
Leggere l’esortazione apostolica “Laudate Deum”, firmata da papa Francesco e uscita il 4 di ottobre, è semplicemente imbarazzante.
A parte un ristretto incipit dove Dio è citato brevemente e un capitolo conclusivo che, in qualche modo, si occupa degli aspetti spirituali, il testo è un raffazzonato pamphlet politico che abbraccia una tesi climatica tipica della propaganda ispirata dalla finanza internazionale e dalla ideologia woke e che affronta, con idee poche e confuse, il tema del multilateralismo, con una cerchiobottismo che si affanna a tenere i piedi in due scarpe, l’una negli Usa e l’altra in Cina.
Sembra di leggere un copia e incolla di vari articoli usciti negli ultimi mesi sulla questione climatica, il ché fa del testo, dal punto di vista scientifico, semplicemente una rassegna di idee già note.
Detto così parrebbe di dire che la Chiesa cattolica apostolica romana abbia imboccato la strada di una discesa verticale verso la banalità.
Invece, a ben guardare, l’operazione condotta con la Laudate Deum è un ritorno al Medioevo e allo scontro tra l’auctoritas e il libero pensiero, con un Papa che sceglie, tra le varie tesi scientifiche, quelle che ritiene essere corrette, marcandole con l’auctoritas del Soglio di Pietro, così come fece la Chiesa nei secoli passati.
A partire dall’XI secolo e con maggiore forza nel XII e nei successivi, “l’uomo rivendica – scrive Nicola Abbagnano – una sempre maggiore autonomia della ragione, cioè della sua iniziativa intelligente, nei confronti delle istituzioni tipiche del mondo medievale (la chiesa, l’impero, il feudalesimo) che tendevano a far apparire come derivanti dall’alto tutti i beni di cui egli potesse disporre”. [i] Dall’alto dei cieli, ma, soprattutto, dall’alto del potere.
Un esempio preclaro del confronto tra l’auctoritas e la rivendicazione dell’autonomia della scienza è costituito dalla Scuola di Chartres.
“Le fonti della cultura chartriana – scrive Enzo Maccagnolo – oltre ad Agostino e i Padri, sono Boezio per l’aritmetica e la teologia, Plinio il vecchio con la sua enciclopedica Storia Naturale, Cassiodoro e Isidoro di Siviglia con le loro compilazioni, Beda con le sue notazioni sperimentali a proposito di alcuni fatti naturali”. [ii]
La scuola di Chartres afferma che si possono distinguere l’operare di Dio, della natura e dell’uomo artefice, che la natura non è priva di un suo ordine e di una sua razionalità e che è possibile conoscere il creatore muovendo dalla conoscenza delle creature.
L’economia di un articolo non consente di approfondire i temi delle riflessioni filosofiche della scuola chartrense. Sono tuttavia necessari alcuni cenni.
Dopo aver ricordato le quattro discipline della scienza e le tre dell’eloquenza, Bernardo Silvestre scrive: “ Le sostanze [ciò che sta sotto], invece, come Dio, gli angeli, l’anima, in quanto incorporee, non sono accessibili al senso e quasi completamente incomprensibili. Perciò la filosofia inizia con la matematica che contempla le forme, progredisce con la fisica, che considera le cause, e si perfeziona con la teologia, che contempla le sostanze. Stimiamo, dunque, necessario esercitare la ragione, dapprima, con le forme della matematica, perché possa, in un secondo tempo, indagare le cause in fisica e, da ultimo, formandosi nella teologia, fissare lo sguardo della mente sulle sostanze”. [iii]
Il confronto tra libero pensiero e auctoritas, tra libera ricerca e schemi dogmatici è un tema che connota gran parte della storia europea.
Un esempio noto e paradigmatico di invasione dell’auctoritas è quello riguardante la presa di posizione a favore del sistema tolemaico, che è un modello geocentrico che collocava la Terra al centro del sistema solare. Sistema che fu sostituito dal sistema copernicano, il primo vero modello eliocentrico che poneva il Sole al centro del nostro sistema.
Nel 1633 il tribunale della Santa Inquisizione convocò a Roma Galileo Galilei per metterlo a processo. Il 22 giugno dello stesso anno Galileo fu costretto a pronunciare una pubblica abiura del copernicanesimo.
La pubblicazione del Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo segnò la condanna di Galileo, che già nel 1616 aveva subito dal Sant’Uffizio una diffida dal professare la teoria copernicana. Il tribunale dunque stabiliva: “Essendo che tu, Galileo fig.lo del q.m. Vinc.o Galilei, Fiorentino, dell’età tua d’anni 70, fosti denunziato del 1615 in questo S.o Off.o, che tenevi come vera la falsa dottrina, da alcuni insegnata, ch’il Sole sia centro del mondo e imobile, e che la Terra si muova anco di moto diurno; ch’avevi discepoli, a’ quali insegnavi la medesima dottrina […]. Che il Sole sia centro del mondo e imobile di moto locale, è proposizione assurda e falsa in filosofia, e formalmente eretica, per essere espressamente contraria alla Sacra Scrittura; Che la Terra non sia centro del mondo né imobile, ma che si muova eziandio di moto diurno, è parimente proposizione assurda e falsa […]
E acciocché questo tuo grave e pernicioso errore e transgressione non resti del tutto impunito […]. Ordiniamo che per publico editto sia proibito il libro de’ Dialoghi di Galileo Galilei. Ti condanniamo al carcere formale in questo S.o Off.o ad arbitrio nostro. E così diciamo, pronunziamo, sentenziamo, dichiariamo”.
Per la Chiesa aveva ragione Tolomeo. Il fatto è che la storia ha dimostrato il contrario. Aveva ragione Copernico e con lui Galileo.
Ora, per la Chiesa hanno ragione gli scienziati che incolpano l’attività antropica per il riscaldamento del clima, così mettendo a disposizione la sua auctoritas a loro favore e a favore delle tesi indotte da chi ha da tempo, e in modo ormai scoperto, investito nella filiera green, ossia la finanza internazionale.
Ne consegue che, come Galileo, gli scienziati che non condividono le tesi di chi imputa all’uomo la colpa dell’innalzamento della temperatura del pianeta, sono, per fortuna senza il rogo, come il buon Galileo.
Ora, con Bernardo Silvestre ci parrebbe di poter dire che la Chiesa e soprattutto chi la guida dal Soglio di Pietro, lasciando agli altri di indagare sui fenomeni naturali, dovrebbe “formandosi nella teologia, fissare lo sguardo della mente sulle sostanze”.
Qui, da tutte le sue esternazioni, il pensiero papale appare assai debole, soprattutto se lo confrontiamo con i suoi più recenti predecessori.
Il Soglio di Pietro sembra diventato il podio della propaganda climatica e di confuse idee sul multilateralismo, ossia un podio politico e pseudo scientifico che, davvero, imbarazza.
Con Francesco la Chiesa, l’impero, il feudalesimo, nelle loro forme attuali, hanno di nuovo stretto alleanza. Un’alleanza di potere.
[i] Nicola Abbagnao, Storia della filosofia, Edit. L’Espresso
[ii] Enzo Maccagnolo, Introduzione a “Il divino e il megacosmo”, Rusconi
[iii] Bernardo Silvestre, Cosmografia, in Il divino e il megacosmo, Mondadori





