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TRUMP LANCIA IL PIANO GAZA E DELEGITTIMA LA CORTE PENALE DELL’AJA

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TRUMP LANCIA IL PIANO GAZA E DELEGITTIMA LA CORTE PENALE DELL’AJA

Il ministro israeliano della Difesa, Israel Katz, ha ordinato alle Forze di difesa (Idf) di preparare un piano per consentire agli abitanti di Gaza di lasciare volontariamente la Striscia, dopo il piano presentato dal presidente americano Donald Trump.

Lo ha reso noto l’ufficio dello stesso ministro Katz, a quanto riferito dal Times of Israel.

Katz ha accolto con favore “il coraggioso” piano di Trump.

“Ai residenti di Gaza dovrebbe essere concessa la libertà di uscire ed emigrare, come è prassi in tutto il mondo”, ha spiegato il ministro, e il piano di Trump “potrebbe accelerare la ricostruzione di una Gaza smilitarizzata che non rappresenti una minaccia nell’era post-Hamas, cosa che richiederà molti anni”.

Hamas, ha sottolineato Katz, “ha usato i residenti di Gaza come scudi umani e ha costruito infrastrutture del terrore nel cuore della popolazione che ora tiene in ostaggio, estorce denaro attraverso gli aiuti umanitari e impedisce alle persone di lasciare Gaza”.

Secondo le indicazioni date dal ministro, il piano dovrebbe dare ai palestinesi che lo desiderino la possibilità di emigrare in qualsiasi paese disposto ad accettarli. Tra gli altri, Katz ha citato la Spagna, l’Irlanda, la Norvegia, il Canada e tutti quei paesi che hanno lanciato “false accuse” a Israele nella guerra contro Hamas a Gaza: se si rifiutassero di accogliere palestinesi, “la loro ipocrisia sarebbe messa a nudo”.

La portavoce della Casa Bianca Leavitt ha precisato che Donald Trump non si è impegnato a dislocare truppe statunitensi sul terreno a Gaza come parte della sua proposta di acquisizione dell’enclave palestinese da parte degli Stati Uniti. Il presidente ritiene che gli Stati Uniti debbano essere coinvolti nella ricostruzione di Gaza “per garantire la stabilità nella regione”. “Ciò non significa boots on the ground a Gaza”, ha affermato la portavoce di Trump ai giornalisti.

Leavitt ha anche detto che il leader repubblicano vuole che i palestinesi siano solo “temporaneamente trasferiti” fuori da Gaza invece di essere reinsediati in modo permanente negli Stati a maggioranza araba come l’Egitto. E ha aggiunto che la ricostruzione di Gaza non sarebbe stata pagata dagli Stati Uniti.

“Il presidente – ha affermato Levitt- è stato molto chiaro che gli Stati Uniti devono essere coinvolti in questo sforzo di ricostruzione per garantire la stabilità nella regione a tutti i popoli”.

Tuttavia, “questo non significa che le truppe saranno sul campo a Gaza, non significa che i contribuenti americani finanzieranno questo sforzo”. Leavitt ha sottolineato che Trump è stato “molto chiaro” che “si aspetta che i nostri partner nella regione, in particolare l’Egitto e la Giordania, accettino temporaneamente i rifugiati palestinesi, in modo da poter ricostruire le loro case. E’ un sito di demolizione in questo momento. Non è un luogo vivibile per qualsiasi essere umano”.

Il segretario di Stato Marco Rubio ha fatto eco alla precisazione della Casa Bianca, dicendo che l’idea di Trump “non era intesa come ostile. Era intesa come una mossa molto generosa, l’offerta di ricostruire e di essere responsabile della ricostruzione”. Trump vuole sostenere “la ricostruzione di case e imprese e cose di questa natura, in modo che poi le persone possono tornare a vivere”, ha detto Rubio ai giornalisti in visita in Guatemala.

Nel frattempo Trump ha sanzionato la Corte penale internazionale perché  “ha preso di mira Usa e Israele”

Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump haveva ieri annunciato di voler firmare un ordine esecutivo per imporre sanzioni alla Corte penale internazionale per avere “preso di mira in maniera impropria” gli Usa e Israele.

Stando a una copia del documento ottenuta dall’emittente “Nbc News”, il provvedimento include sanzioni finanziarie e restrizioni all’emissione del visto per una serie di funzionari della Cpi che hanno partecipato alle indagini nei confronti di “cittadini o alleati” degli Stati Uniti.

 Lo scorso novembre, la Corte ha emesso mandati di arresto per il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, e per il suo ex ministro della Difesa, nel quadro della guerra nella Striscia di Gaza.

Nel frattempo si va precisando la proposta di Trump per Gaza.

I palestinesi, secondo Trump, “sarebbero reinsediati in comunità molto più sicure e belle, con case nuove e moderne, nella regione” e “avrebbero davvero la possibilità di essere felici, sicuri e liberi”. “Gli Stati Uniti, lavorando con grandi team di sviluppo provenienti da tutto il mondo, inizierebbero la costruzione di quello che diventerebbe uno degli sviluppi più grandi e spettacolari del suo genere sulla Terra. Gli Usa non avrebbero bisogno di soldati e nella regione regnerebbe a stabilità”.

Netanyahu, ha dichiarato che la proposta del presidente statunitense di una presa di controllo della Striscia è un’”idea notevole” che dovrebbe essere “perseguita”, “esaminata” e “realizzata”. In un’intervista all’emittente statunitense “Fox News”, Netanyahu ha detto: “Penso che creerà un futuro diverso per tutti”. Il premier ha anche commentato: “L’idea vera e propria di permettere ai gazawi che vogliono andarsene, di andarsene. Voglio dire, cosa c’è di sbagliato in questo?”. “Possono andarsene. Possono poi tornare. Possono trasferirsi e tornare, ma bisogna ricostruire Gaza (…) questa è la prima buona idea che ho sentito”, ha affermato Netanyahu, aggiungendo che Israele è ancora impegnato a distruggere le capacità militari e politiche di Hamas, in modo che non possa mai più rappresentare una minaccia per lo Stato ebraico.

 “Finora abbiamo decimato la maggior parte della potenza militare di Hamas, non tutta (…) faremo in modo che non ci sia quando questa guerra finirà, e potrebbe finire molto rapidamente”, ha affermato il premier, secondo cui il ritorno di Trump alla Casa Bianca ha avuto ripercussioni sull’intero Medio Oriente e ha risollevato gli animi degli israeliani. “Eleva lo spirito di tutti coloro che vogliono vedere un Medio Oriente diverso, un Medio Oriente prospero e pacifico. Penso che cambi l’equazione globale. Sicuramente cambia l’equazione in Medio Oriente”, ha sottolineato Netanyahu.

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