
La vicenda che vede la Regione Puglia e la Regione Emila Romagna compiere atti di politica internazionale (blocco dei rapporti con Israele), al di là degli aspetti giuridici, pone una questione politica di fondo relativa al patto, a suo tempo stipulato tra la Democrazia cristiana e la sinistra.
Le Regioni sono nate, giuridicamente, con la Costituzione, ma concretamente ben 25 anni dopo.
I partiti di governo, in particolare la Democrazia Cristiana, temevano che le Regioni potessero rafforzare le opposizioni, specialmente il Partito Comunista Italiano, che aveva un forte radicamento in alcune aree (es. Emilia-Romagna, Toscana). Questo portò a un rinvio dell’attuazione per evitare una redistribuzione del potere.
Alla fine degli anni Sessanta e nel decennio successivo, il progressivo avvicinamento del Pci alla Democrazia cristiana, in presenza comunque della Cortina di ferro, ha posto il problema di una maggiore indiretta associazione di comunisti al potere. Associazione che è avvenuta tramite la realizzazione della rete regionale.
La Democrazia cristiana continuava a governare il Paese, ma su alcune questioni e materie condivideva il potere con i comunisti.
Era la strada che in seguito portò alle teorizzazioni delle convergenze parallele di Moro, del compromesso storico di Berlinguer e così via, fino alla chiusura drammatica dell’avvicinamento tra Dc e Pci con l’assassinio di Moro da parte della Brigate Rosse, eterodirette da manine straniere.
L’art. 117 della Costituzione assegna alla competenza esclusiva dello Stato materie come politica estera, difesa, giustizia, moneta.
Il patto costituzionale originario, fatto nel 1946 dal Pci, dalla Dc e dagli altri partiti minori, era basato sulla competizione, ma senza che questa debordasse dalle competenze e dai ruoli e mettesse in discussione le varie legittimità istituzionali.
Le decisioni dell’Emilia-Romagna e della Puglia di interrompere tutti i rapporti con Israele, oltre ad invadere campi che non sono loro, rompono quel patto che ha consentito la convivenza democratica nel Paese dal dopoguerra ad oggi e lo fanno per il semplice fatto che il Pd e i suoi alleati nono sono più la sinistra, ma il progressismo, ossia la corrente ideologica dei neocon e, in Italia, dei filo cinesi che dell’unità del Paese se ne fanno un baffo.
Il vecchio democristiano Carlo Giovanardi, che ben ha presente cosa sia la storia, ha stigmatizzato le posizioni dell’Emilia Romagna e della Puglia perché ha ancora i fondamentali della politica, cosa che i progressisti non hanno, perché sono degli esecutori scriteriati di politiche altrui.
L’ex ministro Giovanardi, modenese, esponente dei Popolari Liberali, ha infatti attaccato il presidente De Pascale: “Mi dissocio pubblicamente, dalla trovata della Regione Emilia-Romagna e del Comune di Bologna di interrompere le relazioni con Israele, schierandosi oggettivamente dalla parte di un gruppo di criminali di guerra come Hamas, che mercanteggia sugli ostaggi e teorizza apertamente l’ obiettivo di cancellare Israele, obiettivo che ha tentato di raggiungere il 7 ottobre, ricollegandosi alla più bieca tradizione dell’ antisemitismo nazista”. “La Resistenza al nazifascismo – prosegue Giovanardi – stava con gli Alleati, anche se per liberarci hanno bombardato il nostro paese, addebitando giustamente ad Hitler e Mussolini la colpa di quello che stava accadendo”.
Non bisogna dimenticare che la Regione Puglia è guidata da un personale politico che ha più di un rapporto con la Cina e che la Regione Emilia Romagna è stata recentemente, e inusualmente, stata visitata dal re degli inglesi.
Il Divo Giulio diceva che a pensare male si fa peccato, ma spesso si indovina. Non serve dire altro.
Un personale politico progressista, ormai sganciato dalle logiche della sinistra che ben sapeva che si poteva fare opposizione, anche dura, senza mai travalicare i limiti di un patto costituzionale che imponeva il reciproco rispetto e il rispetto delle regole e dei confini, ora va all’assalto dell’unità della Repubblica, perché un’Italia non in linea con i neocon, con il progressismo, con le mire inglesi e cinesi non va bene.
Siamo al limite del superamento delle regole democratiche.
Impressiona il silenzio in merito di chi non solo deve custodire la Costituzione, ma che è stato, per decenni, inserito pienamente, come esponente politico, in quel patto dal quale è nata la Repubblica che oggi si celebra.





