
Cominciamo con l’orrore. Una strategia di civili alla domenica delle Palme è orrore, senza se e senza ma.
Passiamo all’errore. Donald Trump, richiesto di un commento, ha risposto: “Mi hanno detto che è un errore”. Ovviamente si riferiva ai russi o a chi aveva consultato i russi.
La propaganda si ferma all’orrore e non indaga l’errore.
Proviamo, allora, ad analizzare l’errore per vedere cosa ci riserva questo orrore.
Partiamo dalla propaganda: Putin è un delinquente.
Aggiungo: anche deficiente e demente se con un colpo di genio bombarda una chiesa la domenica delle Palme. Solo un demente può offrire alla propaganda avversa una dose così massiccia di argomenti di condanna.
Putin è demente, deficiente? Parrebbe di no.
Andiamo, pertanto, oltre la propaganda.
Mirko Campochiari, analista di tutto rispetto, impossibile da accusare di essere filo putiniano, ha riscontrato, incontrovertibilmente, che accanto alla chiesa c’è un edificio che ospitava una riunione di soldati: un target militare.



Nelle fotografie: in alto a sinistra l’edificio che ospitava la riunione dei militari ucraini; a destra la vista dall’altro della piazza con in basso a sinistra l’edificio che ospitava i militari ucraini e, in basso un’automobile in uso alle forze armate ucraina davanti all’edificio che ospitava i militari ucraini. Fotografie tratte dalla live di Parabellum.
https://www.youtube.com/watch?v=CmXYe38oHDM
Da qui la teoria dell’errore: missili che dovevano colpire militari hanno colpito civili.
Regge la giustificazione? No.
Qualsiasi ufficiale con la testa avrebbe dovuto sapere che l’errore era possibile. Aveva senso rischiare un orrore mediaticamente devastante per colpire una riunione di militari (probabilmente una consegna di medaglie)?
La risposta è no. A meno ché…….
A meno ché. Ecco il punto. A meno ché qualcuno all’interno dell’establishment russo non abbia giocato all’errore trasformabile in orrore per bloccare volutamente ilo dialogo in atto tra Putin e Trump.
Un’ipotesi, questa, che trova qualche sostegno nelle dichiarazioni stupefacenti del negoziatore Usa per l’Ucraina Keit Kellog, messo in un angolo da Steve Witkoff.
L’Ucraina, aveva detto alcuni giorni fa Kellogg, potrebbe essere divisa in zone controllate, a ovest del fiume Dnipro, da forze franco britanniche, russe, a est, e fra le due un’area demilitarizzata cuscinetto.
Kellog, dopo un lungo periodo di silenzio, periodo durante il quale in cui la sua figura era stata messa in ombra dal negoziatore Steve Witkoff che, per la terza volta, ha incontrato Vladimir Putin, ha buttato all’aria alcuni palloncini capaci da soli di alimentare il no alle trattative.
“Si potrebbe arrivare a una soluzione che somigli a quella per Berlino dopo la seconda guerra mondiale, con una zona russa, una zona francese e una britannica”, ha affermato Kellogg, in un’intervista al Times in cui, chissà se a volerlo o no, evoca un’Ucraina sconfitta sul modello della Germania nazista che a Vladimir Putin farebbe tanto comodo per portare a compimento la narrazione che ha voluto fare della sua operazione militare speciale.
Potrebbero essere quindi istituite zone di controllo, con le forze militari di Francia e Gran Bretagna, “sostenute da altri Paesi di una coalizione di volonterosi”, coinvolte in una “forza di rassicurazione” a ovest del fiume Dnipro, e quelle russe a est. “Guardi a una cartina e crei, per mancanza di un termine migliore, una zona di demilitarizzazione. Dai a ognuna delle parti 15 chilometri, una trentina di chilometri in tutto”, ha spiegato Kellogg. In tal modo le forze occidentali “non costituirebbero una provocazione per Mosca”.
Apriti cielo. La propaganda è subito partita con la marcia funebre dei colloqui tra Putin e Trump, accusando gli Usa di voler svendere l’Ucraina assecondando le mire del Cremlino.
Chi è Kellogg?
Keith Kellogg è un ex generale dell’esercito statunitense, diplomatico e attualmente inviato speciale del presidente degli Stati Uniti per l’Ucraina e la Russia, nominato dal presidente Donald Trump a novembre 2024. È stato consigliere per la sicurezza nazionale del vicepresidente Mike Pence durante il primo mandato di Trump e ha ricoperto ruoli chiave nel Consiglio di Sicurezza Nazionale, la qual cosa lo colloca in un’area repubblicana che non è esattamente quella di Trump.
Chi è Steve Witkoff?
Steve Witkoff è un miliardario statunitense, noto per essere un investitore immobiliare, fondatore e presidente del Witkoff Group, e per il suo ruolo come inviato speciale degli Stati Uniti per il Medio Oriente sotto la presidenza di Donald Trump.
Ha iniziato la sua carriera come avvocato immobiliare e negli anni ’80 si dedica agli investimenti, acquistando e sviluppando proprietà di prestigio. Forbes stima il suo patrimonio netto a 2 miliardi di dollari nel 2025, collocandolo tra i 1.763 più ricchi al mondo.
Witkoff, di origine ebrea, è amico di lunga data di Trump.
Chi è Kirill Dmitriev?
Kirill Dmitriev è un economista e manager russo, nato il 12 aprile 1975 a Kiev, allora parte dell’Unione Sovietica ed è il CEO del Russian Direct Investment Fund (RDIF), un fondo sovrano creato dal governo russo per investire nell’economia nazionale, con un capitale di almeno 10 miliardi di dollari. È considerato un negoziatore chiave e un consigliere vicino al presidente russo Vladimir Putin, spesso descritto come il suo “inviato economico” o “banchiere di fiducia”.
Sotto la sua guida, il Russian Direct Investment Fund (RDIF) ha investito in oltre 90 progetti per più di 2,1 trilioni di rubli, collaborando con partner internazionali come BlackRock, Goldman Sachs, e fondi sovrani di Arabia Saudita, Cina e Qatar.
Perché tutta questa attenzione ai profili personali? Per il semplice motivo che le trattative vere tra Putin e Trump sono fatte da uomini che hanno una formazione economico finanziaria e relazioni internazionali significative, mentre diplomatici e militari sono tenuti a lato o, addirittura, esclusi.
Non è, pertanto, impossibile che sia negli Usa, anche in ambienti vicini a Trump, sia in Russia, anche in ambienti di vertice, ci siano logiche di rivalsa e di invidia che sono sfruttate da quelle parti, sia in Usa sia in Russia, che non ne vogliono sapere di chiudere la vicenda bellica dell’Ucraina.
L’errore dei missili, come le boutade di Kellogg, a questo punto, non sarebbero da ascrivere a incapacità, ma a volontà di mettere i bastoni tra le ruote a chi lavora per la pace.
Tutto questo elimina l’orrore? No. La strage di Sumy rimane orribile, ma sarebbe solo gratuita se non si capisse cosa c’è dietro le quinte.





