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Stato soteriologico? No, grumo di incapaci da licenziare

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Stato soteriologico

L’Italia capofila mondiale per strategie e campagne vaccinali non aggiorna il piano pandemico

Una delle grandi truffe ideologiche attuate durante il COVID è stata quella di introdurre il concetto di Stato soteriologico e di infallibilità della scienza medica, mentre il mondo della sanità barcollava tra incompetenza, cialtroneria e affari.

Il ragionamento che voglio introdurre tocca una questione politica e filosofica importante: la trasformazione della tutela della salute da funzione dello Stato in una fonte di legittimazione quasi morale del potere pubblico.

La definizione di Stato soteriologico è efficace come categoria interpretativa: uno Stato che non si limita a proteggere la collettività, ma si presenta come il soggetto chiamato a salvarla da una minaccia, rivendicando per questo un’autorità eccezionale sulle condotte individuali.

Durante il COVID, in alcuni momenti, la comunicazione istituzionale ha assunto proprio questa tonalità: la conformità alle indicazioni sanitarie veniva rappresentata non soltanto come una scelta prudenziale, ma anche come un dovere morale da Stato etico verso la comunità.

Il problema emerge quando a questa pretesa di autorità si accompagna un’insufficiente disponibilità a riconoscere errori, incertezze e responsabilità e anche tanta cialtroneria.

Il meccanismo dello Stato soteriologico

Lo si può scomporre in quattro passaggi: la minaccia sanitaria, che è un rischio reale, accompagnato da incertezza scientifica; la delega all’autorità tecnico-scientifica, in base alla quale le competenze degli esperti diventano il principale riferimento delle decisioni politiche; la moralizzazione delle decisioni (il dissenso da una misura può essere trattato come irresponsabilità morale, anziché valutato anche nel merito); la crisi di responsabilità (se la misura fallisce, diventa più difficile distinguere l’errore scientifico dalla decisione politica e dall’inefficienza amministrativa).

Il punto critico è se l’autorità abbia presentato come necessità scientifiche decisioni che contenevano anche scelte politiche, economiche e morali.

La scienza non è infallibile: è proprio questo il suo metodo

Qui occorre una distinzione epistemologica fondamentale. La scienza formula ipotesi, raccoglie dati, confronta risultati e corregge le conclusioni quando emergono nuove evidenze. Gli esperti interpretano le evidenze, ma possono divergere, sbagliare o avere conflitti d’interesse.

Il Governo decide le misure da adottare, bilanciando benefici sanitari, costi sociali, libertà individuali e sostenibilità economica. L’amministrazione sanitaria deve trasformare quelle decisioni in capacità operative concrete.

La letteratura scientifica sulla comunicazione durante il COVID ha riconosciuto problemi nella trasparenza dell’incertezza, nella relazione fra scienza e politica e nell’indipendenza e trasparenza dei gruppi consultivi.

Perciò, quando una decisione politica viene presentata come «ciò che dice la scienza», si rischia di nascondere la parte propriamente politica della scelta: chi sopporta i costi, quali diritti vengono limitati, quali alternative sono state scartate e con quali prove.

La contraddizione italiana tra enfasi e incapacità

Nel caso italiano, il contrasto tra l’enfasi sulla leadership vaccinale internazionale e le carenze nella preparazione pandemica è un esempio concreto della distanza possibile tra autorità dichiarata e capacità effettiva.

Uno Stato può rivendicare competenza internazionale, imporre obblighi e chiedere sacrifici ai cittadini; ma, proprio per questo, deve essere sottoposto a controlli proporzionati alla portata dei suoi poteri.

Altrimenti la responsabilità rischia di essere asimmetrica: ai cittadini viene chiesta obbedienza, mentre alle istituzioni viene concessa una fiducia preventiva.

La questione democratica, quindi, non è scegliere fra scienza e libertà. È impedire che il prestigio della scienza diventi uno scudo per decisioni politiche sottratte alla discussione, per amministrazioni non preparate o per interessi privati insufficientemente controllati.

La sanità pubblica è legittimata dalla qualità delle prove, dalla proporzionalità delle misure e dalla responsabilità verificabile di chi decide, non da una presunta infallibilità.

Il 26 settembre 2014, nell’ambito del Global Health Security Agenda (GHSA), l’Italia assunse la leadership internazionale dell’Action Package Prevent-4 – Immunization, dedicato all’immunizzazione.

Il 29 settembre l’AIFA, allora presieduta da Sergio Pecorelli, pubblicò il comunicato ufficiale sull’incarico ricevuto dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin alla Casa Bianca, alla presenza del presidente statunitense Barack Obama.

Nel 2020, al momento dell’arrivo del COVID, l’Italia, perla mondiale della vaccinazione, si trova con un piano pandemico datato al 2006 e mai aggiornato.

Incomprensibile che un ministero della Salute che si presenta come avanguardia vaccinale sul piano internazionale sia poi incapace di aggiornare il piano pandemico, che è strettamente legato alla problematica vaccinale. Se ne deduce che siamo in presenza di una struttura di incapaci durata decenni.

La contraddizione è non solo seria, ma drammatica, soprattutto perché riguarda non soltanto una decisione sbagliata, ma la continuità amministrativa dello Stato e la capacità di trasformare le competenze dichiarate in preparazione concreta.

Se un ministero assume un ruolo internazionale nella prevenzione delle malattie infettive e nelle strategie vaccinali, è ragionevole aspettarsi che disponga anche di una pianificazione pandemica aggiornata, di scorte adeguate, di protocolli verificati e di una catena decisionale esercitata. Non è necessario che i due programmi siano identici: è necessario che siano coordinati.

Il piano pandemico mai aggiornato

Il piano pandemico del 2006 prescriveva che la preparazione fosse aggiornata costantemente seguendo le linee guida concordate.

Eppure, secondo il rapporto dell’OMS sulla prima risposta italiana al COVID-19, il piano era stato riconfermato nel 2017, mentre la pianificazione era rimasta «più teorica che pratica».

Questo significa che il problema non era semplicemente non aver previsto il SARS-CoV-2 in ogni dettaglio. Un piano pandemico serve proprio a preparare il sistema a un agente patogeno nuovo, la cui natura non è ancora del tutto nota: definisce responsabilità, sorveglianza, approvvigionamenti, procedure ospedaliere e coordinamento tra Stato e Regioni.

La ricostruzione non può fermarsi a Beatrice Lorenzin, pur essendo lei ministro durante una parte decisiva del periodo, Nel 2006 viene elaborato il piano pandemico originario.

Nel periodo 2014 – 2018 Beatrice Lorenzin è ministro della Salute e nel 2017 il piano viene riconfermato e viene approvata la legge sugli obblighi vaccinali.

Attenzione. La conferma amministrativa di un piano non equivale al suo aggiornamento tecnico e operativo. E nel caso italiano questa distinzione è documentata.

Il resoconto del Senato del 19 giugno 2020 riportava già la contestazione secondo cui l’ultimo aggiornamento sostanziale risaliva al 2010, mentre il piano era stato successivamente confermato senza un’effettiva revisione.

Anche lo studio scientifico Response to COVID-19: was Italy (un)prepared? rileva che, quando arrivò la pandemia, il piano nazionale più aggiornato disponibile era quello del 2006 e che né il piano nazionale né quelli regionali vennero utilizzati come strumenti effettivi di governo della crisi.

La sequenza è questa: 2006: piano pandemico nazionale, 2010 aggiornamento tramite indicazioni ministeriali per la stagione influenzale 2010 – 2011, 2017 riconferma del piano, senza un aggiornamento sostanziale equivalente a una nuova pianificazione operativa, 2020: emergenza COVID-19 e gravi difficoltà nella risposta, 2021: approvazione del nuovo piano PanFlu 2021 – 2023.

Questo rafforza la questione della responsabilità istituzionale: non basta che un documento esista negli archivi o sia formalmente confermato; occorre verificarne l’attualità, tradurlo in procedure, aggiornare le scorte, assegnare compiti e provare il funzionamento del sistema.

E c’è un punto ulteriore: nel periodo in cui l’Italia rivestiva il ruolo internazionale di guida per l’immunizzazione, la pianificazione pandemica nazionale rimaneva sostanzialmente ferma. È una discrepanza documentata che richiede una spiegazione amministrativa e politica.

Ripartiamo dall’inizio e ricostruiamo l’intera cialtronaggine italiana

Il 26 settembre 2014, nell’ambito del Global Health Security Agenda (GHSA), l’Italia assunse la leadership internazionale dell’Action Package Prevent-4 – Immunization, dedicato all’immunizzazione.

Il 29 settembre l’AIFA, allora presieduta da Sergio Pecorelli, pubblicò il comunicato ufficiale sull’incarico ricevuto dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin alla Casa Bianca, alla presenza del presidente statunitense Barack Obama.

Per ricostruire correttamente la vicenda bisogna però tenere distinti tre piani:

  • La nomina internazionale: che cosa comportava la leadership italiana nel GHSA e quali impegni prevedeva.
  • Gli atti italiani di politica vaccinale: piani nazionali, intese Stato-Regioni, decreti-legge, leggi e circolari del periodo.
  • Il nesso tra i due piani: quali documenti attestano un collegamento e quali, invece, non dimostrano che una norma italiana sia stata imposta dalla nomina internazionale.

Una precisazione importante sulle date: l’annuncio del settembre 2014 parlava dei «prossimi cinque anni».

La documentazione descrive quindi un mandato collocato indicativamente nel periodo 2014 – 2019; non va confuso con un incarico giuridico italiano che avrebbe automaticamente autorizzato il Ministero a imporre nuove vaccinazioni.

L’atto internazionale: che cosa venne effettivamente affidato all’Italia

Febbraio 2014, nascita del GHSA. La Global Health Security Agenda viene lanciata come iniziativa multilaterale per rafforzare la capacità dei Paesi di prevenire, individuare e contrastare le minacce infettive.

Il 26 settembre vertice alla Casa Bianca. Beatrice Lorenzin e Sergio Pecorelli partecipano al summit GHSA di Washington, al quale interviene Barack Obama. Il Ministero italiano assume la leadership del pacchetto dedicato all’immunizzazione.

Il 29 settembre con un comunicato ufficiale (n. 387) l’Agenzia italiana del farmaco pubblica la notizia secondo cui l’Italia avrebbe guidato per cinque anni le strategie e le campagne vaccinali mondiali.

Il documento tecnico centrale: GHSA Immunization Action Package

Il documento tecnico del GHSA dedicato all’immunizzazione è reperibile nell’archivio ufficiale dei Centers for Disease Control and Prevention statunitensi (CDC).

Il punto più importante è che il documento indica due Paesi guida: Italia e Portogallo, non l’Italia da sola. Gli altri Paesi e le organizzazioni internazionali figurano come contributori.

Il programma di lavoro quinquennale comprendeva dieci linee d’azione principali:

vaccinazioni

Queste sono attività di sanità pubblica, sorveglianza, comunicazione e preparazione alle epidemie. Il documento non attribuisce all’Italia il potere di legiferare per altri Stati: prevede attività coordinate con organizzazioni quali OMS, FAO e OIE.

Gli atti italiani del periodo 2014 – 2019

Qui è necessario distinguere gli atti che stabiliscono la politica vaccinale italiana dagli atti che attestano la partecipazione al GHSA.

Febbraio 2012 – Il quadro precedente e il coordinamento internazionale riguarda un atto del 22 febbraio 2012: Intesa sul Piano nazionale di prevenzione vaccinale 2012-2014. È il piano nazionale precedente al mandato GHSA. Costituisce il quadro di riferimento italiano per l’armonizzazione delle strategie vaccinali e per l’offerta dei vaccini sul territorio. Il documento è disponibile sul sito del Ministero della Salute.

Documento: PNPV 2012-2014 – testo ufficiale

Settembre 2014 – Comunicato AIFA n. 387, 29 settembre 2014. È la fonte italiana ufficiale che rende pubblica la leadership GHSA. Riporta le dichiarazioni di Lorenzin e Pecorelli e collega l’iniziativa internazionale al rafforzamento delle campagne informative e al coinvolgimento di università e scuole. È un comunicato istituzionale, non un decreto-legge, una legge o un accordo internazionale ratificato dal Parlamento.

18 novembre 2014 – Avviso ministeriale per i progetti Euromed. Il Ministero della Salute pubblica un avviso per progetti di partenariato sanitario nell’area euro-mediterranea. Tra le aree figurano i servizi vaccinali. L’avviso dichiara di tenere conto del ruolo del Ministero nella GHSA, delle priorità della presidenza italiana dell’UE e di Expo 2015. È un esempio documentato di traduzione della partecipazione internazionale in attività amministrative concrete.

Il Piano nazionale 2017 – 2019: è il principale atto di programmazione vaccinale del periodo è il Piano nazionale di prevenzione vaccinale (PNPV) 2017-2019.

19 gennaio 2017: Intesa in Conferenza Stato-Regioni, repertorio atti n. 10/CSR. – 18 febbraio 2017: pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, n. 41. – 23 gennaio 2017: pubblicazione della pagina ministeriale dedicata al piano.

Il piano mira ad armonizzare le strategie vaccinali sul territorio nazionale, garantendo un accesso equo ai vaccini e ai servizi d’immunizzazione. Comprende la programmazione dell’offerta vaccinale, gli obiettivi di copertura e il coordinamento tra Stato e Regioni.

Fonti ufficiali: Pagina ministeriale PNPV 2017 – 2019 – Intesa Stato-Regioni in Gazzetta Ufficiale

Decreto-legge 7 giugno 2017, n. 73 – Questo è l’atto normativo centrale per l’estensione degli obblighi vaccinali durante il mandato di Lorenzin.

D.L. 73/2017 – Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale 7 giugno 2017 – G.U. n. 130 del 7 giugno 2017

Il decreto introdusse l’obbligo vaccinale per i minori di età compresa tra zero e sedici anni. Il testo originario fu successivamente modificato in sede parlamentare.

Testo originario in Gazzetta Ufficiale – D. Legge 31 luglio 2017, n. 119

La legge di conversione, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 182 del 5 agosto 2017, convertì il decreto con modifiche. Il regime risultante prevedeva dieci vaccinazioni obbligatorie e gratuite per i minori interessati e per i minori stranieri non accompagnati: Poliomielite, Difterite, Tetano, Epatite B, Pertosse, Haemophilus influenza tipo b, Morbillo, Rosolia, Parotite, Varicella.

Per l’accesso ai servizi educativi per l’infanzia e alle scuole dell’infanzia, il rispetto degli obblighi aveva conseguenze specifiche; per la scuola primaria e i gradi successivi operavano procedure di verifica, recupero e sanzioni amministrative. Il quadro applicativo comprendeva eccezioni per immunità documentata e condizioni cliniche incompatibili con la vaccinazione.

Fonte normativa: Testo coordinato del D.L. 73/2017 con le modifiche della L. 119/2017

Il rapporto con la nomina GHSA: la legge 119/2017 richiama il PNPV 2017 – 2019 e gli obblighi assunti a livello europeo e internazionale. Questo dimostra che la politica vaccinale nazionale era inserita in un quadro di impegni sanitari più ampio.

Circolare del 15 gennaio 2018 – Il Ministero della Salute pubblicò una circolare per fornire agli operatori uno schema di riferimento per il recupero dei minori inadempienti agli obblighi vaccinali previsti dal D.L. 73/2017.

La circolare fu predisposta dalla Direzione generale della prevenzione sanitaria in collaborazione con il Gruppo tecnico consultivo nazionale sulle vaccinazioni, istituito il 25 settembre 2017, su richiesta delle Regioni.

È un atto applicativo: orienta le procedure di recupero, ma non è la fonte originaria dell’obbligo, che deriva dalla legge.

Decreto ministeriale 17 settembre 2018: Anagrafe nazionale vaccini – Il decreto istituì presso il Ministero della Salute l’Anagrafe nazionale vaccini. Fu pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 257 del 5 novembre 2018.

L’anagrafe serve a raccogliere informazioni sui soggetti vaccinati e da vaccinare, sulle dosi e sulle date di somministrazione e, secondo le disposizioni applicabili, sulle omissioni o differimenti e sugli eventuali effetti indesiderati. Lo scopo dichiarato è monitorare i programmi vaccinali, calcolare le coperture e fornire dati alle autorità nazionali e internazionali.

Fonte: Ministero della Salute – Anagrafe nazionale vaccini

Cronologia sintetica degli atti principali

vaccinazione in Italia

 

Fonti normative e istituzionali: Ministero della Salute

Che cosa si può concludere dai documenti

Dalla documentazione reperita si possono stabilire quattro fatti distinti.

La leadership internazionale è documentata. L’Italia fu designata Paese guida, insieme al Portogallo, per il pacchetto GHSA sull’immunizzazione.

Il mandato aveva contenuti operativi specifici. Comprendeva sorveglianza, campagne vaccinali, comunicazione, risposta ai focolai, capacità diagnostica e vaccinazione degli operatori sanitari.

Nel medesimo periodo la politica vaccinale italiana fu rafforzata da atti nazionali, in particolare il PNPV 2017 – 2019, il D.L. 73/2017 e la L. 119/2017, seguiti da atti applicativi e dall’Anagrafe nazionale.

La coincidenza temporale e la presenza di richiami agli impegni internazionali non bastano a dimostrare una catena di comando unica. Per sostenere che la nomina internazionale abbia determinato direttamente la legge italiana, occorrerebbe trovare atti preparatori, verbali, corrispondenza o documenti di coordinamento che attestino quel nesso.

Una conduzione politico amministrativa irresponsabile

La contraddizione che evidenzia una situazione politico amministrativa cialtronesca è che l’Italia partecipava alla guida internazionale delle strategie d’immunizzazione, ma all’inizio del 2020 presentava gravi lacune nella preparazione operativa a una pandemia.

Questa non è soltanto una critica politica: la documentazione istituzionale e gli studi pubblicati descrivono problemi concreti.

La chiave è distinguere ciò che l’Italia era incaricata di fare sul piano vaccinale da ciò che avrebbe dovuto essere in grado di fare in caso di emergenza epidemica.

La contraddizione, punto per punto

2014-2019: leadership sull’immunizzazione. L’Italia assume un ruolo guida nell’Action Package GHSA dedicato alle vaccinazioni. L’obiettivo è rafforzare coperture vaccinali, sorveglianza delle malattie prevenibili, comunicazione e risposta ai focolai.

2020: pianificazione pandemica inadeguata. Il piano italiano di preparazione a una pandemia influenzale risaliva al 2006 ed era stato riconfermato nel 2017, senza un aggiornamento sostanziale adeguato alle necessità emerse nel 2020. La preparazione operativa non corrispondeva alle esigenze dell’emergenza.

Febbraio-marzo 2020: risposta sotto pressione. L’identificazione tardiva della circolazione virale, la difficoltà nel riconoscere i contagi senza legami noti con la Cina, la pressione sugli ospedali e la carenza di dispositivi protettivi misero in evidenza limiti nella sorveglianza e nella capacità di risposta.

Il documento che rende la questione particolarmente rilevante

La fonte istituzionale più utile è il COVID-19 Health System Response Monitor, realizzato dall’Osservatorio europeo sui sistemi sanitari, con la partecipazione dell’OMS e dell’European Observatory on Health Systems and Policies.

Nella ricostruzione relativa all’Italia, il rapporto osserva che, pur esistendo formalmente un piano pandemico influenzale, il Paese fu colpito in poche settimane da una crisi enorme e che il quadro operativo del piano – compresi ruoli e tempistiche degli interventi – non venne seguito.

Fonte: European Observatory – Italy, governance and COVID-19 response

Questo elemento è importante perché distingue due problemi: piano formalmente esistente (un documento può essere approvato o riconfermato); preparazione effettiva (personale, scorte, catene decisionali, esercitazioni, protocolli aggiornati e capacità di attuare tempestivamente le misure). Avere il primo non garantisce il secondo.

Perché il piano del 2006 era ancora il riferimento?

Il piano pandemico del 2006 era stato elaborato dopo le precedenti emergenze sanitarie e prevedeva indicazioni per le autorità, le strutture sanitarie e le Regioni.

Era quindi un vero strumento di preparazione, non un documento inesistente. Il problema è che, secondo le ricostruzioni della risposta italiana, il piano era rimasto inadeguato rispetto alla situazione affrontata nel 2020.

La sequenza amministrativa merita attenzione.

2006: adozione del piano pandemico influenzale.

2014-2019: mandato italiano di leadership nell’Action Package sull’immunizzazione del GHSA.

2017: riconferma del piano pandemico, mentre veniva approvato anche il nuovo Piano nazionale di prevenzione vaccinale.

2020: esplosione dell’emergenza COVID-19.

25 gennaio 2021: approvazione del nuovo Piano strategico-operativo nazionale di preparazione e risposta a una pandemia influenzale, il PanFlu 2021 – 2023.

Il nuovo piano venne dunque approvato dopo l’inizio della pandemia. Il Ministero stesso dichiarò che intendeva mettere a sistema le lezioni apprese durante la crisi.

Che cosa dimostra, e che cosa non dimostra, la nomina del 2014?

La nomina non prova che l’Italia disponesse di un sistema pandemico efficiente. Il GHSA affidava la leadership di un pacchetto tecnico tematico: non certificava automaticamente la capacità complessiva del Paese di affrontare un’emergenza sanitaria.

D’altra parte, quella leadership rende legittime domande più esigenti: Quali attività di preparazione e sorveglianza furono effettivamente realizzate dall’Italia nel quinquennio? Quali indicatori vennero utilizzati per verificare i risultati?

Furono condotte esercitazioni nazionali e regionali e furono corretti i problemi emersi? Chi era responsabile dell’aggiornamento del piano pandemico e perché il piano rimase sostanzialmente fermo? Esistevano relazioni di avanzamento del GHSA che segnalassero carenze italiane?

Per rispondere occorre mettere a confronto i rapporti di avanzamento dell’Action Package con gli atti italiani e con le valutazioni successive sulla risposta al COVID-19.

La conclusione documentabile, allo stato delle fonti consultate, è questa: la leadership internazionale nell’immunizzazione e la preparazione pandemica nazionale erano due ambiti diversi; nel 2020 l’Italia mostrò lacune rilevanti proprio nella seconda.

La questione politica e amministrativa da chiarire è perché la partecipazione a un programma internazionale di sicurezza sanitaria non si sia tradotta in una preparazione operativa adeguata.

Non è necessario ipotizzare una regia occulta per porre questa domanda: la discrepanza tra incarico, pianificazione e risultati è già un problema concreto di responsabilità pubblica.

Le responsabilità politiche

L’elenco cronologico dei Ministri della Salute italiani che si sono succeduti dal 2006 al 2020, con l’indicazione del rispettivo Governo:

Ministri salute

 

Dettaglio sui passaggi chiave

Accorpamento e ricostituzione del Ministero (2008–2009): All’inizio del Governo Berlusconi IV (maggio 2008), la delega alla Salute fu inizialmente accorpata al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali guidato da Maurizio Sacconi, con Ferruccio Fazio come Sottosegretario e poi Vice Ministro con delega alla Salute. Il Ministero della Salute è stato poi restituito autonomamente il 13 dicembre 2009 con la nomina ufficiale di Ferruccio Fazio a Ministro.

Il mandato più lungo: Beatrice Lorenzin ha mantenuto la carica ininterrottamente per oltre 5 anni attraverso tre governi differenti (Letta, Renzi e Gentiloni), legando il suo nome in particolare alla riforma sull’obbligo vaccinale scolastico (Legge Lorenzin del 2017).

Il periodo dell’emergenza COVID-19: Roberto Speranza, nominato nel settembre 2019 sotto il Governo Conte II, si è trovato a gestire le fasi più acute della pandemia di COVID-19 in Italia, rimanendo in carica fino all’ottobre 2022.

Il percorso strabiliante di Beatrice Lorenzin

Beatrice Lorenzin è a tutti gli effetti un personaggio politico trasversale: ha avuto un percorso politico caratterizzato da un’evoluzione da posizioni di centro-destra verso l’area di centro-sinistra.

Cronologia delle sue appartenenze di partito:

Forza Italia (1996 – 2009): Inizia l’attività politica nel movimento giovanile di Forza Italia, diventandone prima coordinatrice nel Lazio e poi coordinatrice nazionale (2006 – 2008).

Con Forza Italia ricopre vari incarichi amministrativi a Roma e viene eletta per la prima volta alla Camera dei Deputati nel 2008.

Il Popolo della Libertà – PdL (2009 – 2013): Con lo scioglimento di Forza Italia, confluisce nel PdL. Sotto questa bandiera viene confermata deputata nel 2013 e nominata Ministro della Salute nel Governo Letta.

Nuovo Centrodestra – NCD (2013 – 2017): Nel novembre 2013, alla spaccatura del PdL guidata da Angelino Alfano, decide di non aderire alla rinata Forza Italia e fonda NCD, rimanendo ministro anche con i successivi governi Renzi e Gentiloni.

Alternativa Popolare – AP / Civica Popolare (2017 – 2019): Con lo scioglimento di NCD diventa coordinatrice nazionale di Alternativa Popolare. Alle elezioni politiche del 2018 si candida alleata col centro-sinistra guidando la lista elettorale Civica Popolare.

Partito Democratico – PD (Dal 2019 ad oggi): Nel settembre 2019 annuncia l’adesione ufficiale al Partito Democratico. Con il PD viene eletta Senatrice della Repubblica nel 2022 e assume l’incarico di Vicepresidente del Gruppo PD – Italia Democratica e Progressista al Senato.

I governi cambiano il piano resta vecchio

2018-2020: si succedono altri governi e altri responsabili amministrativi; il piano continua a essere il riferimento quando esplode l’emergenza.

Gennaio 2020: viene dichiarato lo stato di emergenza, ma il piano pandemico non diventa la base operativa di una risposta pienamente organizzata.

2021: viene approvato il piano PanFlu 2021-2023, dopo l’inizio della pandemia.

La responsabilità politica riguarda le priorità e la vigilanza del ministro; quella amministrativa riguarda chi aveva il compito di aggiornare e attuare il piano; quella operativa riguarda chi avrebbe dovuto attivarlo e coordinare la risposta. Sono livelli distinti, che possono sovrapporsi ma non vanno confusi.

C’è stato anche un procedimento giudiziario

Il 12 maggio 2026 ANSA ha riferito che il GUP di Roma ha dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione nel procedimento riguardante Ranieri Guerra, Giuseppe Ruocco e Maria Grazia Pompa, relativo al mancato aggiornamento del piano pandemico e alla gestione dell’emergenza.

La precisazione giuridica è essenziale: la prescrizione non equivale a una condanna, ma neppure a un’assoluzione nel merito. Non consente quindi di presentare come accertata la responsabilità penale degli indagati.

Il punto politico-amministrativo

La documentazione permette di formulare una contestazione circostanziata: un sistema amministrativo che aveva il dovere di aggiornare la preparazione pandemica non ha garantito che quel dovere si traducesse in una capacità operativa adeguata.

Ed è proprio qui che la leadership vaccinale internazionale diventa rilevante. Non perché dimostri automaticamente una responsabilità penale, ma perché rende inevitabile chiedere quali verifiche, esercitazioni e risultati accompagnassero quell’incarico.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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