L’Italia non può stare sempre con i piedi in tutte le scarpe
Per districarci nel guazzabuglio, ormai sempre più insopportabile, di quella che continuiamo, per inveterata abitudine, a chiamare politica, è necessario accedere alla sapienza dei classici, come lo è il filosofo della scienza Karl Popper.[i]
Scrive Popper che “facciamo progressi perché (e soltanto se) siamo disposti ad imparare dai nostri sbagli, ossia riconoscere i nostri errori, e, invece d’insistere in essi dogmaticamente, utilizzarli con giudizio critico”.
Regola generale di chi ha sale in zucca e non ha il cervello obnubilato da ideologie di vario genere e specie.
Prosegue Popper affermando che “l’unica via che conduce a un metodo più o meno scientifico in politica è agire secondo l’ipotesi che non vi possa essere nessuna mossa politica senza qualche svantaggio, senza conseguenze poco desiderabili. Tenersi pronti a scorgere questi sbagli, trovarli, metterli bene in vista, analizzarli e imparare da essi, ecco cosa deve fare uno scienziato politico e anche un uomo politico che abbia in giusta considerazione il metodo scientifico.
Il metodo scientifico nella politica significa che alla grande arte con cui ci auto-persuadiamo di non aver fatto sbagli – o facciamo finta di non vederli, o li nascondiamo, o ne diamo la colpa ad altri – sostituiamo l’altra assai più grande di accettare la responsabilità dei nostri sbagli, di cercare di trarne una lezione e di mettere in atto le conoscenze così acquisite in modo da evitare gli stessi sbagli in avvenire”. [ii]
Vediamo di tradurre questo saggio insegnamento nell’attualità.
Cominciamo da Trump, il quale, non contento di essersi comportato da cafone narcisista con una signora che, piccolo particolare non trascurabile, è il presidente del Consiglio italiano, invece di trarre insegnamento da una cafonata, aggiunge una sbruffonata nei confronti del nostro Paese.
Donald Trump non impara, come tutti coloro che sono talmente pieni di sé da perdere il senso delle proporzioni e anche del ridicolo, e così insiste: “L’Italia si è comportata molto male, l’Italia si è comportata molto male”.
Trump stavolta non nomina la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, oggetto di attacchi negli ultimi 3 giorni. Il numero 1 della Casa Bianca punta il dito contro i membri della NATO che non hanno offerto la propria collaborazione nella crisi dello Stretto di Hormuz.
L’Italia fa parte di un elenco che comprende in particolare Gran Bretagna e Germania.
“Abbiamo pagato trilioni di dollari per proteggere l’Europa. Ero curioso di vedere se ci avrebbero aiutato, anche se non ne avevamo bisogno. Ho chiamato il premier britannico Keir Starmer, mi ha detto «ci saremo appena vincerete».
L’Italia si è comportata molto male, l’Italia si è comportata molto male. Anche la Germania. Spendiamo cifre pazzesche per la NATO e loro non c’erano quando avevamo bisogno”.
Gli Stati Uniti, scandisce il presidente, spendono “600 miliardi di dollari l’anno” per la NATO e per la difesa degli alleati, con costi definiti “folli” e non sempre ricambiati in termini di cooperazione.
“Direi che il numero reale è questo. Pensateci: le cifre che spendiamo sono così assurde per la NATO, e loro non erano lì per noi”, aggiunge, sottolineando come Washington sostenga gran parte dei costi per la protezione dei Paesi alleati “dalla Russia, soprattutto”.
Quindi, riferendosi sempre agli alleati dell’Alleanza, carica ancora: “Quando chiediamo aiuto su piccole cose… queste sono piccole cose, non le grandi questioni… ci dicono no, preferiamo non aiutare. È una cosa stupida da dire – conclude – perché potremmo dirlo anche noi a loro, e potremmo farlo”.
Il problema di Trump è che, seguendo gli evangelici che lo hanno benedetto e il suo ministro della Guerra, Pete Hegseth, che vorrebbe una NATO in assetto di guerra, dimentica che i Paesi alleati non sono dei camerieri di un satrapo mediorientale e nemmeno di un miliardario palazzinaro, ma hanno delle costituzioni, dei parlamenti, dei trattati internazionali da rispettare.
Il fatto è che Trump ormai si sente il nuovo Alessandro Magno, direttamente figlio di Amon (manca solo una sua visita all’oasi di Siwa) e che ha accanto a sé una consigliera spirituale che lo deve aver convinto che è un inviato da Dio (ovviamente il suo).
Paula White-Cain è un pastore evangelico, televangelista e figura chiave del “Vangelo della Prosperità” (prosperity gospel). Da anni è la principale consigliera spirituale di Donald Trump: ha guidato il suo advisory board evangelico nella campagna 2016, ha pronunciato l’invocazione alla sua inaugurazione e continua a pregare con lui alla Casa Bianca.
Paula White-Cain ha ripetutamente affermato che Trump è “unto da Dio” (anointed by God) e che opporsi a lui equivale a opporsi a Dio. In un’intervista del 2019 ha detto: «Dire no a Trump è dire no a Dio».
Nel 2026, durante un pranzo pasquale alla Casa Bianca, ha paragonato le difficoltà di Trump a quelle di Gesù Cristo (tradito, accusato falsamente, ecc.).
Manca solo la messa in scena di Trump che sale in cielo ed è fatta. Siamo a Hollywood.
Chiunque abbia sale in zucca capisce che se pensi di essere l’inviato di Dio sei da ricovero.
Del resto, gli Iraniani hanno il loro Dio che, ovviamente li assiste. Gli Israeliani hanno il loro Dio, che ovviamente li assiste. In tutte le epoche preti, pastori e invocatori vari hanno benedetto armi e invocato Dio affinché desse loro la vittoria.
Sarebbe ora di capire che, con tutta probabilità, Dio (per chi ci crede), da tutta questa pantomima di guerrafondai di ogni sorta sta ben lontano. Forse aveva ragione Enlil quando, stufo del rumore cialtronesco degli umani, decretò il diluvio universale.
E se avesse ragione Baruch Spinoza?
Dopo essere ascesi con Trump negli spazi siderali, ove dimora il Divino, torniamo sulla Terra.
Gli attacchi di Trump, secondo quanto riferito da fonti del Governo italiano, sarebbero stati un tema nella riunione del Consiglio dei ministri. Giorgia Meloni avrebbe ribadito ai suoi ministri che lo scambio di dichiarazioni con il tycoon non deve in alcun modo compromettere le relazioni tra Roma e Washington.
Giorgia Meloni avrebbe anche esortato i componenti del governo a partecipare al ricevimento previsto per il 2 luglio a Villa Taverna, spendendo parole di apprezzamento per l’ambasciatore Tilman J. Fertitta.
Ottima cosa quella di stare comunque con gli Stati Uniti, nonostante le volgarità di Donald Trump.
Pessima cosa è, invece, non capire che non si può stare con i pedi in troppe scarpe, come sta facendo l’Italia.
Trump, con il suo linguaggio da scaricatore di porto e da autocrate (alla faccia dell’America faro di democrazia) comunque una cosa vera la sta dicendo a chiare lettere: la Russia non è più il nemico, ma un interlocutore (che ricambia) e non si può stare con gli inglesi e i loro seguaci (Macron, Merz) nella logica di far continuare la guerra in Ucraina per avere l’egemonia sul Vecchio Continente, così come non si può continuare a non prendere atto che l’Unione Europea è un mostro burocratico che sta distruggendo l’Europa e, che, pertanto, va eliminato.
E allora eccoci all’attualità di oggi. Il cancelliere tedesco ha convocato per oggi a Berlino gli E5, uno dei tanti formati che attestano che l’Unione Europa è un corpo morto e che si continuano ad inventare aggregazioni che siano funzionali alla logica inglese, ossia alla vecchia alleanza tra le monarchie colonialiste e la finanza ebraica, il cui cuore è nella City.
Per oggi pomeriggio è stato messo in calendario, in collegamento il segretario generale della Nato, un incontro dei capi di Stato e di governo del formato E5 (Germania, Francia, Italia, UK, Polonia)”.
“Il segretario generale della Nato Mark Rutte – ha informato la Cancelleria federale – parteciperà in videoconferenza. Al centro dell’incontro vi saranno i preparativi per il vertice Nato di Ankara”.
Il vertice compare anche sul sito del Governo italiano, tra gli impegni ufficiali della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
E5 sta bene per un colorante, il Radish Red E5, un estratto naturale di ravanello rosso (pigmento vegetale) disponibile in concentrazioni come E5 fino a E95.
Ora c’è da chiedersi cosa ci fa l’Italia, il cui presidente del Consiglio ha portato il Paese a buoni risultati di bilancio e che ha un consenso solido, con una squadra di falliti che giocano, di fatto, contro l’Amministrazione Trump che vuole chiudere la guerra in Ucraina?
Il consenso di Giorgia Meloni e di Fratelli d’Italia (FdI) nei sondaggi di giugno 2026 si attesta in una fascia tra il 27% e il 29% circa per il partito, con una fiducia personale della premier intorno al 38 – 44% a seconda degli istituti.
Gli inglesi hanno visto crollare Keir Starmer, che ha ridotto l’Inghilterra in una Paese nazista e che viene sostituito da uno che starebbe bene a dirigere un Gay Pride.
Merz, stando ai sondaggi, è il peggior capo di stato che abbia mai avuto la Germania.
Macron, il pupillo dei Rotschild, è ai minimi storici nel suo Paese dopo aver perso tutto il perdibile, a cominciare dalla Françafrique, con danno inenarrabile per i suoi mentori.
Pedro Sanchez è avvolto dal profumo del ladrocinio.
Non è ora, per l’Italia, di prendere atto che è fonte continua di errori stare in tutte le scarpe?
Trump chiede di scegliere. Lo fa in modo brutale, ma su un punto ha ragione: non si può stare con gli Stati uniti e con gli inglesi, con i Volonterosi, con i coloranti della serie E ed è ora di smetterla di abbracciare Zelensky, che è, in modo sempre più evidente, al servizio degli interessi di Sua Maestà britannica.
Ecco il motivo per il quale, l’Italia, che ha un futuro di proiezione mediterranea e africana, deve fare i conti con i suoi errori di ambiguità.
Non si può sempre stare con Franza o con Spagna, purché se magna. Vecchio vizio italiota, ma pessimo modo di fare da abbandonare.
[i] Karl Popper, Miseria dello storicismo, Feltrinelli
[ii] Karl Popper, Miseria dello storicismo, Feltrinelli





