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TAJANI IN ISRAELE CONSEGNA AIUTI AI PALESTINESI E LANCIA IL PIANO ITALY FOR GAZA

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a cura di Agenzia Nova

L’Italia si posiziona in prima linea nel sostegno alla popolazione palestinese a Gaza, consegnando una nuova fornitura di aiuti e progettando di intensificare il suo impegno umanitario, estendendolo a ulteriori settori cruciali.

Il ministro degli Affari esteri, Antonio Tajani, ha partecipato ieri insieme all’omologo israeliano, Gideon Sa’ar, e al ministro dell’Università e della ricerca, Anna Maria Bernini, alla cerimonia di accoglienza del carico di aiuti donati dall’Italia al Programma alimentare mondiale (Pam), destinati alla Striscia nel quadro dell’iniziativa Food for Gaza nel porto di Ashdod, in Israele. Il carico comprende 15 camion speciali, insieme a ulteriori 15 tonnellate di aiuti umanitari donati dalla Cooperazione italiana, che si stima possano soddisfare i bisogni alloggiativi e idrici di 1.200 persone per contrastare l’impatto dell’inverno. In occasione dell’ultima riunione del Tavolo Food for Gaza del 22 gennaio scorso, è stato deciso insieme al ministro Bernini di allargare il perimetro dell’iniziativa e farne sempre più un progetto Italy for Gaza, anche alla luce delle necessità legate alla ricostruzione postbellica, con focus sui settori acqua, rimozione dei detriti, sminamento, elettricità, sanità, agricoltura, borse di studio. In particolare, è previsto un maggior numero di borse di studio per giovani palestinesi e il coinvolgimento dei Policlinici universitari italiani.

L’iniziativa Food for Gaza è stata lanciata da Tajani l’11 marzo 2024 in un incontro a Roma con il direttore generale della Fao, Qu Dongyu, la direttrice esecutiva del Programma alimentare mondiale (Pam), Cindy McCain, e il vice segretario generale della Federazione internazionale della Croce rossa (Ficross), Xavier Castellanos. Nell’incontro è stata decisa la creazione di un tavolo tecnico, presieduto dall’ambasciatore presso la Fao, Bruno Archi, che si è riunito per la prima volta il 20 marzo con le Agenzie dell’Onu e poi il 27 marzo con i rappresentanti del Sistema Italia. Da allora il tavolo ha tenuto oltre 30 riunioni a cadenza settimanale e poi quindicinale, con il coinvolgimento di circa 25 soggetti tra istituzioni centrali e locali, associazioni di categoria, organizzazioni della società civile e organizzazioni non governative. Presenti anche le Agenzie delle Nazioni Unite, l’ambasciata israeliana a Roma e il Sovrano militare ordine di Malta. Food for Gaza ha ricevuto il pieno sostegno palestinese e israeliano e negli ultimi undici mesi sono stati inviati periodicamente aiuti a Gaza. Dal 7 ottobre 2023, data dell’attacco terroristico del movimento islamista palestinese Hamas in Israele, l’Italia ha stanziato 104 milioni di euro per sostenere la risposta umanitaria alla crisi di Gaza e per lo sviluppo della Cisgiordania, nonché per trasporti umanitari nel quadro dell’iniziativa Food for Gaza.

Ad Ashdod, Tajani ha incontrato per la terza volta dall’inizio dell’anno l’omologo israeliano Sa’ar. Al centro dell’incontro vi sono state le questioni relative allo stato di attuazione del cessate il fuoco, oltre che le prospettive per favorire la ripresa del processo di pace e la ricostruzione della Striscia. In una conferenza stampa congiunta con Sa’ar, Tajani ha spiegato che l’Italia rimane a favore della soluzione dei due Stati. “Io credo che adesso dobbiamo occuparci di questa prima fase del cessate il fuoco per poi passare alla seconda fase. Ci auguriamo tutti che si arrivi alla pace, poi sarà possibile parlare del futuro”, ha affermato. “La nostra posizione è estremamente chiara. Siamo a favore della soluzione dei due Stati per due popoli. Chiaramente c’è bisogno dell’accordo di tutte le parti, inclusi i palestinesi”, ha spiegato Tajani. “Un altro problema sono i flussi migratori illegali. Per noi la priorità è il mantenimento del cessate il fuoco, il raggiungimento degli obiettivi della prima fase e passare alla seconda fase”, ha aggiunto, ribadendo che “ora è necessario concentrarsi sul presente”. “Dobbiamo poi guardare al futuro per una riconciliazione. Il nostro obiettivo è raggiungere la pace, c’è bisogno di uno Stato palestinese in futuro, ma ci deve essere prima una riunificazione della Palestina”, ha detto Tajani.

Il titolare della Farnesina ha inoltre chiarito che il movimento islamista Hamas “non è un interlocutore”. “Non è per Hamas che stiamo consegnando gli aiuti e non è con Hamas che vogliamo parlare”, ha precisato. “Ci auguriamo un mondo in cui i palestinesi possano trovare un po’ di pace senza Hamas. In Palestina stiamo lavorando, il nostro interlocutore è il Programma alimentare mondiale. Non vogliamo lavorare con altri attori che condanniamo. Abbiamo visto ad esempio come gli uffici dell’Unrwa siano stati manipolati, utilizzati da Hamas, e non è questo il futuro della Palestina. Il Programma alimentare mondiale è un’agenzia della Nazioni Unite. L’obiettivo è aiutare la popolazione civile e vogliamo farlo appunto attraverso il Programma alimentare mondiale, organizzazione certificata e appartenente alle Nazioni Unite”, ha detto Tajani, ribadendo che è necessario “portare benefici alla popolazione civile palestinese”. Il ministro degli Esteri ha poi ricordato che l’iniziativa Food for Gaza “potrebbe diventare Italy for Gaza”, in quanto oltre agli aiuti alimentari “c’è bisogno di medici e di formazione, affinché si possa costruire un futuro (a Gaza)”. “Accoglieremo in Italia malati e persone bisognose di cure. Questo è parte del nostro impegno più ampio nella regione del Medio Oriente, dove vogliamo essere più presenti in futuro”, ha affermato Tajani.

Secondo il ministro degli Esteri israeliano, Gideon Sa’ar, per il futuro della Striscia di Gaza “è arrivato il momento di pensare in maniera un po’ diversa rispetto al passato”. Durante la conferenza stampa congiunta ad Ashdod con Tajani, il Sa’ar ha sottolineato: “Non vogliamo ripetere gli errori del passato, non vogliamo applicare un piano che in passato ha già fallito”. Commentando il piano del presidente statunitense Donald Trump, secondo cui la popolazione palestinese dovrebbe essere trasferita nei paesi arabi per favorire la ricostruzione della Striscia di Gaza, il ministro israeliano ha detto che chiunque voglia lasciare l’enclave “può emigrare liberamente senza alcun tipo di impedimento”. “Tutto deve essere basato sul libero arbitrio, però dall’altra parte c’è da considerare la sicurezza di Israele”, ha affermato Sa’ar. “I dettagli del piano (di Trump) sono ancora da definire, per esempio quali sarebbero i paesi da coinvolgere”, ha aggiunto.

In merito invece al cessate il fuoco a Gaza, Sa’ar ha spiegato che “occorre capire se ci saranno negoziati efficaci per una soluzione a lungo termine”, sottolineando che “l’orizzonte di Israele va oltre quello stabilito” per la tregua. “Ci stiamo impegnando a rispettare l’accordo, che è composto da diverse fasi. La guerra in sè stessa sicuramente non è una ideologia, riuscire a raggiungere gli obiettivi con mezzi diplomatici e politici è un risultato che auspichiamo. Se però diventa necessario un intervento militare per raggiungere gli obiettivi, anche questa è un’opzione che non escludiamo”, ha affermato. “La presenza di Hamas rende difficile anche la vita dei palestinesi a Gaza ed è una cosa che non possiamo accettare. Hamas va a minacciare la sicurezza della regione e dei nostri cittadini. Dobbiamo cambiare la situazione alla radice”, ha detto Sa’ar.

Durante la visita in Israele, Tajani ha incontrato anche i militari e gli esperti italiani dispiegati in Palestina nelle Missioni Eubam Rafah, Miadit Palestina ed Eupol Copps. In seguito all’accordo del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, entrato in vigore il 19 gennaio scorso, il 31 gennaio è stata dispiegata nuovamente al valico di Rafah la Missione civile europea European Union Border Assistance Mission (Eubam), d’accordo con le controparti israeliane, palestinesi ed egiziane. Eubam Rafah è stata istituita per assicurare una presenza come parte terza al valico di Rafah, fornendo assistenza e monitorando la situazione al confine fra Gaza e l’Egitto, contribuendo così all’apertura del valico stesso. Dopo la presa di potere di Hamas nella Striscia di Gaza nel 2007, l’operatività della Missione è stata sospesa. La missione poteva già contare su 10 esperti, fra cui 2 italiani. Con il nuovo mandato, sono stati schierati 20 ulteriori gendarmi sotto l’egida della Forza di gendarmeria europea (Eurogendfor). L’Italia è presente con 7 carabinieri, insieme a 10 agenti spagnoli della Guardia Civil e tre gendarmi francesi. I 20 gendarmi, riunitisi e preparatisi a Vicenza il 27 gennaio, sono stati trasportati in teatro di operazioni il 29 gennaio, tramite un volo dell’Aeronautica militare italiana.

La missione è incaricata di assistere il personale dell’Autorità nazionale palestinese, che gestisce in prima battuta il valico di Rafah. Sulla base delle intese raggiunte il valico sarà riaperto per una durata di 42 giorni (a far data dall’entrata in vigore del cessate il fuoco), ogni giorno, dalle 9 alle 17, per il trasporto in Egitto di feriti e malati (fino a un massimo di 300 persone al giorno), identificati sulla base di liste concordate dalle parti. Il personale palestinese è presente con propria divisa ma senza esporre la bandiera. L’Autorità nazionale palestinese (Anp) è così tornata ad esercitare la propria sovranità su una porzione del territorio della Striscia. Da parte israeliana la supervisione di Eubam sul personale dell’Anp al valico è considerata condizione necessaria per la sua riapertura. La riapertura del valico è avvenuta con regolarità sabato primo febbraio. Nel corso dei primi tre giorni hanno attraversato il valico 295 persone (fra feriti e accompagnatori), fra cui numerosi bambini. L’Italia è presente con sei militari anche nell’altra missione attiva nel teatro European Union Mission for the Support of Palestinian Police and Rule of Law (Eupol Copps) che sostiene la riforma della polizia palestinese. Entrambe le missioni sono considerate un pilastro per il “giorno dopo”.

La missione Miadit Palestina è stata istituita su richiesta dell’Autorità nazionale palestinese nel 2012 con il compito di addestramento delle Forze di sicurezza palestinesi. La prima attività di formazione è stata svolta nel giugno 2014. A seguito degli eventi del 7 ottobre 2023, la missione aveva sospeso le proprie attività, che sono riprese lo scorso novembre, con il rientro a Gerico di dieci militari dell’Arma dei Carabinieri. Il 4 novembre scorso è stato organizzato il primo corso Enhance Police Training, a beneficio di 50 unità della Polizia civile palestinese. Il corso, della durata di sette settimane, si svolge interamente presso strutture addestrative del Palestinian College for Police Sciences di Gerico. Sono adesso previsti dieci cicli addestrativi che porteranno alla formazione specialistica complessiva di 500 poliziotti palestinesi.

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