E la locomotiva d’Europa mostra segni di affaticamento
Il grande bluff del debito tedesco: i conti nascosti che potrebbero valere il 454% del PIL, possibile che i soloni della Commissione europea nulla sappiano?
Per anni la Germania ha impartito lezioni di rigore fiscale all’Europa. Berlino ha costruito la propria reputazione sullo Schuldenbremse, il freno costituzionale al debito, presentandosi come il modello virtuoso del continente. Ma dietro il dato ufficiale di un debito pubblico pari al 63,5% del PIL emerge una realtà molto più complessa.
Secondo uno studio della Stiftung Marktwirtschaft e del Centro di Ricerca sui Contratti Generazionali dell’Università di Friburgo, il cosiddetto “divario di sostenibilità” della Germania avrebbe raggiunto i 19,5 trilioni di euro, pari al 454% del PIL. Una cifra che include non solo il debito ufficiale, ma anche gli impegni futuri non finanziati relativi a pensioni, assistenza sanitaria e welfare.
Il debito riconosciuto dallo Stato tedesco ammonta oggi a circa 2,84 trilioni di euro. Tuttavia, le sole passività pensionistiche dei dipendenti pubblici federali superano i 900 miliardi di euro, mentre quelle dei Länder vengono stimate oltre il trilione. In alcune regioni tedesche la spesa pensionistica assorbe già tra il 20% e il 25% dei bilanci pubblici.
La stranezza è che questi impegni futuri non vengono contabilizzati nel debito parametrato Maastricht targato UE. Formalmente, Berlino resta quindi vicina al parametro del 60%, ma il rapido invecchiamento della popolazione tedesca rischia di trasformare pensioni e sanità in una gigantesca bomba fiscale a orologeria.
Nel frattempo, la locomotiva d’Europa mostra segni di affaticamento. Dopo anni di crescita debole, il governo tedesco ha già avviato una svolta storica autorizzando nuovi programmi di spesa per infrastrutture e difesa per centinaia di miliardi di euro. Una scelta che pochi anni fa sarebbe stata considerata un’eresia economica a Berlino.
Per oltre un decennio Germania e Commissione europea hanno chiesto rigore a Paesi come Italia, Spagna e Grecia, oggi è la stessa Germania a confrontarsi con una montagna di obbligazioni future che non compare nei parametri ufficiali.
Questo non significa che Berlino sia tecnicamente insolvente. La Germania resta una delle economie più forti del pianeta, con un enorme patrimonio industriale, un’elevata capacità fiscale e un rating sovrano di primissima fascia.
Significa, però, che il dibattito europeo sul debito è stato spesso raccontato in modo incompleto: confrontare semplicemente il debito pubblico ufficiale senza considerare pensioni, welfare e passività implicite rischia di fornire una fotografia distorta della sostenibilità finanziaria di uno Stato.
Se si contabilizzassero gli impegni futuri allo stesso modo per tutti i Paesi, chi sarebbe davvero il più indebitato? E, soprattutto, chi avrebbe ancora il diritto di dare lezioni agli altri? Ma chi rappresenta l’Italia in UE perche non dice nulla?





