Un’Europa dal volto umano
Quando si parla di Europa, di norma, si parla di problemi burocratici, la si percepisce lontana dai nostri problemi quotidiani e quando capita un’iniziativa che interessa i cittadini specialmente i più fragili né TG né media ne parlano.
Il 29 settembre, presso il Parlamento europeo a Bruxelles, si è svolto il convegno “Minori al centro dell’Europa – Un’Europa che previene, include e protegge”, un appuntamento dedicato alle grandi emergenze che coinvolgono l’infanzia e l’adolescenza e alla necessità di costruire politiche europee più coordinate, concrete ed efficaci.
Prevenzione del disagio giovanile, inclusione dei minori con disabilità e contrasto al reclutamento minorile da parte della criminalità organizzata: il lavoro di un gruppo multidisciplinare approda al Parlamento europeo.
Protagonista di questo percorso è stato l’On. Alberico Gambino, che ha dimostrato una significativa sensibilità istituzionale e umana nei confronti delle problematiche minorili, sostenendo il lavoro di studio e promuovendone l’attenzione presso l’Intergruppo europeo per i diritti dei minori.
Un impegno importante, che ha consentito di portare in una sede europea di confronto, di analisi ed esperienze orientate a trasformare le criticità sociali in interventi concreti a tutela delle nuove generazioni.
Accanto all’On. Gambino, l’On. Naike Gruppioni ha partecipato al percorso di valorizzazione degli studi e delle proposte, rafforzando il dialogo con le istituzioni europee.
Al convegno sono intervenuti anche l’On. Mario Mantovani e la dott.ssa Rosalba Striani della Commissione europea, contribuendo a un confronto istituzionale su temi che richiedono attenzione, responsabilità e una visione comune.
Il lavoro presentato a Bruxelles è frutto dell’impegno di un gruppo di studio multidisciplinare – sostenuto dall’Onorevole Gambino – composto dall’avv. Maria Concetta Falivene, dall’avv. Fulvio Fiorillo, dal dott. Andrea Menna, dall’avv. Giuseppe Orsini, dal dott. Stefano Tumini e dal prof. Roberto Veraldi.
Un percorso che unisce competenze giuridiche, sociali ed educative, con l’obiettivo di approfondire le principali fragilità minorili e proporre risposte strutturate, capaci di superare la frammentazione degli interventi.
Tre sono le direttrici fondamentali: prevenire il disagio minorile, promuovere l’inclusione dei minori con disabilità e contrastare il reclutamento di bambini e adolescenti da parte della criminalità organizzata.
Un’attenzione specifica è stata dedicata anche allo studio sull’impatto economico del fallimento educativo e del fenomeno dei NEET sui bilanci pubblici e sulla contabilità europea.
Si tratta di un approccio che mette in relazione le conseguenze sociali dell’esclusione giovanile con i costi che essa determina per la collettività, richiamando l’esigenza di investire nella prevenzione e di rendere maggiormente integrati i dati, i programmi e le politiche rivolte ai giovani.
Prevenire il disagio minorile partendo dal coinvolgimento in ambito scolastico, garantire l’inclusione dei minori con disabilità e impedire che la criminalità organizzata trovi terreno fertile tra i più giovani significa investire sul futuro delle comunità.
Occorre superare la frammentazione delle iniziative, far dialogare le istituzioni e costruire programmi coordinati, verificabili e capaci di produrre risultati.
Il convegno segna, dunque, un momento significativo nel percorso di valorizzazione di studi e progetti che puntano a coniugare prevenzione, inclusione e protezione, portando le emergenze minorili al centro del dibattito istituzionale europeo.
Mettere i minori al centro dell’Europa significa assumersi una responsabilità comune: intervenire prima che il disagio diventi emergenza, garantire opportunità a chi rischia di restare indietro e proteggere ogni bambino e adolescente dalla violenza, dallo sfruttamento e dalla criminalità.
È questa la sfida che il percorso presentato a Bruxelles intende raccogliere, nella convinzione che la tutela dei minori non sia soltanto un dovere istituzionale, ma una misura concreta della capacità dell’Europa di costruire il proprio futuro.





