Trump accusa l’Iran di aver violato un accordo e annuncia: “Ci faremo pagare per sorvegliare lo Stretto di Hormuz”
A cura di Agenzia Nova
Il Comando centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato il completamento della nuova ondata di attacchi contro l’Iran, affermando di aver colpito “decine di obiettivi” in diverse località con munizioni di precisione per ridurre la capacità di Teheran di attaccare il traffico marittimo nello Stretto di Hormuz.
Tra i bersagli figurano sistemi di difesa aerea, radar costieri, capacità missilistiche e di droni, oltre a piccole imbarcazioni militari. Secondo il Centcom, nell’operazione sono stati impiegati caccia, unità navali, droni d’attacco suicidi e, per la prima volta, droni navali d’attacco monouso.
Secondo il Centcom, le operazioni sono state ordinate dal presidente Trump per “ritenere le forze iraniane responsabili” delle loro azioni. Non sono stati forniti ulteriori dettagli sugli obiettivi colpiti o sull’entità dell’offensiva.
Da Teheran, però, si sono susseguite per tutta la notte segnalazioni di esplosioni in numerose località del Paese, tra cui Qeshm, Sirik, Omidiyeh, Mahshahr, Bandar Abbas, Ahvaz, Behbahan, Dezful, Khondab e presso l’aeroporto di Ahvaz.
Il Centcom ha accusato il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica (Pasdaran) di aver aperto il fuoco contro navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz.
Secondo il portavoce Tim Hawkins, le forze USA hanno abbattuto un missile da crociera iraniano e un drone d’attacco.
Restano tuttavia contrastanti le versioni delle due parti: il presidente Trump sostiene che la rotta marittima resti aperta, mentre l’Iran ha diramato un avviso avvertendo che lo Stretto è chiuso e che la navigazione verrà limitata finché gli Stati Uniti continueranno a intervenire militarmente nell’area.
L’escalation sta già avendo ripercussioni sui mercati energetici, con il Brent salito a circa 79 dollari al barile e il traffico nello Stretto di Hormuz ridottosi a circa 22 navi al giorno, contro le circa 130 precedenti al conflitto, secondo i dati di Kpler.
L’aumento dei prezzi dei carburanti rischia inoltre di creare difficoltà politiche per l’amministrazione Trump in vista delle prossime elezioni del Congresso.
L’Iran ha risposto con un’operazione su larga scala con missili e droni contro “basi nemiche nella regione”.
Secondo l’agenzia d’informazione iraniana “Nour”, che cita una fonte militare, l’offensiva, condotta dall’Esercito e dal Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica pasdaran, ha preso di mira obiettivi individuati dopo il monitoraggio dei movimenti delle forze avversarie nelle ultime 48 ore.
I pasdaran hanno affermato di aver colpito, in una prima fase dell’operazione, la base aerea Prince Hassan in Giordania con missili e droni, sostenendo di aver incendiato depositi di carburante e munizioni.
In una seconda fase le Guardie della rivoluzione hanno preso di mira la base aerea Sheikh Isa in Bahrein, e in particolare strutture per la manutenzione di elicotteri, un hangar che ospitava un velivolo da pattugliamento P-8 e un centro di comando e controllo di droni statunitensi.
Teheran ha definito gli attacchi una risposta alle operazioni militari USA contro basi costiere iraniane e ha aggiunto che le operazioni di ritorsione sono ancora in corso.
I pasdaran hanno anche riferito di aver colpito basi aeree in Kuwait. In un comunicato, le Guardie della rivoluzione sostengono di aver “completamente distrutto” depositi di carburante e sistemi di difesa aerea Patriot nella base di Ali Al Salem, oltre a un sistema radar strategico FPS nella base di Ahmed Al Jaber.
Secondo l’agenzia semiufficiale Mehr, il vicegovernatore provinciale per la sicurezza, Valiollah Hayati, ha dichiarato che il “nemico americano” ha preso di mira due siti nell’area di Ahvaz e che sono in corso le valutazioni dei danni.
Successivamente, lo stesso funzionario ha riferito di un ulteriore attacco statunitense nel distretto di Andimeshk, a nord di Ahvaz.
Infine, l’Iran ha accusato gli Stati Uniti di aver esercitato pressioni “aperte e occulte” sull’Oman per impedire il raggiungimento di un’intesa nei colloqui svoltisi sabato a Muscat sulla gestione dello Stretto di Hormuz.
In una nota, il ministero degli Esteri iraniano ha affermato che i negoziati erano incentrati sulle modalità di gestione del traffico marittimo nello stretto e ha definito “pure falsità dettate dalla disperazione” le dichiarazioni del presidente Donald Trump, secondo cui Teheran avrebbe accettato un accordo salvo poi colpire una nave con un drone poche ore dopo.
Secondo fonti citate dall’emittente televisiva “Al Jazeera”, durante l’incontro tra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi e l’omologo omanita Badr Albusaidi, Muscat aveva proposto la creazione di due rotte separate nello Stretto di Hormuz, una sotto controllo iraniano e l’altra sotto controllo dell’Oman.
L’unico modo per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico navale “è porre fine agli interventi aggressivi dell’esercito americano in questo stretto e rispettare la sovranità dei paesi sulle proprie acque territoriali”, hanno dichiarato i pasdaran.
“L’unico modo per riaprire lo Stretto di Hormuz al traffico delle navi è la fine degli interventi dell’esercito invasore americano nello stretto, e il rispetto della sovranità dei Paesi sulle proprie coste”, si legge nel testo.
Secondo i pasdaran, il prolungarsi dell’interferenza porterà a conseguenze sempre maggiori per il commercio globale di petrolio e gas.
Le forze statunitensi hanno lanciato diverse ondate di attacchi all’Iran a partire dall’8 luglio.





