Avvicendamenti in Vaticano: il rinnovamento sotto Papa Prevost
Il pontificato di Leone XIV sta portando avanti un ricambio significativo ai vertici della Curia romana e delle istituzioni vaticane.
A poco più di un anno dall’inizio del suo ministero, il Papa agostiniano sta consolidando la propria squadra con nomine che combinano continuità e discontinuità rispetto all’eredità di Francesco e un rinnovamento generazionale e geografico.
Nelle ultime settimane si sono concentrati diversi movimenti di rilievo. Il Cardinale Luis Antonio Tagle è il nuovo Decano del Collegio cardinalizio. Il 9 ottobre 2026 Papa Leone ha accettato la rinuncia del cardinale Giovanni Battista Re di 92 anni e ha approvato l’elezione di Tagle, pro-prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione.
Il porporato filippino, 69 anni, è il primo asiatico a ricoprire questo incarico. Assume il titolo suburbicario di Ostia mantenendo quello di Albano. Il Decano ha un ruolo centrale nelle fasi di sede vacante e nei conclavi.
Tagle, che per un certo periodo ha goduto della stima incondizionata di Bergoglio e poi sembra essere caduto dalle grazie del Pontefice defunto, subentra a quel Re che di Francesco fu un fedelissimo alleato. Tagle era presidente di Caritas Internationalis dal 2015.
Nel novembre 2022 Francesco azzerò l’intera dirigenza dell’organizzazione, presidente compreso, e nominò un commissario straordinario. Un’indagine esterna aveva evidenziato gravi carenze di gestione e di clima interno: casi di bullismo, umiliazioni, favoritismi e un morale del personale molto basso. Non emerse, però, nessun illecito finanziario né abuso sessuale.
Tagle non gestiva direttamente le operazioni quotidiane, c’era un segretario generale laico, ma come presidente aveva la responsabilità ultima. Secondo alcune ricostruzioni, tra cui un’inchiesta di La Croix, era a conoscenza dei problemi ma non era intervenuto con sufficiente fermezza.
Questa decisione fu letta da molti osservatori come una “bacchettata” o un segnale di sfiducia verso Tagle sul piano della capacità di governo e di amministrazione.
In ambienti vaticani e mediatici si disse che Francesco si era deluso dalla scarsa capacità del cardinale filippino di gestire strutture complesse e conflitti interni.
Nonostante l’azzeramento di Caritas Tagle mantenne, e in seguito rafforzò, il suo incarico principale e molto più importante: la guida del Dicastero per l’Evangelizzazione, ex Propaganda Fide, uno dei posti più strategici della Curia, continuò a essere usato da Francesco per missioni delicate e di grande visibilità, ad esempio come inviato speciale al Congresso Eucaristico Nazionale USA nel 2024, e non ci furono altre sanzioni o allontanamenti.
In pratica, Francesco criticò (e punì) la gestione di Caritas, ma non ritirò la fiducia complessiva a Tagle come figura pastorale e missionaria. Per cui questa sostituzione, importantissima perché toglie il Decanato all’ultimo esponente in vita della Segreteria di Stato di Giovanni Paolo II, va intesa essenzialmente per quella che è: un avvicendamento legato all’estrema vecchiaia del pur sanissimo Cardinale bresciano.
Mons. Vittorio Francesco Viola, O.F.M., è il nuovo Arciprete della Basilica di San Pietro, Vicario generale di Sua Santità per la Città del Vaticano e Presidente della Fabbrica di San Pietro. La nomina è del 10 ottobre 2026.
Viola, 61 anni, francescano, era fino a quel momento segretario del Dicastero per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Sostituisce il cardinale Mauro Gambetti, trasferito il 3 ottobre ad arcivescovo metropolita di Chieti-Vasto e praticamente degradato con un gesto senza precedenti.
Al suo posto al Culto Divino è salito mons. Aurelio García Macías, fino ad allora sottosegretario. La sostituzione di Gambetti era nell’aria e per certi versi necessaria. Le critiche riguardano quasi esclusivamente la sua gestione della Basilica di San Pietro e della Fabbrica di San Pietro (2021 – 2026).
Sotto accusa è stata la sua gestione “manageriale” della Basilica, per aver trasformato San Pietro in una “macchina turistica”. Il simbolo delle polemiche è stato il progetto di ampliare il punto di ristoro sulle terrazze della cupola, il cosiddetto “bistrot di San Pietro”, visto da molti come una commercializzazione indebita di uno spazio sacro.
È stato altresì criticato per iniziative come videomapping, show con droni, eventi mediatici, sedie di plastica e un approccio giudicato troppo orientato al marketing e ai grandi flussi di visitatori.
Inoltre, durante il suo mandato si sono verificati diversi episodi gravi sull’Altare della Confessione – uomo nudo nel 2023, altri atti vandalici e di profanazione eucaristica nel 2025 – 2026 – senza che egli abbia rafforzato sufficientemente la sorveglianza e abbia svolto sempre e per tempo i riti di riparazione, mentre ha minimizzato gli episodi, attribuendoli alla “fragilità della società” o all’influsso dei media.
Inoltre, Gambetti ha avuto un conflitto con il Capitolo di San Pietro, di cui pure era il capo, perché ha centralizzato competenze economiche e amministrative a favore della Fabbrica, riducendo il ruolo e l’autonomia dei canonici.
Questa riforma è stata percepita da molti canonici come uno “svuotamento” di un’istituzione secolare. Ha causato poi tensioni interne, contenziosi di lavoro e un clima di malumore diffuso.
Gambetti è stato poi criticato per un approccio giudicato troppo “ingegneristico” e poco sensibile alle dinamiche tradizionali della Basilica e alcuni ambient lo hanno attaccato anche per l’accoglienza di eventi – come il pellegrinaggio dell’associazione cattolica e LGBT La Tenda di Gionata – e per una linea giudicata troppo lassista in morale.
Il trasferimento di Gambetti e l’arrivo di Viola a San Pietro mantengono una presenza francescana in un luogo simbolico, ma portano un profilo diverso: Viola proviene dall’area liturgica e ha un passato legato ad Assisi e alla Caritas.
Suor Mary Teresa Barron, irlandese, è stata nominata, l’8 ottobre, segretaria aggiunta del Dicastero per l’Evangelizzazione, sezione per la prima evangelizzazione e le nuove Chiese particolari, e presidente delle Pontificie Opere Missionarie. È un altro passo nella crescente presenza di donne in ruoli apicali della Curia.
Queste nomine si inseriscono in una serie di movimenti avviati da Leone XIV fin dal 2025. Nel Dicastero per la Comunicazione, a giugno 2026 una laica, María Montserrat Alvarado, è diventata Prefetto. Nel Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale suor Alessandra Smerilli, FMA, è stata nominata Prefetto, con il Cardinale Fabio Baggio come pro-prefetto, una delle poche donne a guidare un dicastero, ma di fatto commissariata.
Meno recentemente ma molto più profondamente il Papa ha inciso sulla Terza Loggia. Il 30 marzo 2026 Papa Leone XIV ha operato un triplo movimento di rilievo nella Segreteria di Stato e nella diplomazia pontificia.
Mons. Edgar Peña Parra, venezuelano, 66 anni, sostituto per gli Affari Generali dal 2018, è stato nominato Nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino. Ha lasciato quindi il ruolo di “numero tre” della Curia, il più vicino al Papa nella gestione quotidiana, e torna in diplomazia, restando però a Roma, sede di via Po.
Al suo posto come Sostituto per gli Affari Generali è arrivato mons. Paolo Rudelli, italiano di Bergamo, 55 anni all’epoca, fino a quel momento nunzio in Colombia.
Rudelli aveva già lavorato nella Prima Sezione della Segreteria di Stato ed è un profilo diplomatico di fiducia. Contestualmente, mons. Petar Rajič, che era nunzio in Italia, è stato nominato Prefetto della Casa Pontificia, incarico rimasto vacante da diversi anni.
Si è trattato di un riassetto delicato: Peña Parra, figura di continuità con il pontificato di Francesco, viene spostato in un ruolo importante ma esterno alla gestione quotidiana della Curia, mentre un italiano di formazione diplomatica entra nel cuore operativo della Segreteria di Stato.
Il passaggio di consegne del 30 marzo 2026 tra Edgar Peña Parra e Paolo Rudelli non è stato solo un avvicendamento formale, ma segna un cambio di stile e di equilibrio interno alla Segreteria di Stato.
Peña Parra, venezuelano, nato nel 1960, era stato chiamato da Papa Francesco nell’agosto 2018 a sostituire Angelo Becciu come Sostituto. Era rimasto in carica per quasi otto anni, attraversando la pandemia, la morte di Benedetto XVI, quella di Francesco e il Conclave del 2025.
Nel suo saluto di congedo ha parlato di “momenti di sofferenza istituzionale”, alludendo soprattutto allo scandalo finanziario del Palazzo di Londra, che aveva pesantemente coinvolto la Segreteria di Stato durante il suo mandato. La sua sostituzione era auspicabile.
Le critiche su di lui si concentrano su tre filoni principali. Se le accuse personali e morali, provenendo soprattutto da un uomo come Carlo Maria Viganò, che si è prestato ad ogni campagna diffamatoria contro Ratzinger e Bergoglio, sono perciò stesso prive di credibilità e in effetti non hanno riscontri oltre ad essere grottescamente esagerate, quelle legate alla gestione dello scandalo finanziario del Palazzo di Londra (Sloane Avenue) sono più scivolose e possono avere tanto peso quanto più si crede alla malafede di quell’affare – sul quale, però, a mio avviso, si è creato un caso mediatico del tutto inconsistente per ragioni politiche.
Peña Parra è arrivato in Segreteria di Stato nel 2018, quando l’operazione era già in corso, perché avviata sotto Becciu. A Peña Parra si rinfaccia di aver ratificato contratti e pagamenti, compresi 15 milioni di euro a Gianluigi Torzi, con leggerezza o senza sufficienti controlli, di aver ammesso in tribunale a Londra (luglio 2024) di aver firmato fatture false e di essersi trovato “in trappola”, di aver gestito la vicenda in modo che ha causato perdite economiche molto elevate e un grave danno di immagine alla Santa Sede.
Egli stesso ha definito la vicenda una “Via Crucis” e ha sempre sostenuto di essere stato vittima di frode e di aver cercato di limitare i danni. E onestamente ritengo sia vero. I critici, specie media italiani, lo accusano però di aver proseguito una gestione opaca e di aver protetto o non controllato sufficientemente l’Ufficio amministrativo.
L’ambito in cu però le contestazioni sono più significative è quello dello stile di governo e rapporti interni. È stato accusato di atteggiamento “arrogante” e di aver privilegiato rapporti con connazionali venezuelani, il cosiddetto “amoral familism”, criticato per i costi legali elevati legati al processo di Londra e alcuni ambienti lo hanno definito “ricattabile” o troppo legato al sistema di potere di Francesco.
Il che è l’unica cosa davvero grave per un uomo al suo posto, perché il semplice fatto di essere chiacchierato, anche senza forti fondamenta, lo esponeva a possibili condizionamenti anche solo di riflesso.
Rudelli, al contrario, arriva con un profilo più tecnico e meno esposto. Nato il 16 luglio 1970 a Gazzaniga (BG), cresciuto a Gandino, entra nel Seminario minore di Bergamo ancora ragazzo e completa la formazione al Pontificio Seminario Romano Maggiore.
È ordinato sacerdote il 10 giugno 1995 per la diocesi di Bergamo dal vescovo Roberto Amadei. Consegue il dottorato in Teologia morale e la licenza in Diritto canonico presso la Pontificia Università Gregoriana con una tesi sul matrimonio come scelta di vita. Frequenta la Pontificia Accademia Ecclesiastica (1998 – 2001).
Durante gli anni romani presta servizio come cappellano nel carcere di Rebibbia. Entra nel servizio diplomatico della Santa Sede il 1° luglio 2001. Dal 2001 al 2003 è in Nunziatura in Ecuador, dal 2003 al 2006 in Nunziatura in Polonia. Nel 2006 – 2014 lavora alla Sezione per gli Affari Generali della Segreteria di Stato prima come segretario, poi come consigliere di nunziatura.
Nel 2009 – 2014 è Economo della Pontificia Accademia Ecclesiastica. Tra il 2014 e il 2019 è Osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo.
Il 3 settembre 2019 Papa Francesco lo nomina arcivescovo titolare di Mesembria e nunzio apostolico. La sua consacrazione episcopale, il 4 ottobre 2019, è celebrata da Papa Francesco, e i co-consacranti sono il cardinale Pietro Parolin e il cardinale Peter Turkson. Nel 2020 – 2023 è Nunzio apostolico in Zimbabwe. Nel 2023 – 2026 è Nunzio apostolico in Colombia.
È Rudelli, dunque, diplomatico di lungo corso, con esperienza sia sul campo, America Latina e Africa, sia nel cuore della Curia. Rudelli è quindi di formazione rigorosa e con un curriculum che unisce preparazione teologico-giuridica e pratica diplomatica, la sua nomina segna il ritorno di un italiano in un ruolo strategico dopo gli anni di Peña Parra.
Il legame diretto con Parolin è considerato da molti osservatori un elemento di continuità e di fiducia reciproca: la nomina di un italiano di formazione diplomatica “paroliniana” è stata interpretata come un segnale che il Segretario di Stato mantiene un’influenza significativa anche sotto Leone XIV.
In sintesi, abbiamo continuità istituzionale con l’apparato diplomatico formato sotto Francesco e Parolin ma discontinuità di stile e soprattutto fine dei personalismi rispetto a Peña Parra, che, non a caso, non è stato del tutto allontanato da Roma: da una gestione più esposta e legata agli anni più tumultuosi della Segreteria di Stato a un profilo discreto, tecnico e “interno”.
Rudelli rappresenta poi il ritorno di un italiano dopo la parentesi latinoamericana, tanto più significativa per il rapporto tra mons. Paolo Rudelli e il cardinale Pietro Parolin. Il legame tra i due non è solo istituzionale, ma si fonda su una conoscenza diretta e su una traiettoria comune all’interno della Segreteria di Stato.
Rudelli ha prestato servizio nella Prima Sezione, Affari Generali, della Segreteria di Stato tra il 2006 e il 2014, proprio negli anni in cui Parolin consolidava la propria influenza, prima come Sostituto dal 2009 al 2013, poi come Segretario di Stato dal 2013.
Si tratta, quindi, di un periodo in cui i due hanno condiviso lo stesso ambiente di lavoro e le stesse dinamiche operative. Perciò, quando Leone XIV ha nominato Rudelli Sostituto, 30 marzo 2026, diversi osservatori e fonti vaticane hanno interpretato la scelta come una conferma dell’influenza ancora rilevante di Parolin.
In pratica, la scelta di un profilo “paroliniano” – italiano, diplomatico di carriera, già formato all’interno della Segreteria di Stato – è stata letta come un segnale di continuità e di fiducia reciproca tra il nuovo Papa e il Segretario di Stato.
L’8 aprile 2026, quando Rudelli ha preso possesso dell’incarico, è stato proprio il cardinale Parolin a presentarlo ufficialmente al personale e ai collaboratori della Sezione Affari Generali, in un incontro tenutosi nella Biblioteca della Segreteria di Stato.
Un gesto istituzionale che sottolinea la collaborazione diretta e la continuità di governo. Rudelli rappresenta la scuola diplomatica “classica” della Segreteria di Stato, quella che Parolin ha guidato e plasmato per oltre un decennio.
È un profilo discreto, tecnico, poco mediatico, molto diverso da quello di Peña Parra. Con Rudelli al posto di Sostituto, Parolin ha al proprio fianco un collaboratore che conosce dall’interno le dinamiche della Prima Sezione e con cui esiste già un rapporto di fiducia personale e professionale.
La nomina è stata interpretata da molti come la prova che Parolin, nonostante i rumor ricorrenti su un possibile avvicendamento, mantiene un peso rilevante nelle decisioni di Leone XIV, almeno per quanto riguarda gli equilibri interni alla Segreteria di Stato.
In sintesi, il rapporto Rudelli-Parolin non è di mera subordinazione gerarchica, ma di continuità formativa e di fiducia reciproca, consolidata nel tempo attraverso il lavoro comune, la consacrazione episcopale e, infine, la collaborazione al vertice della macchina curiale.
Va inoltre menzionata la pubblicazione, a novembre 2025, dei nuovi Regolamenti della Curia romana e del personale, che completano l’attuazione della Praedicate Evangelium di Francesco, con maggiore attenzione a trasparenza, procedure e organizzazione del lavoro.
Leone XIV sembra dunque lavorare su tre binari paralleli: continuità riformista, apertura internazionale e generazionale, equilibri interni – il controllo di luoghi sensibili come San Pietro e il Collegio cardinalizio viene affidato a persone di fiducia, in un momento in cui il Papa sta anche affrontando questioni di salute, ha annunciato all’Angelus dell’11 ottobre 2026 di doversi operare per un nodulo polmonare individuato in fase iniziale.
Il risultato è una Curia che non rompe radicalmente con il passato recente, ma che sta progressivamente assumendo il volto del nuovo pontificato. In sintesi, gli avvicendamenti di queste settimane non sono isolati: fanno parte di un disegno più ampio di consolidamento del governo pontificio a un anno e mezzo dall’elezione di Leone XIV.
Va menzionato anche il cambio al Pontificio Seminario Romano Maggiore Il 16 settembre 2026. Mons. Michele Di Tolve (milano, 63 anni, vescovo ausiliare di Roma e rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore dal 2023) è stato nominato vescovo di Chioggia.
Di Tolve aveva una lunga esperienza formativa (era stato rettore del Seminario di Milano dal 2014 al 2020) e a Roma coordinava anche gli ambiti della vocazione, del clero e della vita consacrata.
Al suo posto come rettore del Pontificio Seminario Romano Maggiore è stato nominato mons. Simone Renna (leccese, 52 anni, fino a quel momento sottosegretario del Dicastero per il Clero).
Nato a Lecce il 10 luglio 1974, prima della scelta sacerdotale si è laureato in Giurisprudenza all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (aveva inizialmente pensato alla magistratura).
Entrato poi in seminario, venne ordinato sacerdote il 29 giugno 2004 per l’arcidiocesi di Lecce dall’arcivescovo Cosmo Francesco Ruppi.
Conseguì il dottorato in Diritto canonico presso la Pontificia Università Lateranense. È stato egli stesso alunno del Pontificio Seminario Romano Maggiore e, in seguito, vi ha prestato servizio come educatore.
Dal 1° ottobre 2019 è stato Officiale della Congregazione, poi Dicastero, per il Clero, dal 9 febbraio 2022 Sottosegretario dello stesso Dicastero, dal 2023 Consultore del Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita, dal 2025 Membro della Commissione disciplinare della Curia romana
Renna è lui stesso un ex alunno del Seminario Romano Maggiore. Il cardinale vicario Baldo Reina ha annunciato la nomina in contemporanea con la Sala Stampa vaticana.
Questo cambio interessa direttamente la formazione del clero della diocesi del Papa e segna il passaggio da un vescovo con esperienza milanese e romana a un sacerdote più giovane, di estrazione curiale e giuridica.
Queste due operazioni, marzo e settembre 2026, mostrano lo stile di Leone XIV: movimenti calibrati, senza strappi; valorizzazione di figure già presenti nell’apparato, sia diplomatico sia curiale; attenzione sia ai gangli centrali del potere, Segreteria di Stato, sia alla formazione del clero, Seminario Romano.
Renna ha definito la nomina “una sorpresa di Dio” e ha detto di sentire di “tornare a casa”, perché il Seminario Romano è il luogo in cui si è formato. Ha sottolineato l’importanza di una pastorale giovanile significativa e di formatori che siano modelli autentici per i seminaristi.
Profilo giuridico-pastorale, con solida esperienza curiale e un legame personale con l’istituzione che ora guida.
Il passaggio al Pontificio Seminario Romano Maggiore (16 settembre 2026) è più lineare e meno “politico”, ma non meno significativo.
Michele Di Tolve, milanese, nato nel 1963, era stato nominato da Papa Francesco nel 2023 vescovo ausiliare di Roma e, quasi contemporaneamente, rettore del Seminario Romano Maggiore.
Proveniva da una lunga esperienza formativa: era stato rettore del Seminario di Milano (2014 – 2020). A Roma aveva coordinato non solo il Seminario Maggiore, ma anche gli ambiti della vocazione, del clero e della vita consacrata.
Il cardinale vicario Baldo Reina, nel momento dell’annuncio del trasferimento a Chioggia, lo ha ringraziato pubblicamente “per la grande generosità” messa al servizio della Chiesa di Roma. Simone Renna gli succede con un profilo diverso ma complementare. Non è un vescovo, ma un sacerdote che ha vissuto in prima persona la vita del Seminario Romano, prima come alunno, poi come educatore.
Questo lo rende un “uomo di sistema” della formazione sacerdotale a livello universale, chiamato ora a guidare il seminario della diocesi del Papa. Il legame tra i due è soprattutto di continuità istituzionale all’interno della diocesi di Roma. Eppure, la sostituzione era nell’aria e per molti necessaria.
Le critiche più consistenti a Di Tolve riguardano soprattutto il suo stile di governo nei seminari, prima a Milano, poi a Roma, e si basano in gran parte su testimonianze raccolte da siti come Silere non possum e da fonti anonime interne.
Nella gestione del Seminario di Milano (2014 – 2020) molti sacerdoti e ex-seminaristi ambrosiani lo accusano di aver “distrutto” il seminario, con uno stile descritto come autoritario, irascibile e ossessivo del controllo, mediante installazione di telecamere di videosorveglianza in tutto l’edificio, usate, secondo le testimonianze, per monitorare movimenti e incontri dei seminaristi, colloqui molto strutturati e controllati (i seminaristi dovevano preparare le risposte per iscritto e inviarle in anticipo), accuse di “figli e figliastri” con grande favore verso i fedelissimi, rigidità e allontanamenti bruschi verso chi non rientrava nel suo sistema; forte calo del numero di seminaristi durante il suo rettorato.
Nella Gestione del Pontificio Seminario Romano Maggiore (2023 – 2026) aveva avuto lo stesso schema di controllo e clima di tensione segnalato anche a Roma, ricevendo critiche per un approccio giudicato più punitivo e ispettivo che formativo e di accompagnamento e facendo un progetto di riforma del seminario rimasto sostanzialmente sulla carta e coltivando tensioni interne e malumori tra i formatori e i seminaristi.
La sua partecipazione a eventi su orientamento sessuale e vocazioni ha partecipato a presentazioni di libri sul tema “integrare orientamento sessuale e vocazione”, attirando critiche sia da ambienti tradizionali, per eccessiva apertura, sia da ambienti progressisti, per incoerenza.
La nomina a vescovo di Chioggia in effetti non è una “promozione” di peso, ma piuttosto un trasferimento in una diocesi piccola, circa 100.000 abitanti, una cinquantina di sacerdoti.






