Perché nessuno ha capito la reale struttura della legge elettorale e il trionfo del Kayfabe
Buongiorno a tutti.
Dal momento che le notizie riportate ieri sono di importanza epocale, facciamo solo un piccolo riassunto cercando di dare una buona domenica a tutti, forse.
Oggi riprendiamo, quindi, i fatti riportati ieri e che potete rileggere sfogliando la pagina, per chiarire alcuni aspetti che temo in tanti non abbiano compreso bene, altrimenti le urla dai recinti sarebbero state ancora più assordanti e confuse di quanto registrato.
Nel focus di oggi è necessario fare un’operazione di cinismo pedagogico assoluto e smontare pezzo per pezzo, con i registri della realtà alla mano, il meccanismo normativo che ha incendiato i talk-show e la piattaforma nelle ultime ore, ma che in realtà non tocca minimamente quello che veramente è successo, dimostrando come il Kayfabe del wrestling applicato alla politica e alla geopolitica sia argomento ancora ostico da comprendere nel fulcro delle sue funzioni sul campo.
Con l’onestà intellettuale che contraddistingue questa pagina, dobbiamo registrare un fatto tanto evidente quanto spietato: sul ring del social e dei salotti televisivi, nessuno ha ancora capito una singola mazza della reale struttura profonda sia della nuova legge elettorale approvata come della manovra petrolifera USA/Russia.
Mentre i chierici delle propagande continuano a fare rumore per festeggiare le poltrone e i venditori di slogan sventolano le bandiere sui social convinti di aver segnato un punto a favore della propria tifoseria, la fisica dei rapporti di forza reali ci dice che hanno appena baciato la lama della ghigliottina che il realismo politico ed economico ha calato sul loro collo.
Stanno celebrando quella che credono essere una blindatura del perimetro partitico, senza accorgersi che l’abolizione del ballottaggio e il premio di maggioranza assegnato direttamente al primo turno rappresentano la scomposizione geometrica e la totale sterilizzazione di ogni populismo commerciale.
Nel vecchio sistema a doppio turno, la pletora dei micropartiti dell’ultima ora e dei ‘comitati del dissenso monetizzato sui social’, tanto di moda adesso nel tentativo di capitalizzare un dissenso genuino che difficilmente si farà irretire, cercava di applicare strategie di accaparramento senza avere la minima cognizione di cosa consista una vera “Guerra digitale” pianificata.
Comunque, nel caso in cui fossero riusciti a raccogliere numeri sufficienti per partecipare, la vecchia architettura permetteva loro di correre in totale autonomia al primo turno per “contarsi”, incassare click sulla bacheca e poi presentarsi al ballottaggio a ricattare le coalizioni grandi, contrattando poltrone in cambio di voti
Era l’idrovora immateriale della propaganda di curva.
Con la riforma ieri passata in contabilità, questo teatrino è finito per sempre.
Chi vuole toccare palla e gestire la materia pesante dello Stato è obbligato a strutturarsi e a stringere contratti bilaterali rigidi prima ancora che si aprano i seggi.
Se decidi di correre da solo con il tuo partitino dell’ultima ora nato dalla pancia, la matematica del premio al primo turno ti cancella dai registri della terraferma il lunedì mattina stesso, murandoti vivo all’angolo e lasciandoti fuori dal Parlamento senza un singolo grammo di ossigeno istituzionale.
Per personaggi ed asset inaffidabili che campano solo di click e retorica da “uomo forte”, la malaparata è matematica. Per non sparire dal tabellone, saranno costretti a genuflettersi e a implorare ospitalità dentro le coalizioni grandi.
Ma visti i chiari di luna di lealtà precedente e la propaganda materiale fatta finora contro gli stessi che dovranno accettarli, le condizioni che verranno dettate, se verranno dettate, saranno unicamente di totale sottomissione politica, svuotati di ogni reale leva di ricatto.
Le pance destre e sinistre sono escluse dal realismo di guerra, e chi preferisce continuare a propalare illusioni identitarie senza essersi mai misurato sul campo contro il Drago burocratico verrà annientato dalla dinamica elettorale odierna il giorno dopo il voto.
Nessuno capisce questa morsa perché nessuno sa leggere la Postura della dissimulazione difensiva, come ormai dimostrato dalle propagande viste finora contro il governo in carica.
Qui ci tengo a ripetermi: la mia non è assolutamente una presa di posizione per una bandiera, ma il pensiero di chi già da anni è caduto negli inganni e l’ha pagato sulla propria pelle e quindi ha compreso il meccanismo di pancia che fa innalzare dei personaggi alla gestione comune che poi, dopo le chiacchiere iniziali, producono disastri inenarrabili. Rimando a leggere quanto scritto ieri per ulteriori approfondimenti.
Per far comprendere il Machiavelli all’opera unito alle regole del Kayfabe istituzionale, spiego anche come si sia riusciti a fare questa cosa, perché riuscirci è l’esempio plastico della struttura politica sovrana di emergenza.
L’Uniparty offshore di Bruxelles e del Quirinale voleva calare questo lucchetto normativo, terrorizzato dall’idea di subire “sgarri” imprevisti dal basso che non riesce oggi più a prevedere, perché non è certo di avere preordinato a sufficienza la “medicina” per annientare la sovranità tenuta celata finora ma che sono certi, loro sì, che esiste e sia pronta a esplodere.
Quindi, dopo i tentativi falliti della discesa in campo della Baby Berlusconi ed essere stati “scoperti” al ristorante mentre complottavano, hanno pensato di blindare in qualche modo una loro illusione.
Ma chi da anni surfa nelle onde della tempesta ed è riuscito in tanti anni a resistere e:
1. Dare la spallata definitiva a Draghi nel momento giusto per poi far finire la follia globalista neoliberista iniziata da Monti;
2. Mantenere poi i conti millimetricamente a posto per non farsi scannare da Bruxelles;
3. Riuscire anche a mantenere un equilibrio pericoloso con Mattarella evitando governi tecnici o del presidente che ci avrebbero fatto ricadere nella follia;
4. Evitare altre follie sanitarie;
5. Mettere in campo una commissione Covid che, nei limiti concessi dalla situazione, ha comunque portato alla sbarra la situazione pandemenza togliendola dal silenzio;
6. Aver tolto dalle maglie burocratiche offshore della Banca d’Italia la proprietà aurea nazionale dandola al popolo italiano, in vista di monete a credito imminenti;
7. Mantenere quindi la forza economica e la stabilità necessaria in una Europa che, al contrario, sta cadendo a pezzi.
E non parliamo dell’azione del 2019, quando qualcuno riuscì ad avere in mano il Copasir, perché sarebbe complicato spiegarlo, e comunque questa è un’altra storia.
Difficile da spiegare ma che unisce Italia e Stati Uniti di Trump fin da quel momento.
Quindi, dicevo, credete davvero che chi ha l’esperienza politica ed economica di aver tenuto in piedi un Paese a queste condizioni si faccia mettere i piedi in testa proprio quando la situazione mondiale, finalmente, si avvia al ritorno di un paradigma basato sull’economia reale?
I politici scafati da purghe evitate e i tecnici economici della produzione reale, che abbiamo per fortuna nei ministeri chiave, hanno cavalcato cinicamente quella paura istituzionale.
Hanno assecondato la gabbia per ottenere l’unica materia prima che serve a traghettare il Paese in questa transizione epocale: la stabilità forzata e geometrica del quadro politico per i primi anni, tenendo i dilettanti lontani dalle risorse fisiche e permettendo di difendere sottotraccia i nostri veri caveaux, il risparmio privato diffuso e le 2.452 tonnellate d’oro, di cui ho scritto abbondantemente ieri, in attesa del tornante decisivo delle situazioni mondiali e assicurandosi il rinnovo del Presidente della Repubblica, sottraendo i prossimi sette anni, o quattordici a dire il vero, ai giochini machiavellici di sopravvivenza.
Anche riguardo al gasolio russo annunciato da Trump, che tra parentesi sembra sia in viaggio verso gli Stati Uniti fin dal 22 settembre, confermando come le notizie vengano rese pubbliche quando serve, il caos mentale da parte di tutti ha espresso la perfetta impossibilità di raccapezzarsi, dopo anni di “certezze” sviluppate attraverso i filtri dell’ingegneria sociale contraria e le “certezze” ideologiche tanto care agli italiani.
Ho tentato per anni di spiegare il “sistema Trump” e il Kayfabe che da sempre utilizza nelle sue esternazioni, ho tentato di spiegare il motivo storico della situazione attuale, ma quasi inutilmente.
Oggi semplicemente la realtà dice che quasi nessuno non conosce la strategia americana che nei fatti ha disinnescato il Deep State oltreatlantico e la armata europea dei ricatti e della burocrazia che pareva invincibile e in cui, come dicevo prima, fin dal 2019 qualcuno in Italia ha lavorato, contribuendo per arrivare ad oggi.
Questa morsa istituzionale interna che ho descritto prima è l’esatto equivalente europeo di quanto sta accadendo sui mercati pesanti transatlantici.
Mentre i leader provvisori del sistema europeo continuano a scannarsi sui talk-show per le sanzioni di carta, mantenendo posizioni traballanti sul loro territorio e cercando continuamente di foraggiare una guerra impossibile, Donald Trump ha disattivato unilateralmente l’intero software sanzionatorio offshore su Truth Social mettendo in piazza la fisica dei flussi: l’accordo immediato con Mosca per 300.000 tonnellate di gasolio subito, altre 500.000 a novembre e 1.000.000 subito dopo.
Un vettore di sfondamento logistico che prepara e blinda l’imminente Summit polacco, togliendo la paura psicologica alle Nazioni dell’Est per stringere accordi bilaterali perfetti basati unicamente sulla logistica ferroviaria e sulla sussistenza termodinamica delle risorse.
Non vi dico altro, se non che ieri sera per la prima volta dopo un decennio sono riuscito a vedere un notiziario mainstream mettendomi pure a ridere di gusto.
Chi possiede la logica e oggi gli strumenti forensi per decodificare la materia, sa da sempre decodificare il Kayfabe e oggi è cosciente e può provare che la ricchezza vera si misura sui lingotti blindati e su un tessuto industriale che difende la propria cassa biologica, mentre nel resto del mondo le stablecoin ancorano la moneta all’oro reale, insensibile alle paturnie delle ideologie di curva.





