“Prezzo” medio di circa mezzo milione di euro a nave per ogni giorno di navigazione nello stretto
138 navi al giorno cioè circa 34.000 navi all’anno. Il 20% del fabbisogno energetico e di altre materie indispensabili passa da Hormuz.
È un tratto di mare regolato dal diritto internazionale perché è mare libero. La richiesta dei pasdaran è di farla diventare proprietà di Iran e Oman. Se è proprietà privata, si può passare di lì solo se il proprietario vuole. In tal caso, comunque, paghi il transito.
Si è parlato di un “prezzo” medio di circa mezzo milione di euro a nave per ogni giorno di navigazione nello stretto, cioè da due a sette giorni. Un passo tanto importante, economicamente e politicamente, che gli Houti pensano di allargare il principio anche il Mar Rosso (Bab el Mandeb).
Qualche stima parla, in tal caso, di 250/300 milioni al giorno per Teheran. Un gruzzoletto, non c’è che dire.
Se il principio che “questo è possibile” si affermasse, bisognerebbe domandarsi quale sarebbe la sorte di qualche altro passaggio vitale: Suez, Bosforo, Gibilterra, Malacca, Panama.
Non è fantascienza: basta rifletterci. Non fosse altro per ricordare quali Nazioni potrebbero rivendicare soluzioni simili. Senza andare lontani da noi, il Bosforo e la sempre più islamica Turchia. Per il Bosforo non transitano soltanto merci. Transitano anche gli interessi strategici di Russia, NATO, Unione Europea, Turchia e, sempre più spesso, Cina.
In verità, come sostiene Elena Tempestini in uno scambio di vedute con la redazione di NGN, «La geografia detta il potere, dal Caucaso al Mediterraneo, dall’Armenia alla Turchia. Sono le mappe a spiegare gli eventi più delle ideologie. I corridoi energetici, le rotte commerciali, gli stretti e i punti di passaggio strategici stanno tornando a determinare gli equilibri di potere. La geografia non è mai scomparsa, siamo stati noi a smettere di guardarla».
Prima di esprimere giudizi, che il sentimento e il rispetto di valori giustamente ispirano, sarebbe il caso, dunque, di capire fino in fondo cosa sta succedendo in quel pezzo di Medio Oriente che è stato chiamato “il nodo di Gordio” per la sua rilevanza.
Perché, una volta compresa fino in fondo la potenzialità dirompente di ogni soluzione che si troverà, essa va accompagnata al comprendere chi c’è dietro. Non solo all’Iran e all’Oman, troppo facile da capire, ma a quel coacervo di Stati diversamente denominati che occupano quell’area, ma, in realtà, fanno da trampolino verso l’Africa e sono una delle due morse di tenaglia intorno all’Europa.
Poi, magari, riparleremo di Israele. Da fermare nella sua azione di guerra ma da aiutare con tutta la forza possibile. E, mai come in questo caso, la contemporaneità è obbligatoria.





