
di Alessandro Roazzi
È fin troppo disinvolta la pubblicistica nostrana. Ora Berlusconi è rivalutato nel suo profilo politico, Berlinguer, senza imbarazzo alcuno, è quasi santificato. La dannazione rimane per il solo Craxi, il socialista che non senza contraddizioni ha segnato la politica italiana in un modo che finora è rimasto ingiustamente in ombra o addirittura nel dimenticatoio.
Nel giudizio su Berlusconi ad esempio non si ricorda mai che la sua idealizzata società liberale non è mai esistita. Di Berlinguer ad esempio non si ricorda l’ostilità nei confronti dei sindacati e di Lama in particolare, documentata dai suoi comportamenti in momenti topici come la vertenza Fiat del 1980 e lo scontro sulla scala mobile.
Il primato del partito, comune nella cultura comunista, ha in Berlinguer indiscutibilmente una connotazione totalizzante, quel primato che dopo la fine del compromesso storico torna alla opposizione senza più orizzonti chiari.
Ciò non toglie che è giusto valutare i protagonisti della vicende politiche italiane soprattutto secondo il loro profilo politico e non secondo l’aberrazione dell’odio politico.
Resta l’interrogativo: perché loro si’ e il socialista Craxi no, fino a demonizzare lo stesso socialismo? Come pure come fanno alcuni di fra questi santificatori a chiamarsi socialisti in Europa e a fare gli antisocialisti in Italia, oppure a cercare l’appropriazione indebita di Matteotti?





