Una prospettiva originale che mette in luce la modernità dell’Eleatico
“So di non sapere” disse Socrate, che preferì la cicuta, risolvendo ogni cosa.
E se gli uomini si fossero sempre sbagliati, peccando di ὕβρις, con le loro narrazioni ingannevoli?
Qual è il frutto della conoscenza?
“CORO… E cosa avremmo potuto dire e fare di diverso?!
Questo siamo ed è la storia di tutti noi, quella prova che
tu KURT cercavi, e che ci insegna questo.
Con un’immagine, cara a PASCAL, potremmo anche aggiungere che
siamo come canne al vento o, per dirla con LEOPARDI,
come una ginestra generata sul crinale dello Sterminator Vesevo
o come altre “figure” simili, e tutti che ri-suoniamo
dalla più remota antichità e dall’utero materno che fino a
oggi ci ha generato, prima che l’IA non provveda altrettanto
o diversamente”.
Così si chiude il “Parmenide” di Angelo Giubileo, fresco di stampa, 84 pagine di alta filosofia, chiara e comprensibile nell’esposizione di concetti affascinanti e complessi che, in forma anche “colloquiale” ci permettono di esplorare il desiderio di conoscenza, quel ponte tra pensiero antico e sfide scientifiche moderne fino all’ipotesi di un futuro “post-umano” e di manipolazione della realtà secondo principi ancora in via di esplorazione, cercando di rispondere, non sempre in buona fede e quindi falsi “sacerdoti“, a domande che da sempre angustiano l’uomo e di cui una su tutte è emblematica: “ma noi abbiamo bisogno di essere salvati o non piuttosto siamo già tutti salvi?”
L’autore ci propone una lettura stimolante e illuminate di come si è sviluppato il pensiero filosofico dimostrando che la filosofia antica in fondo ha già detto tutto e come l’eleatico, Parmenide, grande sua passione, possa dialogare con le scienze e la riflessione contemporanea.
Il tema centrale del testo riguarda la verità originaria dell’essere e il modo in cui si manifesta attraverso la tradizione culturale, il linguaggio e il pensiero filosofico.
Ma perché proprio Parmenide è così centrale in Giubileo?
Perché chiude “ab initio” ogni questione con “l’Essere È!”
Ma è cosa?
Eterno rispetto al Tempo; Indifferente, rispetto allo Spazio; Tautologico, cioè vero in sé e per sé, al di là di ogni rappresentazione sia essa immagine, numero o parola.
Per comprendere meglio diventa essenziale distinguere tra “Essere” e “Ente”, problematica centrale in Heidegger, altra passione dell’autore, che insiste sull’esigenza di liberarsi dalle forme linguistiche e concettuali dell’”ente” per comunicare il dettato dell’“essere”, il nucleo originario e puro del pensiero, al di là di qualsiasi rappresentazione dove quel “È” assume un significato che non necessita di predicato, la via dell’Essere ammette solo una parola come si evince dal frammento di Parmenide e “allora di via resta soltanto una parola, che è”!
Il libro di Angelo Giubileo non è solo una autorevole panoramica storica e critica del pensiero filosofico di Parmenide, quella che ci propone è una prospettiva originale che mette in luce la modernità dell’Eleatico.
Chiunque voglia confrontarsi con il nucleo più autentico del pensiero sull‘Essere, lontano da semplificazioni e fraintendimenti tradizionali, troverà nel libro del filosofo salernitano un universo di riflessioni che passano dalla chiave metafisica a quella “fisica” e operativa, condotta con approccio rigoroso e multidisciplinare, attingendo a studi storici, filologici e matematici, per offrire al lettore una prospettiva innovativa del pensiero di Parmenide.
L’autore individua nell’ultimo secolo tre principali direttrici interpretative del pensiero di Parmenide: la scuola italiana di Guido Calogero, l’analisi di Martin Heiddeger in Germania e il contributo di Emanuele Severino in Italia.
Ma Angelo Giubileo integra tutto con il pensiero di Giorgio De Santillana, ponendo particolare attenzione alla tensione tra il pensiero antico, in equilibrio tra metafisica e realtà concreta e le successive riletture moderne del filosofo di Elea.
Giubileo suggerisce una visione del pensiero parmenideo con il suo “L’Essere È e non può non essere” e “il Non Essere non E’ e non può essere”, non più come pensiero astratto e trascendente, ma strettamente connesso anche all’azione e al fare cioè attribuendo a Parmenide una qualità di pensatore profondamente realistico: l’Essere e il Medesimo non sono concetti statici, ma parti di un equilibrio dinamico e permanente.
C’è un fil rouge che scorre nella narrazione filosofica e Giubileo lega e collega diverse culture: quella greca di Parmenide e quindi Aristotele e Platone riguardo ai fondamenti dell’essere e del tempo; quello indiano con i riferimenti ai concetti di Purusha, del dio Visnu, del mantra AUM e di Atman che rimandano al linguaggio della verità universale, alla ciclicità e al sacrificio cosmico; quella del pensiero moderno di Heidegger avuto riguardo all’Holzwege, nella distinzione tra Essere, Esserci e Ente; quella del simbolismo universale dove luce/tenebra (rigorosamente, qui, al singolare!), Uno/molti/Uno e armonia cosmica disvelano un comune principio di tradizione originaria.
Le tradizioni hindu, greca e quella cristiana condividono archetipi: il linguaggio dell’Essere che rimanda alla comprensione del “ciò che è” e il linguaggio dell’Ente nelle sue forme simboliche teologiche e politiche.
Indifferenza, ciclicità, complementarietà di visibile e invisibile sono mappe di orientamento nel percorso che si dipana tra “Il Volo”, “Verità e Tradizione”, “Dell’Inizio”, “Il Principio di Indifferenza”, “Il corpo di realtà”, “Il testamento del Principe di Lampedusa”; “Il Medesimo” che poi sono i titoli dei capitoli del libro, raccolta e testimonianza di pensiero.
Giubileo si sofferma sul Principio di indifferenza, punto fermo alla domanda “perché qualcosa accade in un momento piuttosto che in un altro?” e vi risponde alla De Santillana con riguardo a Aristotele e Parmenide evidenziando che gli eventi nel tempo soggiacciono a continuità cosmica e casualità relativa.
E che dire dell’Essere tra visibile e invisibile? L’uomo e il cosmo sono pensati come visibile e invisibile, entrambi pienamente presenti (Parmenide). L’essere manifesto si compone dei 4 elementi classici: acqua, fuoco, aria, terra e la loro interazione definisce l’essenza delle cose. L’Essere invisibile è tenebra come parte non manifesta dell’esser – presente.
Tutto è pieno di luce e notte invisibile, indifferenza e complementarietà.
Il principio di Armonia e Dharma: se la ενέργεια di Aristotele è armonia cosmica che in sanscrito è Dharma, riflesso dell’immutabilità del Principio supremo, il Re del Mondo mantiene equilibrio e pace, manifestazioni del principio cosmico dove l’uno diventa molti e i molti tornano a Uno.
Però il libro di Angelo Giubileo non è solo filosofia allo stato puro bensì pure sollecitazione politica con implicazioni sociali: la trasposizione di luce/tenebra rimanda alle categorie del bene/male, amico/nemico ( Carl Schmitt), alla concorrenza tra autorità temporale e autorità spirituale (Guénon), al sistema di potere nelle società organizzate secondo gerarchie (Aristotele, Plutarco fino all’Apocalisse), al rapporto tra individuo e comunità, con la distinzione tra realtà originaria e realtà storico-politica.
Me vi è poi uno scopo ultimo per l’uomo dopo tutto questo suo pensare e cercare? La deificazione? Raggiungere lo stato supremo? Superare la separazione tra conoscitore e conosciuto è possibile? È possibile conoscere la verità dell’Essere senza interferenze del linguaggio dell’Ente?
La via della gnosi (Jnana-Marg) e la via della devozione/azione (Bhakti/Karma Marga) sono sentieri che accompagnano il lettore alla comprensione di concetti affascinanti, potenti, di ribellione contro gli steccati, contro narrazioni preconfezionate per i più svariati scopi eccetto forse l’unico che conti, la verità.
Il Parmenide di Angelo Giubileo è quindi un’opera che unisce rigore accademico e visione futurista, capace di offrire al lettore strumenti concettuali, prospettive innovative su Parmenide e sul ruolo della scienza nell’evoluzione umana secondo un fil rouge che tutto unisce.
È un ottimo libro, da leggere e rileggere, non solo dedicato ai cultori di filosofia ma per chiunque voglia confrontarsi con le grandi domande su Tempo, Spazio e Destino.


Paola Bergamo, imprenditrice di formazione classico giuridica, scrittrice e opinionista si occupa di cultura e politica. Presidente Centro Studi MB2, Animatore perpetuo Circolo Culturale La Caduta, Presidente Premio Mario e Guido Bergamo e Premio Scoiattolo d’Oro.


