Il primo ministro spagnolo beatamente in vacanza, noncurante degli incendi in Spagna e della delicata questione di Ceuta
Confesso che, stavolta, non ci avevo creduto. La notizia era troppo assurda per essere vera.
Mentre la Spagna brucia, mentre a Ceuta accade ciò che accade, mentre il governo è travolto da scandali e tensioni, Pedro Sánchez il bellimbusto se ne parte tranquillo per le vacanze alle Canarie. E non per un fine settimana: fino al 27 agosto.
«Impossibile», mi sono detto. Sarà una delle solite bufale.
Così sono andato a controllare il suo account su X. E invece era tutto vero.
Anzi, peggio.
Il premier non si limita a godersi il sole dell’Atlantico: pubblica un video nel quale, sorridente e ciondolante come uno studente all’ultimo giorno di scuola, annuncia con entusiasmo di aver preparato una playlist “para verano”. Traduzione: una raccolta di canzoncine per accompagnare le sue vacanze.
La scena sarebbe persino simpatica, se non fosse che il Paese iberico attraversa una delle fasi più difficili della sua storia recente.
I commenti, in castigliano, sono uno spettacolo.
C’è tutta la Spagna che lavora, paga le tasse e si vergogna per lui. C’è l’indignazione di un popolo che vede il proprio presidente trasformarsi nell’animatore del villaggio turistico mentre il governo fa acqua – y m…rda – da tutte le parti.
Ma Sánchez gode di un privilegio non raro: appartenere alla sinistra. E la sinistra internazionale possiede un’antica indulgenza plenaria.
Se un leader conservatore osasse una simile esibizione, da Bruxelles a Parigi, da El País a Repubblica, si parlerebbe di irresponsabilità istituzionale, di fuga dalle responsabilità, di insulto ai cittadini.
Ma essendo Sánchez un paladino del “socialismo”, invece, tutto si dissolve.
Le vacanze diventano «diritto al riposo». La playlist diventa «vicinanza alla gente».
L’assenza diventa «normalità democratica».
E i sinistronzi nostrani, naturalmente, applaudono.
Basta la vista, amici.





