momento” ha detto che alla Russia andrebbe lasciato il possesso dei territori occupati dell’Ucraina.

Dopo le rivelazioni del Wall Street Journal, il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba ha detto che i diplomatici di Varsavia, Berlino, Parigi e Bruxelles non confermano che il rappresentante speciale cinese Li Hui abbia espresso la richiesta di lasciare i territori ucraini occupati alla Russia. “Ho immediatamente contattato i miei colleghi in quelle capitali che ha visitato – ha detto Dmytro Kuleba – e nessuno di loro conferma che ci siano stati annunci o negoziati anche sul riconoscimento come Russia di quei territori che la Russia occupa attualmente in Ucraina”.

L’Alleanza Atlantica molto probabilmente offrirà a Kiev la creazione di un Consiglio Nato-Ucraina come strumento per rafforzare i rapporti politici e affiancare il piano di assistenza militare pluriennale allo studio. Il Consiglio, infatti, permetterebbe a Kiev di prendere parte in modo molto più approfondito ai lavori Nato di quanto non sia possibile fare con l’attuale Commissione. Alcuni alleati, specie nel fianco orientale, stanno spingendo perché all’Ucraina venga offerto già al summit di Vilnius un chiaro cronoprogramma per l’ingresso nella Nato, ma sul punto, al momento, non c’è accordo tra i 31.
Ukrinform riferisce che l’intelligence militare ucraina sostiene che la Russia “sta preparando una provocazione su larga scala alla centrale nucleare di Zaporizhzhia con una simulazione di incidente. A tal fine, verrà effettuato un attacco direttamente sul territorio dell’impianto nucleare. Successivamente, sarà annunciata una fuga di emergenza di sostanze radioattive. L’Ucraina sarà come sempre incolpata dell’incidente”.

L’obiettivo dei russi, secondo il Gur, è far scattare “un’indagine dettagliata durante la quale tutte le ostilità saranno interrotte”, in modo da avere tempo per “riorganizzarsi”.

Kiev sta alzando l’asticella dello scontro, nel tentativo di coinvolgere sempre più i paesi Nato.

L’Ucraina ha infatti chiesto alla Germania di fornirle missili da crociera con un raggio d’azione di 500 chilometri. E’ quanto ha confermato una portavoce del ministero della Difesa di Berlino dopo le indiscrezioni della stampa tedesca.

Secondo quanto riferito previamente dal quotidiano “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, infatti, il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha discusso la fornitura di missili Taurus con il cancelliere tedesco, Olaf Scholz, lo scorso 14 maggio, durante la sua visita a Berlino. La portavoce del ministero della Difesa tedesco ha comunicato che una richiesta da parte ucraina è stata ricevuta negli ultimi giorni, ma non ha fornito ulteriori dettagli.

Non mancano le reazioni russe.

Il vicepresidente del Consiglio di sicurezza russo, Dmitrij Medvedev ha detto che se i Paesi occidentali forniranno armi nucleari all’Ucraina, la Russia dovrà lanciare un attacco nucleare preventivo. Durante la sua visita in Vietnam, Medvedev ha detto di non escludere che l’Occidente fornirà i caccia a Kiev e poi forse anche le armi nucleari. “Questo poi significherà che li colpirà un missile con una carica nucleare. Ci sono leggi irreversibili di guerra. Se si tratta di armi nucleari, sarà necessario lanciare un attacco preventivo”, ha affermato Medvedev.

Le truppe mercenarie del gruppo Wagner in ritirata da Bakhmut, per il ricambio con truppe regolari russe, saranno probabilmente impiegate in altre operazioni offensive nel Donbass.

E’ quanto ha comunicato il ministero della Difesa britannico nell’aggiornamento quotidiano delle informazioni di intelligence.

La ritirata dalla città di Bakhmut, resa nota dal fondatore del gruppo, Evgeny Prigozhin, è stata confermata anche dalle autorità ucraine.

“Al 24 maggio, le forze della sedicente repubblica popolare di Donetsk sono probabilmente entrate in città per cominciare operazioni di sgombero. Nelle ultime settimane, elementi della 31ma brigata delle forze aeree russe si sono probabilmente spostati dall’area di Svatove-Kreminna per rafforzare i fianchi a Bakhmut”, si legge nel rapporto dell’intelligence di Londra. “La rotazione delle truppe Wagner continuerà plausibilmente in fasi controllate per impedire il collasso in alcune sacche intorno a Bakhmut. Malgrado le ricorrenti tensioni di Prigozhin con il ministero della Difesa russo – prosegue il rapporto -, le truppe del gruppo Wagner saranno impiegate per ulteriori operazioni offensive nel Donbass dopo la ricostituzione delle sue forze”.

Sul fronte diplomatico la Russia torna a elogiare la posizione “equilibrata” della Cina e punta il dito contro gli “ostacoli creati da Kiev e dall’Occidente” per arrivare alla pace.

L’inviato speciale cinese per la ricerca di una soluzione al conflitto tra Russia e Ucraina, Li Hui è arrivato ieri a Mosca nell’ultima tappa del suo lungo tour diplomatico e ha incontrato per circa un’ora e mezzo il ministro degli Esteri russo, Sergei Lavrov.

Un colloquio dai toni cordiali quello tra i due diplomatici, secondo quanto trapela da Mosca, che conferma la sintonia con Pechino, a soli tre giorni dalla visita in Cina del primo ministro russo, Mikhail Mishustin. Lavrov ha elogiato la “disponibilità di Pechino a svolgere un ruolo positivo nella risoluzione del conflitto”.

La posizione della Cina, che si dice neutrale rispetto alla “crisi ucraina”, come la definisce Pechino, è stata oggetto di critiche in Occidente. Per il presidente cinese, Xi Jinping, “non c’è una panacea per risolvere la crisi” e solo martedì scorso, a Pechino, il leader cinese confermava il “fermo sostegno” della Cina alla Russia sulle questioni di “interesse fondamentale”.

La posizione della Cina è stata ribadita più volte dallo stesso Li negli incontri dei giorni scorsi. Nel corso della missione, l’inviato cinese ha ribadito l’impegno per arrivare a un cessate il fuoco con i suoi interlocutori, che in più di un’occasione hanno sottolineato l’importanza della sovranità nazionale dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Un punto, quest’ultimo, ancora controverso, con Pechino che riconoscerebbe alla Russia le regioni annesse, secondo quanto scriveva ieri l’agenzia Ria Novosti.

L’incontro tra Li e Lavrov giunge pochi giorni dopo quello con il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, e con il presidente Volodymyr Zelensky, e dopo i colloqui con Polonia, Francia e Germania.

La Cina parla di una costruzione del consenso attorno alla ricerca di una soluzione al conflitto, ma rimane su posizioni differenti da quelle dell’Occidente per non avere mai condannato l’aggressione russa.

Pechino mostra sintonia con Mosca e critica costantemente Washington. A colloquio con gli alti funzionari dell’Unione Europea, l’inviato cinese ha chiesto a Bruxelles più autonomia strategica e sforzi per la stabilità nel continente europeo, in quello che appare un velato richiamo al ruolo degli Stati Uniti, che Pechino accusa di “gettare benzina sul fuoco” del conflitto. 

“La Cina – ha detto Li Hui – rafforzerà il dialogo con tutte le parti, compresa la Russia, e compirà sforzi concreti per una soluzione politica della crisi ucraina”.

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  • Redazione

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