La presenza di Vannacci smaschera l’inciucio centrista

La locuzione latina “Hic Rhodus, hic salta” (traducibile con “Qui è Rodi, qui salta!”) è un invito che possiamo così declinare: “Dimostra qui e ora ciò che vali e ciò che affermi di saper fare, senza cercare scuse”.
Che ci siano grandi manovre in atto, sia per le elezioni politiche, sia, soprattutto per garantire alla sinistra democristiana (comunque declinata) il Colle, è ormai evidente.
Una frazione del centrosinistra (Matteo Renzi in testa) tifa strumentalmente a favore di Vannacci come potenziale inciampo per la maggioranza guidata da Giorgia Meloni alle prossime elezioni.
Mettere un veto a Futuro Nazionale da parte degli altri partiti del centrodestra significa, di fatto, decidere di perdere le elezioni, consegnando il Paese all’accozzaglia progressista e decidere di consentire di eleggere al Colle un “Napolitano – Mattarella alias”, ossia un uomo della sinistra cattocomunista.
Non c’è tempo per decidere, anche per il fatto che Futuro Nazionale non è più una possibilità, ma una realtà che sta rapidamente crescendo. Vannacci e i suoi, partendo dal responsabile Organizzazione Edoardo Ziello, lavorano all’assemblea costituente, che si terrà a Roma del 13 e 14 giugno all’Auditorium.
Nel frattempo, al gruppo “Futuro Nazionale Vannacci – Free” nel Gruppo Misto (costituito a fine maggio 2026) hanno aderito Edoardo Ziello (ex Lega), rappresentante della componente., Rossano Sasso (ex Lega), Emanuele Pozzolo (ex Fratelli d’Italia, primo a passare a febbraio 2026), Laura Ravetto (ex Lega, passata a maggio 2026).
Altri passaggi in corso potrebbero esserci. Secondo indiscrezioni, almeno altri 4 deputati starebbero per aderire, portando la componente verso il raddoppio. Si tratta di Domenico Furgiuele (Lega), Attilio Pierro e Davide Bergamini (ex Lega, passati prima a Forza Italia) e Gianangelo Bof (Lega, in bilico).
Il coordinatore nazionale Massimiliano Simoni ha invitato ufficialmente i leader di tutte le altre forze politiche: “L’assemblea costituente di Futuro Nazionale sarà il coronamento di un percorso embrionale nato lo scorso febbraio. Di comune accordo con Roberto Vannacci, è stato deciso di invitare tutti i leader dei partiti politici rappresentanti in Parlamento perché siamo per il confronto diretto. Non scappiamo mai di fronte a nulla perché abbiamo un programma chiaro con delle linee rosse insuperabili. Auspico che i leader dei partiti accettino il nostro invito perché il confronto è il sale della democrazia”.
Il tema delle eventuali alleanze con Vannacci divide il centrodestra a livello nazionale. Mentre Fratelli d’Italia è più prudente, anche in attesa di capire il vero peso del generale, la Lega sembra ancora scottata dal tradimento, mentre l’ala moderata, da Forza Italia a Noi Moderati, rifiuta ogni accordo.
Ed è questo il punto. Il rifiuto si colloca in una logica centrista che spera in una situazione parlamentare dove i partiti di centro possono allearsi indifferentemente con la destra o con la sinistra o, per dirla in chiaro, con la Meloni o con la Schlein. Per dirla ancora meglio, con il PD, punto e a capo.
La posizione di Noi Moderati è del tutto ininfluente. Alle elezioni politiche del 2022 aveva preso circa lo 0,9% dei voti (non superando lo sbarramento del 3%), ma grazie ai collegi uninominali della coalizione ha eletto alcuni parlamentari (inizialmente 7 deputati + 2 senatori, cresciuti poi per passaggi). Non ha espresso ministri nel governo Meloni, ma solo qualche sottosegretario. Nei sondaggi recenti (2026) oscilla intorno all’1-1,3% a livello nazionale.
Un eventuale no di Noi Moderati non cambierebbe di molto il quadro politico pre-elettorale.
Diversa la questione che riguarda Forza Italia, partito che ha una ben precisa visibilità nel Governo Meloni e che oscilla tipicamente tra 7,5% e 9% nelle intenzioni di voto.
La questione Vannacci riguarda la Lega, alla quale sta portando via voti e parlamentari, ma soprattutto Forza Italia, in quanto, secondo diverse indiscrezioni e report recenti, Marina Berlusconi avrebbe posto un veto su Roberto Vannacci e il suo movimento Futuro Nazionale.
I soliti rumors sosterrebbero che Marina Berlusconi avrebbe ripetuto a interlocutori che Forza Italia sta nel centrodestra purché non ci sia Futuro Nazionale di Vannacci.
Frasi come «Noi con quel Vannacci non possiamo andare» sono state attribuite a lei da fonti vicine agli ambienti romani e milanesi, anche se direttamente non si conoscono le sue posizioni in merito.
Vannacci ha risposto duramente ai rumors, chiedendo «Quale ruolo ha Marina Berlusconi in Forza Italia?».
Al netto delle fideiussioni che consentono a Forza Italia di sopravvivere, i rumors hanno messo in agitazione deputati e senatori, i quali non solo fanno sapere che il segretario di Forza Italia è Antonio Tajani e non Marina Berlusconi, ma sostengono anche che l’esclusione di Vannacci significherebbe aver deciso di far perdere il Centrodestra.
La questione Vannacci non è più rinviabile: hic Rhodus, hic salta.
Se qualcuno decide che con Vannacci non ci si allea, significa che questo qualcuno ha deciso di far vincere il Centrosinistra di Elly Schlein. Al contrario, se nell’alleanza di Centrodestra ci sarà Vannacci, è più probabile la vittoria del centrodestra.
Che la questione Vannacci non sia più eludibile lo dimostra anche il fatto che Futuro Nazionale, come ha spiegato il generale, «sarà presente come partito e come squadra e avrà anche un autorevole candidato sindaco».
Vannacci, intanto, ha fatto il suo ingresso al Consiglio regionale della Lombardia con l’adesione a Futuro Nazionale di due consiglieri, Luca Ferrazzi e Pietro Macconi, che nei prossimi giorni incontreranno il governatore Attilio Fontana per capire se c’è spazio per entrare in maggioranza in Regione.
Massimiliano Bastoni, milanese ed ex leghista di lunga data, approdato in Futuro Nazionale prima di una breve parentesi in Forza Italia, ha affermato: «La volontà è di non far rivincere il centrosinistra a Milano. Se dobbiamo dialogare lo facciamo col centrodestra, ma continuiamo a sentire, da Romeo a Centinaio fino a Lupi, che preferiscono allearsi con Calenda, quindi ad oggi non ci sono le condizioni. Se questi muri cadono siamo disponibili a un tavolo, sennò siamo pronti ad andare da soli».
Per ora il partito di Vannacci, mentre ancora si sta strutturando, pare aver superato la soglia del 4%, la qual cosa lo rende essenziale per una vittoria del Centrodestra.
Da qui alle elezioni politiche non c’è molto tempo per far capire agli elettori se si intende dare continuità al Governo Meloni o se si vuole passare la mano a Elly Schlein e al suo Campo largo.
Vannacci, comunque si sviluppi la situazione politica, ha già fatto una mossa vincente: ha smascherato il gioco al centro, togliendo a tutti alibi, mascherature, ipocrisie.
Hic Rhodus, hic salta.





