Tutti in difficoltà i big del Big 6 + 1
L’Europa a 27 non funziona e ha poche speranze di funzionare. Inutile girarci intorno.
L’ipotesi delle due Europe, ovvero di un’Europa a due velocità, progetto che avrebbe sconvolto Spinelli ma forse poteva rappresentare una ripartenza, ha trovato spazio nella costituzione di un “Big 6” formato da Germania, Francia, Spagna, Paesi Bassi, Polonia e Italia. Con un più un po’ di Inghilterra. Quest’ultimo è un Paese non europeo: ma per mille ragioni è come se lo fosse.
Qualche incontro, qualche bozza di azione, qualche speranza.
A solo poche settimane dall’avvio di un qualcosa che assomigliava a un primo inizio, facciamo il punto della situazione.
Macron è in scadenza e non può essere rieletto. Ha un Parlamento a pezzi. È debole
Merz, viene considerato ormai senza futuro. Il suo governo appeso ad un filo. È debolissimo
Sánchez non si sa se riuscirà ad uscire indenne dal “Mani Pulite” spagnolo. Il suo Governo certamente no. Non è esempio di forza.
I Paesi Bassi hanno in corso una crisi profonda della maggioranza. Jetten è a capo di un Governo di minoranza. Inutile parlare di forza.
Meloni ha perso una parte del suo appeal verso finanza internazionale e i consensi non sono al massimo. E ha una bomba al suo interno, perché nasce la vera destra estrema e le prospettive, di qui a un anno, sono di estrema indecisione.
Starmer – l’estraneo all’Europa, ma importante – per i coinvolgimenti nello scandalo Epstein files e non solo, ogni giorno non sa se sarà l’ultimo del suo Governo.
Insomma, i big del Big 6 + 1 sono tutti in difficoltà, che si sono acuite in queste ultimi mesi. Cercare di fare qualcosa di costruttivo per l’Europa porta iella.
Oppure c’è chi ha deciso che l’attuale arruffata situazione non si tocca.





