Home Politica PE: per il Campo largo i Fratelli Musulmani sono innocui fedeli

PE: per il Campo largo i Fratelli Musulmani sono innocui fedeli

0
Fratelli Musulmani

Il terrorismo islamico non esiste per la sinistra europea

Al Parlamento europeo, i partiti della sinistra italiana – il Campo largo, insomma, per non dire ‘lordo’ – hanno votato contro la proposta di collocare i Fratelli Musulmani tra le organizzazioni terroristiche.
Non me ne stupisco.

La sinistra ha una straordinaria capacità di riconoscere il pericolo, purché provenga dalla parte sbagliata. Quando invece si presenta con una bandiera religiosa, una causa antioccidentale e qualche slogan contro Israele, ecco che il pericolo diventa un interlocutore, talvolta persino un alleato.

I Fratelli musulmani non sono un innocuo circolo di devoti dediti alla preghiera. Sono un movimento islamista transnazionale, con una lunga storia di opposizione agli ordinamenti laici e di promozione di un progetto politico fondato sull’Islam.

La loro storia, le loro ramificazioni e i rapporti con gruppi che hanno praticato la violenza impongono un esame rigoroso, non indulgenza ideologica.

Le classificazioni terroristiche, naturalmente, richiedono valutazioni giuridiche precise, non etichette distribuite a piacere.

Ma è proprio questo il punto: per una certa sinistra, il rigore giuridico diventa improvvisamente sacro quando si tratta di non disturbare i propri compagni di strada.

Già si intravedono, qua e là, convergenze elettorali fra ambienti islamisti e sinistra, anche in vista delle comunali.

Il matrimonio d’interesse è promettente: la sinistra porta i voti, l’islamismo porta una visione della società che con molte delle sue battaglie storiche ha ben poco da spartire. E pazienza se, lungo la strada, bisogna accomodare qualche principio.

L’antisemitismo?

Si denuncia con fervore, purché non si presenti travestito da antisionismo militante.

I diritti delle donne?

Si difendono con passione, purché non si debba discutere di chi vorrebbe ricondurle sotto la tutela maschile.

La democrazia?

La si proclama a ogni comizio, salvo scoprire che non tutti coloro che invocano la libertà intendono concederla anche agli altri.

È una curiosa forma di emancipazione: si liberano le donne dalla tradizione occidentale per riconsegnarle a quella islamista; si combatte l’intolleranza cristiana immaginaria e si sorvola su quella islamista reale; si proclama l’universalità dei diritti e poi si scopre che l’universalità ammette eccezioni, purché politicamente convenienti.

E c’è poi la laicità dello Stato, altro vessillo che la sinistra ha agitato per decenni, con particolare accanimento contro il suo avversario preferito: la Chiesa cattolica.

In nome della laicità si è voluto espellere il cristianesimo dalla scuola, la morale cristiana dal dibattito pubblico, la tradizione religiosa dalla vita civile. Tutto, pur di confinare la fede nello sgabuzzino delle coscienze private.

Poi arriva l’islamismo politico e la laicità va in soffitta. Di fronte a chi non concepisce affatto la separazione fra religione e potere, fra legge civile e precetto religioso, i suoi più fieri paladini scoprono d’improvviso il fascino del relativismo, del dialogo senza condizioni e delle indulgenze culturali.

La laicità, insomma, era un principio universale, ma con un’applicazione curiosamente selettiva: inflessibile con il cristianesimo, accomodante con chi nega proprio quella distinzione fra fede e potere che si pretendeva di difendere.

Non era la laicità dello Stato, dunque. Era la laicità contro la Chiesa. E, come spesso accade alle battaglie combattute non per un principio ma contro un avversario, basta che cambi il nemico perché il principio venga abbandonato.

Naturalmente, non tutti i musulmani sono terroristi e non ogni interlocutore politico è un complice. Ma proprio per questo occorrerebbe valutare e distinguere, non assolvere preventivamente chiunque si trovi dalla parte opposta dell’Occidente.

Il campo largo, invece, sembra aver trovato una nuova frontiera del progressismo: l’alleanza con chi, almeno in alcune delle sue correnti, non considera affatto la democrazia liberale il punto d’arrivo della civiltà, ma un ostacolo da aggirare.

Poi, quando le contraddizioni presenteranno il conto, ci sarà sempre un comunicato per spiegare che non si era capito, che le intenzioni erano buone, che il contesto era complesso.

Le intenzioni, in politica, sono quasi sempre eccellenti. I risultati, un po’ meno.

E i diritti delle donne, gli ebrei, la laicità e la democrazia potranno attendere: prima vengono le alleanze. E raccoglier voti nella palude islamica.

Autore

  • Biagio Buonomo

    Biagio Buonomo, napoletano, Dottore di Ricerca in Storia e a lungo professore a contratto di Letteratura Italiana presso l'UNISOB, è stato per ventitré anni notista culturale dell'Osservatore Romano. Scrive saggi di letteratura che pubblica e romanzi che, almeno fino a ora, tiene ben chiusi nel cassetto.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui