Droni iraniani sull’aeroporto del Kuwait. Trump: “Incontrerò Khamenei” – Raid di Kiev su San Pietroburgo nel primo giorno della Davos russa
Missili incrociati tra USA e Iran. Notte di raid e rappresaglie nel Golfo Persico.
Gli USA hanno bloccato una petroliera battente bandiera del Botswana che tentava di dirigersi verso un porto iraniano in violazione del blocco americano, mettendo fuori uso l’imbarcazione. Per tutta risposta, l’Iran ha preso di mira con alcuni
Le forze americane hanno quindi lanciato, nella notte, un attacco sull’isola di Qeshm, colpendo un’antenna di telecomunicazioni. La risposta iraniana non si è fatta attendere: missili e droni sulle basi statunitensi in Kuwait, sirene anche in Bahrein e Arabia Saudita, poi esplosioni in Iraq, a Erbil.
Nonostante tutto Trump continua imperterrito con il suo ottimismo, asserendo che “l’Iran ha accettato di non avere armi nucleari”.
Trump ha poi aggiunto che gli Stati Uniti non hanno bisogno di lanciare un’operazione di terra contro l’Iran, ha precisato il presidente americano.
“Non abbiamo bisogno – ha detto – di ‘stivali sul terreno’. Abbiamo spazzato via gran parte delle loro forze armate solo con i bombardamenti. Hanno molto pochi soldati”.
Trump, intervistato da Pod Force One, ha dichiarato che “un giorno probabilmente” incontrerà l’ayatollah Mojtaba Khamenei.
“L’ayatollah è coinvolto nei negoziati, hanno molto rispetto per lui – ha affermato Trump – sembra che stiamo andando abbastanza d’accordo con lui, mi piacerebbe incontrarlo, un giorno probabilmente lo incontrerò.
Nonostante l’ottimismo del presidente USA, ieri droni iraniani hanno colpito, in mattinata, un terminale passeggeri dell’aeroporto internazionale del Kuwait, hanno causato un morto e 63 feriti e costretto alla chiusura del traffico aereo.
Il portavoce del ministero della Difesa dello Stato del Golfo, Saud Abdulaziz Al-Otaibi, ha descritto l’attacco come “un’aggressione criminale iraniana che ha causato significativi danni materiali alla struttura e feriti”.
Il ministero degli Esteri kuwaitiano conferma che una persona è rimasta uccisa e diverse altre ferite in Kuwait in seguito agli attacchi di droni iraniani avvenuti nelle scorse ore.
L’attacco ha preso di mira “infrastrutture civili e vitali, tra cui l’aeroporto internazionale del Kuwait, provocando un morto e diversi feriti, nonché danni a infrastrutture vitali, comprese le missioni diplomatiche”, si legge nel comunicato, che condanna “l’aggressione iraniana”.
“La sicurezza dello Stato del Kuwait, la sua sovranità e l’incolumità dei suoi cittadini e residenti sul suo territorio costituiscono una linea rossa”, ha aggiunto il ministero.
Sempre mercoledì mattina, le forze armate del Bahrein hanno intercettato e distrutto tre missili iraniani e diversi droni diretti verso “obiettivi civili”.
Il Comando Generale delle Forze di Difesa del Bahrein ha dichiarato in una nota che “l’Iran continua la sua aggressione sistematica attraverso attacchi missilistici e con droni contro infrastrutture civili”.
Il Comando Generale ha inoltre precisato che “i sistemi di difesa aerea del Bahrein hanno intercettato e distrutto con successo tre missili e diversi droni”.
Il consigliere militare della Guida Suprema iraniana, Mohsen Rezaei, ex capo dei pasdaran, ha minacciato un “diluvio di missili e droni” nel caso di un’ulteriore aggressione da parte degli Stati Uniti.
“Ogni colpo e ogni atto di aggressione saranno contrastati da un diluvio di missili e droni”, ha scritto Rezaei su X, in seguito ai raid statunitensi contro una petroliera iraniana e l’isola di Qeshm, ai quali sono seguiti attacchi di rappresaglia contro Kuwait e Bahrein.
I pasdaran rivendicano di aver sferrato “attacchi missilistici precisi e concentrati” contro le basi militari statunitensi in Kuwait in risposta all’attacco statunitense all’isola iraniana di Qeshm.
In una dichiarazione si legge: “Qualsiasi nuova follia, qualsiasi ulteriore aggressione o qualsiasi mossa che tocchi anche solo un centimetro dei nostri confini e della nostra sovranità incontrerà una risposta sismica, schiacciante e decisiva che andrà oltre le normali regole e i limiti, e le nostre coraggiose forze non esiteranno a ridurre in cenere tutte le basi degli aggressori e i loro interessi nella regione. Il tempo del «colpisci e fuggi» è finito, e le forze oppressive devono accettare le gravi conseguenze della loro ignoranza e del loro avventurismo sconsiderato”.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti ha a sua volta affermato: “Le forze statunitensi hanno neutralizzato con successo diversi missili balistici e droni iraniani e hanno condotto attacchi di autodifesa sull’isola di Qeshm in risposta ai tentativi di attacco da parte dell’Iran in tutto il Medio Oriente”.
“L’Iran ha lanciato diversi missili balistici verso i paesi vicini della regione; tuttavia, nessuno di essi ha colpito gli obiettivi previsti. Due missili iraniani lanciati contro il Kuwait non hanno raggiunto la destinazione o si sono disintegrati in volo, mentre tre missili lanciati contro il Bahrein sono stati immediatamente intercettati dalle forze di difesa aerea statunitensi e bahreinite”, spiega ancora il Centcom, che assicura: “Rimaniamo vigili e pronti a difenderci da un’ingiustificata aggressione iraniana durante il cessate il fuoco in corso”.
Sono quindi di nuovo i pasdaran a fornire la loro versione: sono scattati raid di “rappresaglia con missili e droni contro una base aerea statunitense e il quartier generale della Quinta Flotta statunitense. Qualsiasi ulteriore compromissione della sicurezza nello Stretto di Hormuz incontrerà una dura risposta”.
Controreplicano nuovamente gli Usa: “Tutti gli attacchi iraniani contro le forze americane sono falliti. Le forze statunitensi rimangono vigili e pronte a difendersi contro l’aggressione iraniana ingiustificata”, afferma il Centcom, definendo “falso” quanto dichiarato dai pasdaran.
La guerra, come ben si capisce, non è solo di droni, ma anche di propaganda.
Nuova escalation anche sul fronte Mosca-Kiev.
Raid di Kiev su San Pietroburgo nel primo giorno della Davos russa. Colpito un terminale petrolifero della città russa. Attacco ucraino nel Donetsk: un drone contro un autobus provoca la morte di undici persone. Visita a sorpresa del segretario generale della Nato, Rutte, nella capitale ucraina.
Una serie di attacchi tra Ucraina e Russia ha segnato l’ennesima giornata di guerra. Un drone ucraino ha colpito, nella notte, un autobus che collegava Mosca a Simferopol, nella Crimea annessa dalla Russia, uccidendo sette persone e ferendone undici.
Raid di Kiev anche su San Pietroburgo, proprio nella prima giornata della cosiddetta “Davos russa”: alcuni droni hanno colpito, all’alba, il terminale petrolifero della città russa.
Intanto il segretario generale della Nato, Mark Rutte, è arrivato a Kiev per una visita a sorpresa.
“A Yenakiyevo un drone ha colpito un autobus Mosca-Simferopol; secondo informazioni preliminari, sette civili sono stati uccisi. Altre undici persone hanno riportato ferite di varia gravità e tutte stanno ricevendo le cure necessarie”, ha scritto su Telegram Denis Pushilin, capo dell’amministrazione locale istituita dalla Russia.
Secondo il ministero della Difesa russo, 354 droni ucraini sono stati abbattuti sul territorio russo nella notte tra martedì e mercoledì. Il governatore della regione di Leningrado, Aleksandr Drozdenko, ha riferito che ben 50 droni sono stati abbattuti nella sola regione.
Il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, ha confermato che i droni di Kiev hanno colpito il terminale petrolifero di San Pietroburgo.
“Importanti infrastrutture in territorio russo sono state colpite la scorsa notte”, scrive Zelensky sulle reti sociali, “tra queste, il terminale petrolifero di San Pietroburgo. La distanza dal confine di Stato ucraino a questo impianto dell’industria petrolifera russa, fondamentale per lo sforzo bellico, è di circa 1.100 chilometri”.
“Sono stati colpiti anche obiettivi puramente militari nella base di Kronstadt”, aggiunge Zelensky, “un altro obiettivo era un’azienda nella regione di Tambov coinvolta nella produzione di armi russe. La distanza dalla linea del fronte è di quasi 600 chilometri”.
“Ringrazio i nostri uomini per la loro precisione”, conclude il leader di Kiev, “il piano ucraino di attacchi a lungo raggio si sta attuando esattamente come necessario per avvicinare la pace”.
Diverse persone sono rimaste ferite negli attacchi dei droni ucraini che nella notte hanno colpito Kronstadt e San Pietroburgo, nell’oblast russo di Leningrado. Lo riferiscono le autorità russe, che parlano di generici attacchi a “infrastrutture”.
Proprio a San Pietroburgo si è aperto ieri il Forum economico internazionale (Spief), un tempo noto come la “Davos russa”, oggi vetrina delle nuove alleanze di Mosca, impegnata a sfatare la narrazione di un Paese isolato.
Centinaia di capi di governo e top manager occidentali hanno partecipato allo Spief fino a quando l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 non ha innescato il boicottaggio occidentale dell’evento. Il Cremlino afferma che le aziende americane ed europee continuano a essere interessate allo SPIEF, ma molte preferiscono mantenere riservato il proprio coinvolgimento.
Secondo gli organizzatori, quest’anno è prevista la partecipazione di rappresentanti di oltre 130 Paesi, con l’Arabia Saudita nazione ospite. È confermata la presenza di delegazioni provenienti da Egitto, Brasile, Cina, Uzbekistan, Mongolia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan, nonché di Laos, Filippine, Etiopia, Costa d’Avorio, Sudafrica e America Latina.
Per la prima volta dopo diversi anni, sarà presente un funzionario del governo statunitense: il presidente Donald Trump ha scelto Rodney Mims Cook Jr., a capo della Commissione Belle Arti, che sovrintende anche la costruzione della controversa nuova Sala da Ballo della Casa Bianca. Cook parteciperà agli eventi del Forum, tra cui la sessione intitolata “Russia – USA: un dialogo culturale”.





