Un’intervista di D’Alema ricorda come già nel 1996 si percepisse che la finanza contava più del Parlamento
I giorni della svolta e il grande accordo con il mondo della finanza globalista. Inizia il percorso verso il trasformismo.
Un’intervista di D’Alema assai significativa ci consegna il ricordo di una svolta dirompente che prefigura pure la trasformazione della politica del PSE e della cultura socialdemocratica nata nel congresso della volta e della partecipazione riformista nel mondo produttivo da parte dei lavoratori nel congresso di Bad Godesberg.
D’Alema, in questa storica intervista, del 18 mar 2014
ricorda un episodio del 1996 che già consentiva di affermare che l’unica cosa che realmente conta in politica è il mondo della finanza e lo esprime in modo chiaro, sottolineando che questa è la centralità politica da seguire come stella polare di riferimento. L’episodio è del 1996. Governava Romano Prodi.
Nel 1999 D’Alema divenne presidente del Consiglio (Sergio Mattarella vice presidente e ministro della Difesa). Senza alcun mandato dell’ONU e del Parlamento italiano, per un periodo significativo e intenso l’Italia è impegnata a bombardare Belgrado su mandato della NATO.
Un prezzo politico “molto significativo” che segnerà l’implosione nel futuro anche dell’esperienza europea della socialdemocrazia. Il trasformismo come approdo della politica della cultura del lavoro e il fenomeno implicito delle conseguenze stravaganti di scelte ben precise fatte da una leadership che ha a suo tempo scelto l’orizzonte unico proposto dal mondo della finanza.
Delocalizzazione industriale, Green Deal, visione maniacale dello scenario ecologista delegato ad un mondo della giustizia politicizzata congiuntamente alle privatizzazioni dell’industria pubblica scriteriata, hanno marcato quello scenario con cui oggi dobbiamo fare i conti sugli effetti perversi improvvidamente provocati.
La questione energetica in primis non può essere sottaciuta da un senso superficiale con cui è stata artigianalmente affrontata in Italia e in Europa.
Ora i nodi politici, geopolitici, economici e di conseguenza di politica estera sono arrivati tutti al pettine.
Pertanto, recuperare la memoria, anche con l’intervista di D’Alema del 1996, è un fatto oggi doveroso perché quell’intervista era già allora un vero spartiacque.
L’aneddoto sui tre trader al desk Italia di Merrill Lynch inizia intorno al minuto 12:36.





