Una cloaca nella quale affonda la sedicente leadership europea
La giustizia belga ha emesso un mandato di arresto per l’ex commissario europeo del Ppe Dimitris Avramopoulos nell’ambito dell’inchiesta Qatargate.
L’indagine si inserisce nel più ampio scandalo che ha già coinvolto diversi esponenti politici europei, tra cui l’ex eurodeputato Antonio Panzeri e l’ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, già finiti al centro di procedimenti giudiziari e detenzioni preventive.
Antonio Panzeri è stato eurodeputato dal 2004 al 2019. Nel Parlamento Europeo faceva parte del gruppo S&D (Alleanza Progressista di Socialisti e Democratici) e in Italia del
Partito Democratico (PD) per gran parte del suo mandato (fino al 2017 circa), per poi passare ad Articolo Uno – Movimento Democratico e Progressista (fino al 2019/2022).
Secondo quanto emerso, Avramopoulos aveva preso parte a un’organizzazione non governativa fondata da Panzeri.
Le autorità belghe ritengono che i fondi ricevuti possano essere riconducibili a una “rete criminale”, mentre l’ex commissario respinge questa ricostruzione.
Avramopoulos ha sottolineato di aver sempre dichiarato le somme percepite nella propria dichiarazione patrimoniale greca, affermando che il compenso era stato regolarmente autorizzato dalla Commissione europea e sottoposto al parere del comitato etico indipendente.
L’accusa parte dalla presenza di Avramopoulos nel board della ONG Fight for Impunity, presieduta dall’ex europarlamentare di Articolo 1, Antonio Panzeri, considerato da chi indaga il deus ex machina del sistema corruttivo.
In particolare, l’ex commissario sostiene che la sua partecipazione all’ONG fosse esclusivamente onorifica, senza poteri esecutivi o gestionali. Nel comitato figuravano anche diverse personalità internazionali, tra cui Federica Mogherini, l’ex premier francese Bernard Cazeneuve e la senatrice italiana Emma Bonino (nessuna di queste è implicata).
Il compenso previsto, pari a circa 5.000 euro mensili per il periodo febbraio 2021 – febbraio 2022, sarebbe stato dichiarato e tassato in Grecia. L’ex commissario ha inoltre dichiarato di aver interrotto la collaborazione e rassegnato le dimissioni non appena emersi i primi sviluppi dell’inchiesta.
Sul piano procedurale, le autorità belghe hanno già informato quelle greche, trasmettendo la documentazione relativa al mandato.
Avramopoulos ha chiesto la revoca della propria immunità parlamentare per poter testimoniare davanti alla magistratura belga. Fonti giudiziarie riferiscono, inoltre, che l’ex commissario si sarebbe già presentato alla Procura d’appello di Atene per gli adempimenti preliminari legati al procedimento.
Nel frattempo, la Corte Suprema spagnola ha condannato l’ex ministro dei Trasporti ed ex numero 3 del Partito socialista, José Luis Abalos a 24 anni e 3 mesi di reclusione e il suo ex consigliere Koldo García a 19 anni, otto mesi e un giorno di reclusione per i reati di associazione a delinquere, corruzione, malversazione e traffico di influenze, nell’ambito del cosiddetto caso delle mascherine.
Il caso riguarda tangenti e appalti truccati per la fornitura di mascherine e materiale sanitario durante la pandemia di Covid-19, quando Abalos era ministro nel secondo governo di Pedro Sanchez.
Nella sentenza la Corte Suprema condanna a 4 anni e mezzo l’imprenditore pentito Victor de Aldama, che tuttavia potrà evitare il carcere, a condizione di non reiterare i reati, svolgere lavori socialmente utili e presentare relazioni periodiche.
Nel verdetto, emesso all’unanimità, la Sala Penale del Tribunale Supremo segnala che l’ex ministro, braccio destro del premier Pedro Sanchez durante la prima legislatura, dovrà compiere un massimo di 16,5 anni della condanna, mentre Koldo Garcia un massimo di 15.
La condanna arriva pochi giorni dopo che la moglie di Pedro Sanchez, l’eroe dei socialisti europei e punto di riferimento del nostrano Pd, è stata rinviata a giudizio.
L’inchiesta giudiziaria riguardante Begoña Gómez si concentra sull’attività svolta nell’ambito dell’Universidad Complutense de Madrid e sui suoi rapporti con imprese private.
Il giudice ravvisa indizi dei quattro reati che hanno sorretto l’indagine negli ultimi mesi, anche se spetterà al tribunale competente stabilire in via definitiva se esista una responsabilità penale.
Inoltre, il magistrato ha imposto misure cautelari a Gómez e a Cristina Álvarez, consigliera della Moncloa.
Come sempre accade, tutti sono innocenti fino a quando non siano condannati, ma un panorama di questo genere indurrebbe chiunque a ritirare la fiducia all’attuale compagine che conduce, per nostra disgrazia, il mostro burocratico di Bruxelles.





