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Dal petrolio ai materiali strategici

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Dal petrolio ai materiali strategici

Perché il Golfo non vuole più limitarsi a esportare greggio

Se ci limitassimo a osservare Hormuz, l’OPEC o l’aumento della produzione petrolifera degli Emirati, vedremmo soltanto la superficie degli eventi.

Come abbiamo scritto molte volte l’analisi della trasformazione in corso è molto più profonda.

Le monarchie del Golfo hanno ormai compreso che il controllo del greggio non basta più a garantire una posizione dominante nel sistema internazionale.

La vera competizione si è spostata dalla produzione della materia prima al controllo delle filiere industriali, tecnologiche e finanziarie che da quella materia prima derivano.

È questa la chiave che consente di interpretare le strategie adottate negli ultimi tempi da Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e, più in generale, dalle principali potenze energetiche della regione.

Per decenni il Golfo ha esportato petrolio, mentre il valore aggiunto veniva generato nei grandi poli petrolchimici europei, nelle industrie chimiche statunitensi e nelle filiere manifatturiere asiatiche. Oggi quello schema si sta progressivamente invertendo.

Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e, più in generale, le monarchie del Golfo non intendono più limitarsi a vendere energia, vogliono produrre tecnologia, materiali avanzati, componenti industriali e controllare segmenti sempre più estesi della manifattura globale.

Non si tratta di semplice diversificazione economica, ma di una strategia di integrazione verticale del potere. In questa prospettiva possiamo capire meglio Saudi Vision 2030.

La parziale quotazione di Saudi Aramco, la più grande compagnia energetica integrata del mondo, il rafforzamento del Public Investment Fund e gli investimenti nei settori industriali, logistici, tecnologici e infrastrutturali rispondevano a una precisa strategia geopolitica: trasformare la ricchezza prodotta dagli idrocarburi in una nuova architettura di potenza economica e strategica.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno seguito una traiettoria parallela. L’acquisizione della tedesca Covestro da parte della Abu Dhabi National Oil Company, ADNOC, la compagnia petrolifera nazionale dell’Emirato di Abu Dhabi, uno dei maggiori gruppi energetici integrati al mondo, non rappresenta soltanto una delle più importanti operazioni industriali europee degli ultimi anni.

Dal punto di vista geopolitico, ADNOC è ormai molto più di una compagnia petrolifera, costituisce uno strumento di politica industriale e strategica degli Emirati Arabi Uniti, attraverso il quale Abu Dhabi estende la propria influenza lungo l’intera filiera energetica, petrolchimica e manifatturiera.

Per questo l’acquisizione di Covestro assume un significato che va ben oltre una normale operazione societaria, rappresenta un tassello della strategia con cui gli Emirati stanno consolidando la propria presenza nei settori industriali ad alto valore aggiunto e nelle tecnologie che contribuiranno a definire i futuri equilibri economici e geopolitici.

Non indica soltanto una delle più importanti operazioni industriali europee degli ultimi anni, ma il segnale di una strategia che punta a presidiare i segmenti della chimica avanzata e dei materiali ad alto valore aggiunto.

È proprio qui che si manifesta il cambiamento più profondo. La petrolchimica non produce soltanto plastiche o derivati industriali.

Produce materiali compositi per l’aerospazio, polimeri ad alte prestazioni, componenti per l’automotive, fertilizzanti, materiali per semiconduttori, batterie, industria farmaceutica e numerose applicazioni dual use destinate anche ai sistemi della difesa.

Chi controlla questi comparti non esercita soltanto influenza sul mercato energetico, ma condiziona intere filiere industriali e tecnologiche. È lo stesso principio che oggi governa la competizione internazionale per i semiconduttori, le terre rare e i materiali critici.

Il potere non deriva più esclusivamente dalla disponibilità della materia prima, ma dalla capacità di trasformarla in tecnologia, innovazione e superiorità industriale.

Saudi Aramco, ADNOC e SABIC stanno progressivamente evolvendo da compagnie petrolifere a grandi conglomerati industriali, finanziari e tecnologici capaci di competere lungo l’intera catena del valore.

L’energia resta il punto di partenza, ma non rappresenta più il punto di arrivo.

Mentre l’attenzione internazionale continua a concentrarsi sulle decisioni dell’OPEC, sulle tensioni nello Stretto di Hormuz o sulle oscillazioni del prezzo del greggio, la vera competizione si sta già spostando altrove, dal pozzo alla raffineria, dalla raffineria alla petrolchimica, dalla petrolchimica ai materiali avanzati e da questi alle tecnologie strategiche che determineranno la competitività economica, industriale e militare del XXI secolo.

È lungo questa catena del valore che si sta ridisegnando la nuova geografia del potere globale.

Il prossimo presente futuro non sarà soltanto di chi possiederà le risorse energetiche, ma soprattutto di chi saprà trasformarle nel fondamento della superiorità tecnologica, industriale e geopolitica.

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