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REPUBBLICA, NEL 1992 DAL PATTO COSTITUZIONALE ALLA SERVITÙ INTERNAZIONALE

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Oggi è la festa della Repubblica. Di quale Repubblica? Quella nata grazie agli Usa e ad un patto costituzionale tra De Gasperi, Togliatti e gli altri protagonisti della politica sorta alla fine del regime fascista o quella caotica, sempre prona agli interessi altrui, ridotta a brandelli da avvenimenti che hanno imposto il silenzio alla politica?

La Repubblica Italiana nasce il 2 giugno 1946, quando gli italiani scelgono la forma repubblicana. Gli inglesi, che avevano eterodiretto la parentesi fascista, tramite il loro agente Benito Mussolini, volevano la prosecuzione della monarchia sabauda e perdono la partita. A vincere sono gli Stati Uniti: repubblica e democrazia. Da allora il sotterraneo confronto tra Inghilterra e Stati Uniti condiziona lo svolgimento della vita democratica italiana.

Il 1° gennaio 1948 entra in vigore la Costituzione, il cui testo richiama quello della Costituzione del Carnaro di Alceste de Ambris.

Dal 1947 al 1953 l’Italia è governata da Alcide De Gasperi, con la continua e a tratti feroce opposizione degli inglesi, con l’appoggio Usa e con un patto tra il leader democristiano e il leader comunista Palmiro Togliatti.

Patto che rispettò e fece rispettare, sia pure da versanti diversi, la forma repubblicana e democratica della Repubblica italiana contro ogni tentativo eversivo, in gran parte attuato dalla parte dei comunisti che intendevano portare nel Paese la rivoluzione socialista.

Indubbiamente Alcide De Gasperi fu un grande statista, capace di contrastare le mire inglesi che avevano come alleati i gesuiti e Pio XII. Alleato di De Gasperi fu il bresciano Giovanni Battista Montini, in seguito Paolo VI.

De Gasperi voleva l’Italia alleata, ma non subordinata. Nel 1949 l’Italia, con l’opposizione degli inglesi, entrò nella Nato, grazie agli Usa.

Un altro grande statista, anche se non ha ricoperto direttamente ruoli istituzionali, è stato Enrico Mattei (1906-1962), figura centrale nella storia italiana del dopoguerra, noto per il suo ruolo di partigiano, imprenditore e fondatore dell’ENI (Ente Nazionale Idrocarburi).

Nel 1945, Mattei fu nominato commissario liquidatore dell’AGIP (Azienda Generale Italiana Petroli), un ente statale creato dal regime fascista, con l’incarico di chiuderlo. Tuttavia, sospettando che le compagnie petrolifere straniere volessero appropriarsi delle risorse italiane, decise di rilanciarlo. Scoprì giacimenti di metano a Caviaga (Lodi) e di petrolio a Cortemaggiore (Piacenza), promuovendo l’idea di un’Italia energeticamente indipendente. Nel 1953 fondò l’ENI, trasformando l’AGIP in una multinazionale del petrolio, simbolo del “miracolo economico” italiano. Sotto la sua guida, l’ENI costruì gasdotti, raffinerie e introdusse innovazioni come le moderne stazioni di servizio e il logo del cane a sei zampe. Mattei sfidò le “Sette Sorelle” (le grandi compagnie petrolifere anglo-americane), negoziando accordi vantaggiosi con paesi produttori come Egitto, Iran e Unione Sovietica, offrendo loro il 75% dei profitti, una novità per l’epoca.

La visione di Enrico Mattei fu quella di un’Italia autonoma dal punto di vista energetico e politico, moderna, capace di dialogare alla pari con le potenze mondiali. Una visione che gli costò la vita.

Il 27 ottobre 1962, infatti, l’aereo di Mattei precipitò a Bascapè (Pavia) mentre tornava da Catania a Milano. Con lui morirono il pilota Irnerio Bertuzzi e il giornalista americano William McHale. Le indagini iniziali parlarono di incidente, ma negli anni ’90 il magistrato Vincenzo Calia dimostrò che si trattò di un attentato: una bomba di circa 100 grammi di Compound B fu collocata dietro il cruscotto.

Dietro le quinte gli interessi dei potenti del petrolio, ai quali Mattei dava fastidio, ma anche, e soprattutto, le mani di potenze estere che non volevano per niente l’indipendenza dell’Italia.

Il terzo personaggio politico che la Repubblica italiana può annoverare tra gli statisti è Bettino Craxi.

Leader del Partito Socialista Italiano (PSI) Craxi ha segnato profondamente la politica italiana tra gli anni ’70 e ’90. Craxi diventa segretario del Partito Socialista Italiano nel 1976 in un momento di crisi per il partito, schiacciato tra la Democrazia Cristiana (DC) e il Partito Comunista Italiano (PCI). Con una linea riformista e modernizzatrice, Craxi ha rilanciato il PSI, rompendo con la subalternità al PCI e promuovendo un socialismo moderno, laico e pragmatico. Sotto la sua guida, il PSI adotta il garofano come simbolo, distanziandosi dall’iconografia comunista, e si riposiziona come forza autonoma di centrosinistra.

Presidente del Consiglio dal 1983 al 1987, Craxi è stato il primo socialista a ricoprire la carica di Presidente del Consiglio in Italia, introducendo uno stile di governo più deciso e rompendo con la tradizionale instabilità dei governi DC. Craxi è figura chiave nella coalizione di governo del Pentapartito (DC, PSI, PSDI, PRI, PLI), che domina la politica italiana negli anni ’80. Il PSI, pur non avendo grandi numeri, diventa determinante per la stabilità di governo

Tra i risultati più significativi va annoverato il Concordato con la Santa Sede (1984), che rivede i Patti Lateranensi, e politiche economiche che favoriscono la crescita (anche se con aumento del debito pubblico).

Craxi, eccoci di nuovo arrivati al solito punto cruciale della Repubblica italiana, si distingue per una linea autonoma, come nel caso di Sigonella (1985), quando si oppone agli Stati Uniti per difendere la sovranità italiana durante la crisi legata al dirottamento dell’Achille Lauro.

Alcide De Gasperi è morto da solo, ma nell’amarezza di attacchi continui, costruiti ad arte dai servizi inglesi, come lo scandalo Piccioni. Enrico Mattei è stato ucciso con una bomba sul suo aereo per aver toccato gli interessi petroliferi, in particolare inglesi e francesi. Craxi è stato mandato a morire in esilio, indagato nel 1992, per corruzione e concussione, da Mani Pulite, un pool di magistrati che avevano come referente il mondo anglosassone, nel frattempo divenuto, sia in Inghilterra, sia negli Usa, neocon e globalista.

Negli Stati Uniti d’America presidente dal 1981 al 1989 è Ronald Reagan. Gli succede George H.W. Bush (1989-1993), uno dei teorici del Nuovo Ordine Mondiale. Poi di seguito: Bill Clinton (1993-2001), Geoorge W. Bush (2001-2009), Barack Obama (2009-2017), Donald Trump (2017-2021) e Joe Biden (2021-2025).

Tutti questi presidenti, ad eccezione di Donald Trump, sono neocon, globalisti, assertori di un nuovo ordine mondiale e, dopo la fine dell’Unione sovietica, teorizzatori di un mondo dove l’unica potenza esistente è quella Usa e dove la storia è finita, assegnando all’anglosfera il compito di portare nel mondo il modello di vita anglosassone.

La Repubblica italiana, in questo contesto, deve diventare una pedina asservita a disegni altrui e il 1992 è l’anno della svolta storica che vede il passaggio dalla Repubblica, quella che in teoria dovremmo festeggiare oggi, ad una Repubblica che non è né seconda né terza, ma semplicemente un aspetto solo formale della Repubblica nata nel 1946, ma svuotata di contenuto.

Il 1992 è l’anno che stabilisce il crinale tra il prima e il dopo; tra la Repubblica del 1946 e la Repubblica dell’asservimento ai disegni globalisti dei neocon.

 Il 1992 è l’anno di Mani Pulite. L’inchiesta giudiziaria, nota come Tangentopoli, travolge il sistema politico italiano.

Il 1992 è l’anno delle stragi di mafia. Il 23 maggio, il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e tre agenti della scorta vengono uccisi nella strage di Capaci. Il 19 luglio, il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta vengono assassinati nella strage di via D’Amelio a Palermo.

Nel 1992, il 25 maggio, Oscar Luigi Scalfaro viene eletto Presidente della Repubblica, mentre il sistema politico italiano si sgretola.

Nel 1992, il 16 settembre 1992, noto come il “Mercoledì nero”, la lira italiana è costretta a uscire dal Sistema Monetario Europeo (SME) a causa di una forte speculazione finanziaria, orchestrata da George Soros, uno dei maggiori esponenti del globalismo neocon.  

La lira viene svalutata di circa il 30%, segnando un momento critico per l’economia italiana. Il governo di Giuliano Amato introduce misure di austerity, tra cui una manovra finanziaria che prevede il prelievo forzoso del 6 per mille sui conti correnti bancari.

Soros, attraverso il suo fondo Quantum, sfruttò le vulnerabilità economiche di Italia e Regno Unito nel contesto del Sistema Monetario Europeo (SME), un accordo che prevedeva tassi di cambio semi-fissi tra le valute europee, con fluttuazioni limitate è guadagnò circa 1,1 miliardi di dollari.

Nel 1992 l’Italia sale sul Britannia per essere messa in svendita.

La vicenda del Britannia si riferisce a un incontro tenutosi il 2 giugno 1992 a bordo del panfilo reale britannico HMY Britannia, ormeggiato al largo di Civitavecchia, con la partecipazione di politici, imprenditori e banchieri italiani. Il meeting fu organizzato dai British Invisibles, un gruppo di interessi finanziari della City di Londra, per discutere delle privatizzazioni delle aziende pubbliche italiane.  

La Repubblica, salita sul Britannia, era tornata nelle disponibilità del Regno Unito e si avviava ad un trentennio di subordinazione ai neocon e a potenze estere, con la complicità di politici e servitori di vario genere del Bel Paese, desiderosi di essere accolti nelle varie corti internazionali.

L’incontro sul Britannia è stato un episodio concreto, ma anche simbolico della fine della Repubblica del 1946, difesa come indipendente e sovrana, desiderosa di avere un ruolo internazionale autonomo, e dell’inizio di una Repubblica asservita a disegni altrui.

A dare un ulteriore colpo all’indipendenza del Bel Paese e alle idee di De Gasperi, Mattei, Craxi è arrivata l’Unione Europea di Maastricht, ossia il Quarto Reich travestito da euro.

Il Trattato di Maastricht, ufficialmente Trattato sull’Unione Europea, è stato firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht, nei Paesi Bassi, ed è entrato in vigore il 1° novembre 1993.

Con il Trattato di Maastricht è nato quell’obbrobrio burocratico che oggi è in totale confusione, ma che ha garantito a Francia e Germania di fare i propri interessi sulla pelle degli altri Stati.

Nel 2001 la Cina è entrata nell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), grazie a Bill Clinton.

L’idea dei globalisti era quella di finanziare, tramite la City di Londra e il circuito dell’eurodollaro, l’industria cinese, facendo del Dragone la fabbrica del globalismo neocon, il quale, nel frattempo brigava per fare della Russia la propria miniera, possibilmente nelle mani di tanti staterelli frutto dell’esplosione del sistema centrale moscovita.

Dopo trent’anni i risultati si vedono.

Va segnalato che grazie a tutto quanto è accaduto nel 1992, in Italia si è formato un blocco di potere che ha associato quello che resta della Democrazia cristiana di sinistra e quello che resta del Partito comunista. Nelle sue varie forme si chiamerà Ulivo e, infine, Pd.

Se analizziamo i protagonisti della vicenda politica degli ultimi trent’anni, non possiamo non notare, oltre ad una serie di personaggi che sembrano più cittadini francesi che italiani, anche dei personaggi che rappresentano in modo palese il rapporto con la Cina. Non mancano gli anglofili….da sempre.

La Repubblica che si presenta ai festeggiamenti odierni è, pertanto, una realtà fortemente resa dipendente da interessi internazionali di potenze straniere? Per fortuna no. Quella, sia pure nei contorcimenti dei protagonisti di trent’anni di disastri, se ne sta andando definitivamente.

Un’inversione di tendenza si è avuta con il Governo Meloni, in carica dal 22 ottobre 2022, che ha fatto registrare un forte attivismo internazionale per riconquistare un ruolo autonomo e autorevole dell’Italia.  

Senza tema di essere smentiti, dopo trent’anni di sbriciolamento della dignità italiana, di asservimento alle logiche più strane, quale quella, ad esempio, dell’intervento in Serbia senza alcuna copertura Onu, di subordinazione agli interessi altrui, come è accaduto con l’eliminazione di Gheddafi, solo per fare un altro esempio, oggi possiamo dire che Giorgia Meloni, sulla via tracciata da De Gasperi, da Mattei e da Craxi, ha ridato all’Italia la figura di uno statista che mancava da tempo.

Forse per questo vale la pena di festeggiare, perché dal 1992 al 2022 più che una festa, quella della Repubblica Italiana era una cerimonia funebre. Dopo trent’anni si torna a guardare al futuro in chiave italiana.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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