
La Cassazione Penale, con la sentenza n. 38914 del 25 settembre 2023, ha confermato la condanna per “cooperazione colposa nel delitto di omicidio colposo” a un Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza.
Si tratta del primo caso di condanna di un RLS che può dar luogo a precedenti pericolosi, ma che, al contempo, mette in evidenza il ruolo dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza quali garanti della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori.
Questa notizia della condanna di un RLS per omicidio colposo impone una riflessione che sul piano simbolico va ben oltre il fatto discusso in tribunale e deve essere affrontata con un serio esame di realtà sulla distinzione dichiarata da sindacato e aziende nei convegni o congressi e la realtà fattuale dei ruoli sui posti di lavoro .
Il punto che conta ed è centrale riguarda il lavoro, le condizioni ambientali e molto meno le dichiarazioni troppe volte astratte se non propagandistiche da parte di molti : sindacati e associazioni imprenditoriali.
Nel passato in una realtà fortemente caratterizza da una storica missione industriale come Brescia ,si è affrontato il tema degli infortuni sul lavoro partendo dal tema della contrattazione aziendale con un approccio partecipativo dei lavoratori, conoscitori profondi del processo produttivo i quali lo frequentano ogni giorno per cui ne conoscono tutti quegli aspetti complessi meglio degli schemi teorici organizzativi .
In alcuni casi le piattaforme contrattuali dove si era in presenza di aree di influenza riformista si presentavano focalizzate su una cultura premiale, espressione di una volontà partecipativa anche se molte volte in termini sperimentali .
Prassi e procedure premiali in alcune importanti aziende – gruppo Lucchini- partivano dal presupposto di una disponibilità della messa a mille degli impianti produttivi con una postura di assecondare punte di mercato purché dessero un significativo ritorno salariale premiale ai lavoratori.
Una scelta che ha visto stipulare accordi aziendali con una bussola centrata sul tema del miglioramento del processo produttivo, dove i lavoratori individualmente o in gruppo -attraverso un preciso protocollo – era previsto indicare idee che portassero al miglioramento del processo produttivo oltre che formulare proposte che fornissero idee per migliorare ambiente e sicurezza sul lavoro.
Serve anche ricordare, per onestà intellettuale, che non tutto il sindacato era concorde con questa impostazione .
Le grandi discussioni e votazioni che ne seguirono però non fermarono la sperimentazione contrattuale aziendale.
Il percorso intrapreso era tutto vagliato attentamente da una struttura paritaria azienda e Rsu presieduta da un soggetto terzo scelto di comune fiducia .
Un principio tipico della cultura dell’arbitrato.
Nel caso di queste aziende fu scelto per esperienza consolidata sul campo il prof, Luciano Consolati, che in alcune realtà aziendali conduce ancora questo ruolo.
Nei primi due anni furono più di 1100 le idee formulate dai lavoratori, attuate in azienda oltre 700 ispirate dalla esperienza degli stessi.
La questione centrale degli scarti si ridusse di oltre il 60 % e premi individuali tramutarono oltre che in soldi liquidi in un atteggiamento sociologicamente più partecipativo ,significativo pure i dati statistici in diminuzione degli infortuni .
Un’esperienza questa che è ancora in corso da più di 26 anni.
L’Università di Brescia nella Facoltà di Ingegneria ne fece un iniziativa anche pubblica, incentivando anche dottorati di ricerca, così come fece Aifos, l’associazione che si interessa di formazione sulla sicurezza sul lavoro, che colse l’occasione per sviluppare iniziative non solo in provincia di Brescia.
Una seconda esperienza che si appoggiava su base contrattuale aziendale fu sviluppata in un’importante azienda di Brescia di trattamenti termici – la Ttb – che opera anche su un mercato internazionale .
Qui il tema, oltre alla premialità sulle idee, fu affrontato sullo sviluppo attraverso la contrattazione aziendale sull’opportunità di coinvolgere l’università di Brescia e Aifos nel procedere con uno studio col l’obiettivo di affrontare la prevenzione degli infortuni con l’introduzione di tecnologie visive in grado di tenere sotto controllo preventivo e documentale gli snodi organizzativi più sensibili .
L’approccio fattuale fu portato a termine in modo partecipativo da tutti i soggetti attivi in due anni di lavoro.
Uno schema che il Ministero del Lavoro ritenne di catalogare come una “buona prassi.”
Tutta la pubblicistica e la descrizione temporale dei lavori delle due esperienze diverse di contrattazione aziendale furono pubblicati in due volumi dalla Fondazione Anna Kuliscioff di Milano, che vennero utilizzati per la formazione da studi di professionisti privati e da Aifos, ma mai dal sindacato.
Creò molta perplessità osservare nel tempo che nessuno nel sindacato fece mai formale richiesta di questi volumi per corsi di formazione sulla sicurezza .
Soffermandoci sulla pubblicistica dei contenuti degli infortuni sul lavoro si può osservare che il sindacato unitario trasmette sulla stampa un approccio quasi esclusivamente di marcata denuncia che si ripete quasi ad ogni incidente di assoluta gravità .
E questo vale su tutto il territorio nazionale e per tutte le categorie .
La sentenza a prima vista pare si incunei tra questi limiti culturali.
Solo un sindacato nazionale nel recente passato ha marcato una iniziativa sul tema della sicurezza sui posti di lavoro e lo ha fatto assumendo però nella sua campagna di sensibilizzazione il ballerino Di Martino, noto per essere il compagno di vita di Belen, e l’attrice Ambra Angiolini .
Un’operazione pubblicitaria di marketing si presume per rafforzarne il Brand di riferimento sulle bandiere nelle piazze.
Il punto centrale che su questa questione della salute sui posti di lavoro non serve la chiave dello spettacolo, ma un’iniziativa seria e umile di coinvolgimento formativo sui posti di lavoro e della diffusione di esperienze dove i lavoratori sono stati attori in prima persona.
La questione che si evince dalla condanna attuale della RSL da parte di un giudice è che forse oggi è più che mai opportuno cogliere l’occasione per una seria riflessione su come le organizzazioni sindacali, a differenza che nel passato, si stiano esclusivamente accentrando oltre misura distanziandosi sempre di più da forme dove i lavoratori hanno un ruolo di sempre meno partecipazione dai loro posti di lavoro .
E forse è l’ eccessiva burocratizzazione che deve essere messa in profonda discussione.





