
La tragedia che sta sconvolgendo l’Emilia Romagna e le Marche è sicuramente dovuta a eventi atmosferici eccezionali, ma è anche e, soprattutto, il portato di anni di incuria e di malgoverno del territorio.
Sono almeno cinquant’anni che in Italia non si costruiscono invasi, i quali sono le riserve d’acqua quando c’è siccità e sono dei freni all’esorbitante quantità di acqua quando ci sono piogge sovrabbondanti.
Sono anni che non si sfangano gli invasi che ci sono e che non si attivano e manutengono adeguatamente le dighe.
Sono anni che gli alvei dei fiumi non sono ripuliti, motivo per il quale quando ci sono eventi atmosferici eccezionali le acque trascinano di tutto, costituendo dighe che favoriscono l’esondazione.
Sono anni che non si possono toccare i boschi in ossequio ad una logica ambientalista da salotto, elaborata nelle zone ideologiche del verdismo che impedisce qualsiasi intervento perché la “natura deve fare il suo corso”.
E infatti la natura, quella vera, non quella dell’ideologia demenziale, fa il suo corso e si vede.
Sono anni che i comuni consentono, con i loro piani regolatori, di costruire in zone dove si dovrebbe capire che, in situazioni come l’attuale, l’acqua può colpire e deve defluire.
Si sono fatte costruzioni negli alvei dei fiumi e si è costruito in zone dove dovrebbero esserci solo campi.
Qui non c’è il clima, la CO2, ma la Co2 (connivenza al quadrato) di amministratori pubblici con interessi privati.
Non si può far finta di niente e non si può nemmeno fingere di non vedere come il disastro sia avvenuto in regioni da sempre amministrate dalla sinistra, che spiega al mondo come si governa bene, mentre governa male. Non è la sola a governare male, ma c’è anche lei che deve smettere di sproloquiare dando lezioni quando dimostra tutta la sua incapacità.
Lo Stato ha le sue colpe, ma le Regioni e i Comuni hanno le loro.
Un’intera classe politica deve fare il mea culpa, ma non sarà così, perché la colpa è sempre quella degli altri.
C’è poi il cancro sistemico dell’Italia, ossia la burocrazia. I soldi stanziati per la sicurezza del territorio sono sulla carta, ma non arrivano a tradursi in opere, perché la burocrazia ha tempi biblici.
E allora si deve finalmente prendere atto che in questo Paese o si distrugge alle fondamenta un sistema burocratico che è figlio del connubio tra borboni e piemontesi e si arriva a mettere in campo uno Stato moderno ed efficiente o si annegherà ancora e per molto tempo.
Ora il ministro Musumeci afferma che “serve un approccio nuovo dal punto di vista del sistema idraulico su tutto il territorio nazionale. Quello che è accaduto in Emilia Romagna era già accaduto ad Ischia e potrà accadere in tutte le altre zone del Paese. Se abbiamo immaginato una rete di distribuzione di acque piovane in un centro abitato capace di assorbire 1.000 mm in 12 mesi dobbiamo adesso pensare ad un sistema di raccolta d’acqua che dovrà assorbire 500 mm in 48 ore. Ci vuole un approccio ingegneristico diverso, nulla sarà più come prima, il processo di tropicalizzazione ha raggiunto anche l’Italia”.
“C’è in tutta Italia – ha aggiunto Musumeci – una carenza di manutenzione delle aste fluviali e per affrontare il tema siccità bisogna immaginare anche nuovi invasi, in Italia non si fanno dighe da circa 40 anni”.
La diagnosi è la solita, ma sono decenni che si predica e non si fa nulla.
Aspettiamo i fatti, non domani o dopodomani, ma ora.
Se ci sono intoppi burocratici si agisca con decreti e commissariamenti.





