
Il documento finale del summit svizzero sull’Ucraina non ha la firma degli Stati aderenti al Brics. E’ questa la notizia vera di una due giorni che è servita a compilare il libro dei sogni in formato elvetico.
Il ritorno delle centrali e degli impianti nucleari ucraini, inclusa la centrale nucleare di Zaporizhzhia, “sotto il pieno controllo sovrano” dell’Ucraina; il ripristino dell’accesso sicuro ai porti marittimi nel Mar Nero e nel Mar d’Azov per favorire una navigazione commerciale libera, completa e sicura; lo scambio di prigionieri di guerra secondo la formula “tutti per tutti” e la restituzione in Ucraina di tutti i civili illegalmente deportati, compresi i bambini.
Sono questi i punti fondamentali della dichiarazione finale del vertice di pace per l’Ucraina, i cui lavori si sono conclusi ieri in Svizzera.
La dichiarazione finale, secondo quanto riferito dall’emittente svizzera “Rsi”, è stata firmata da 85 dei circa 100 Stati e organizzazioni partecipanti.
Tra i firmatari non comparirebbero Stati facenti parte dei Brics, gruppo composto da Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica, Egitto, Etiopia, Iran ed Emirati Arabi Uniti.
Il comunicato finale della Conferenza di pace in Svizzera è stato firmato da 84 fra Stati e organizzazioni.
I Paesi presenti a Buergenstock che non hanno dato il loro sostegno al documento sono: Armenia, Bahrein, Brasile, India, Indonesia, Colombia, Libia, Messico, Arabia Saudita, Sudafrica, Suriname, Thailandia ed Emirati Arabi Uniti.
Ecco alcuni punti del documento.
“In primo luogo, qualsiasi utilizzo dell’energia nucleare e degli impianti nucleari deve essere sicuro, protetto, tutelato e rispettoso dell’ambiente. Le centrali e gli impianti nucleari ucraini, inclusa la centrale nucleare di Zaporizhzhia, devono funzionare in modo sicuro e protetto sotto il pieno controllo sovrano dell’Ucraina e in linea con i principi dell’Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) e sotto la sua supervisione”, si legge nella dichiarazione.
In secondo luogo, “la sicurezza alimentare globale dipende dalla produzione e dalla fornitura ininterrotta di prodotti alimentari. A questo proposito, sono fondamentali la navigazione commerciale libera, completa e sicura, nonché l’accesso ai porti marittimi nel Mar Nero e nel Mar d’Azov. Sono inaccettabili gli attacchi contro le navi mercantili nei porti e lungo l’intera rotta, nonché contro i porti civili e le infrastrutture portuali civili. In terzo luogo – prosegue il comunicato finale – tutti i prigionieri di guerra devono essere liberati mediante scambio totale. Tutti i bambini ucraini deportati e sfollati illegalmente, e tutti gli altri civili ucraini detenuti illegalmente, devono essere rimpatriati in Ucraina”.
La dichiarazione riafferma infine l’impegno “ad astenersi dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, i principi di sovranità, indipendenza e integrità territoriale di tutti gli Stati, compresa l’Ucraina, all’interno dei loro confini riconosciuti a livello internazionale, comprese le acque territoriali, e la risoluzione delle controversie con mezzi pacifici come principi del diritto internazionale”.





