Il ruolo di Alemanno. I riferimenti alle destre estreme in Europa, la struttura organizzativa ed ideologica del vannaccismo. I precedenti storici
Il putinismo di Vannacci è troppo sfacciato per non essere vero. Ma è possibile che Putin si interessi a Vannacci?
È la domanda che viene rivolta da chi ha difficoltà a crederci, sia egli pro Putin o no Putin, pro Ucraina o pro termosifone col gas russo.
Sì, invece sì, si sa che Putin considera l’Italia il ventre molle dell’Europa sulla vicenda ucraina e su tutta la partita dell’assalto all’Europa, che Putin ha intrapreso per conto proprio e per conto terzi.
Come avanguardia armata della coalizione internazionale delle autocrazie, che Anne Applebaum chiama Autocrazie Spa. Un sistema di mutuo soccorso fra le dittature, per fare affari e per reggere regimi interni basati sulla privazione della libertà.
Si deve dimostrare, con diversi mezzi, guerre, guerre ibride, guerre commerciali, la “mollezza”, la “corruzione”, l’inadeguatezza dei sistemi democratici e liberi rimasti. L’Europa e poco più.
L’opinione pubblica italiana è la più orientata in Europa a lasciare Kiev al proprio destino.
In Russia lo sanno bene e, quindi, per loro l’Italia è diventato un Paese di grande interesse.
Il paradosso sta nel fatto che è a sinistra il consenso più largo alla resa degli ucraini, tutta la sinistra di AVS, tutto il Movimento 5 Stelle, almeno mezzo PD.
La retorica dell’accerchiamento della Russia, dell’avanzata della NATO, delle provocazioni a Putin, tutto l’armamentario fake dei russi ha attecchito a sinistra. Molto più che a destra, la quale, nonostante i contorsionismi di Salvini, ha sempre votato compatta i provvedimenti pro Ucraina.
Quindi? Quindi per Putin deve vincere le elezioni la sinistra in Italia, deve perdere la Meloni, Vannacci può farla perdere. Deve farla perdere.
Vannacci non fa nulla per nascondere che l’obiettivo è la Meloni. Nemmeno riesce a esprimerle solidarietà quando le dicono che indossa le “ginocchiere” o quando le danno della “cortigiana”, perché ha una missione da compiere, nessun indugio, niente galanterie.
E poi la sua “destra autentica” contempla anche le ginocchiere e le cortigiane. Perbacco.
Si dichiara alternativo, non lo nasconde, la sfacciataggine consiste nel volerlo esibire, come titolo di merito, con uno sguardo agli elettori e uno agli amici russi.
È in competizione con Salvini e, per altro verso, con Conte e Fratoianni. Alla conquista dell’ampia area di mercato elettorale della resa a Putin “l’invincibile”.
In questa dinamica si è inserito Gianni Alemanno.
Reduce da una vicenda giudiziaria ingiusta. Carcere per traffico di influenza, quando l’influenzato, secondo i giudici, Salvatore Buzzi, ha dimostrato di non aver mai ricevuto influenze da Alemanno sindaco.
La Meloni fu, diciamo, sbrigativa con Alemanno, che, quindi, ha anche un motivo in più per sentirsi “alternativo”.
Alemanno ha abbracciato Vannacci e gli ha fornito l’ossatura organizzativa e di mestiere della sua vecchia corrente in Alleanza Nazionale, insieme a un armamentario ideologico bruno, con delle componenti rosso-brune. Anche.
Qua e la, polvere di “destra sociale”, Pino Rauti e il rautismo, sino a Ordine Nuovo, tradizionalismo, corporativismo, le razze, la “vera” cultura, rivolta verso il mondo moderno, l’attacco da destra alla destra istituzionalizzata. L’antiamericanismo. Sino a: “i missini si arrendono, i fascisti no”. Ricordiamolo.
Un rossobrunismo che portò allora anche a qualche innamoramento per la Cina maoista. In chiave anti capitalista e anti americana. L’odio per le “élite”. Ricordiamolo.
Sono polveri di storia che scorrono nelle vene della contemporaneità. Più o meno consapevolmente.
Tutto si lega, quindi, oggi, l’antimelonismo, l’antiamericanismo, le infatuazioni per l’uomo forte, russo questa volta, la tradizione, l’ossessione per le razze, per “l’autenticità”, per la cultura “vera”, per le ginocchiere, per le cortigiane e per l’uomo a dorso nudo col petto villoso in accappatoio.
Anche per le “sporche dozzine”, per i “rifiuti” degli altri. Per gli italiani in purezza. Venite a me scontenti e vittime delle “plutocrazie”? Sentite l’eco della storia? I canti del passato? Gli eroismi dei rifiutati, dei perseguitati dal potere e dalle “élite”? Arditi.
Ecco. No, non è fascismo (neanche maoismo, certo), non nel senso del regime dei 20 anni.
Molti mi dicono, con scandalo, che fare riferimento al fascismo è fuor di luogo, che è il passato, che Vannacci (con Alemanno) pone questioni vere, nel modo sbagliato, forse… forse, non è detto, che le periferie e la sicurezza e la guerra e il gas e i termosifoni e la spesa e il fine mese, eccetera, eccetera.
Tre osservazioni. Anche ai benpensanti e ai realisti fuori dalla realtà.
Prima. Vannacci non ha nessun argomento capace di affrontare la realtà. Nessuno. Zero. La remigrazione non si può fare.
Seconda, se in Italia dovessero rimanere solo gli “italiani veri” chiuderebbero gli alberghi, i ristoranti, i bar, i cantieri, le RSA, persino gli ospedali e i nostri vecchi morirebbero soli. Più soli. Ognuno calcoli bene, meglio, il proprio tasso di istinto al suicidio.
Terza. Non è il fascismo del ventennio. Certo. Come a sinistra non è il comunismo di Mao o di Lenin. Certo.
Ma, diceva Mussolini a chi gli diceva di essere stato l’inventore del Fascismo che lui no, non aveva inventato il Fascismo, lo aveva semplicemente colto, perché era nell’area, in istinti diffusi, contagiosi, intestinali. Ecco.
Io mi riferisco ai moti intestinali.
Gli intestini di destra e quelli di sinistra. Anche.
E se Vannacci dovesse far perdere la Meloni, non ci sarà nulla da gioire per il prevalere dei moti intestinali di sinistra, perché sarebbero in preparazione di quelli di destra. Ecco.
Renzi gioisce. Ma non c’è nulla da gioire. Lo ha detto Claudio Mancini, deputato del PD, Vannacci rappresenta una spinta eversiva, va isolato, a destra come a sinistra. Non c’è nulla da ridere.





