
Al policlinico di Bergamo nasce l’ambulatorio senza prenotazione: 149 euro per essere visitati subito.
La notizia viene venduta come se fosse una “buona notizia”, mentre è l’ennesima prova della fine del welfare sanitario in Italia, con la sanità appaltata ai privati e con una situazione dove chi non ha soldi è destinato a stare ammalato o a morire.
La notizia riguarda il Policlinico San Marco di Zingonia (Bergamo), il quale ha aperto un “ambulatorio ad accesso diretto”, in cui pagando 149 euro si viene visitati subito da uno specialista.
Si tratta di un’opportunità per chi, potendoselo permettere (ecco il punto), vuole evitare fra le altre cose ore di attesa in pronto soccorso.
Per qualcuno è un modo per alleggerire il carico di lavoro agli ospedali, ma per altri è un sistema che contribuisce ad aumentare la disparità tra chi ha possibilità economiche e chi no.
La notizia apre uno squarcio su un fenomeno deplorevole e ormai insopportabile: l’intramoenia.
Cosa è l’intramoenia?
Come si legge sul sito del Ministero della Salute: “La libera professione intramuraria chiamata anche “intramoenia” si riferisce alle prestazioni erogate al di fuori del normale orario di lavoro dai medici di un ospedale, i quali utilizzano le strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’ospedale stesso a fronte del pagamento da parte del paziente di una tariffa. Il medico è tenuto al rilascio di regolare fattura e la spesa, come tutte le spese sanitarie, è detraibile dalle imposte. Le prestazioni sono generalmente le medesime che il medico deve erogare, sulla base del suo contratto di lavoro con il Servizio Sanitario Nazionale, attraverso la normale operatività come medico ospedaliero. Le prestazioni erogate in regime di intramoenia garantiscono al cittadino la possibilità di scegliere il medico a cui rivolgersi per una prestazione”. La libera attività intramuraria è normata dalla legge Legge 8 novembre 2012, n. 189 “Conversione in legge, con modificazioni, del decreto legge 13 settembre 2012, n. 158, recante disposizioni urgenti per promuovere lo sviluppo del Paese mediante un più alto livello di tutela della salute”.
Ora, se non vogliamo prenderci per i fondelli, dobbiamo registrare che se vai da uno specialista che opera utilizzando l’intramoenia, ti senti regolarmente dire che se vai da lui in visita privata (costo medio 200 euro) quello che dovrai fare in ospedale lo farai entro una settimana, due settimane. Se invece preferisci seguire l’iter del Servizio Sanitario nazionale la lista d’attesa ti sposta a qualche mese o anche a un anno. Non sei ricco, sei un paria.
Non vuoi morire? Non vuoi soffrire? Paga.
La prassi, ormai consolidata è indecente.
Aggiungiamo che è sorprendente andare in farmacia con una ricetta del Servizio sanitario e sentirsi dire che se acquisti il farmaco senza usare il ticket lo paghi meno dello stesso ticket.
Dove siamo? Allo Stato che fa la cresta sui farmaci che lui stesso prescrive?
C’è una disastro nella sanità che non conosce limiti e che è il frutto di un progressivo degrado morale e deontologico, di una porta girevole tra ciò che è pubblico e ciò che è privato, di tagli continui alla parte più delicata del welfare.
Se poi ci approssimiamo alla tragedia delle residenze sanitarie per anziani, ci rendiamo conto che la sanità in Italia è un buco nero senza fondo.
Forse è ora che il centro destra, anziché avere le lingue di legno, si dia da fare a mettere in piazza la verità, si dedichi alla trasparenza e rimetta in moto il welfare sanitario disastrato da anni di svendita del Bel Paese.
Quello della salute è uno dei tavoli fondamentali sui quali si deciderà se il voto dato al centro destra dagli italiani ha avuto un senso, dopo anni di malgoverno degli ulivisti di ogni genere e specie.
Nel frattempo se sei ricco salvi la pelle e se sei povero o, comunque non sei ricco, hai la certezza che della tua pelle non interessa niente a nessuno.
Buon Ferragosto.





