Cosa si cela dietro l’annuncio dei 200 milioni di euro di investimenti europei in Groenlandia?
Il 7 settembre l’Europa si è svegliata davanti a due immagini apparentemente lontanissime.
In Germania, il voto in Sassonia-Anhalt ha consegnato all’AfD il 43,79% dei consensi, infliggendo un colpo durissimo alla CDU di Friedrich Merz e mostrando, ancora una volta, la profondità della frattura politica ed economica che attraversa il continente.
A migliaia di chilometri di distanza, a Nuuk, Ursula von der Leyen annunciava 200 milioni di euro di investimenti europei in Groenlandia.
L’Europa sta cercando di capire dove sarà il proprio spazio strategico mentre la geografia economica e politica del continente cambia rapidamente.
I 200 milioni annunciati a Nuuk non sono destinati a un semplice programma di cooperazione.
Il pacchetto europeo riguarda tre aree decisive: connettività, energia e materie prime critiche.
Comprende collegamenti satellitari e via cavo, energia idroelettrica e sviluppo delle risorse minerarie; la Commissione ha inoltre previsto di portare il sostegno europeo alla Groenlandia a circa 530 milioni di euro nel bilancio 2028/2034.
Perché proprio queste tre cose?
Perché sono i tre pilastri della nuova competizione strategica, controllo dei flussi di dati, disponibilità di energia e accesso alle materie prime necessarie all’industria avanzata.
La Groenlandia possiede 25 delle 34 materie prime considerate critiche dall’Unione Europea, ma il suo valore non si esaurisce nel sottosuolo.
L’isola occupa una posizione decisiva tra Nord America, Atlantico settentrionale e Artico, in una regione nella quale l’apertura delle rotte settentrionali sta modificando il valore economico e militare della geografia.
Non stiamo guardando soltanto ciò che si trova sotto la Groenlandia, ma quello che può passare attraverso la Groenlandia, ciò che può essere collegato ad essa e ciò che può essere costruito intorno ad essa.
Nello stesso momento in cui l’Europa rafforza il proprio rapporto con il Nord, la Cina continua a costruire verso Ovest.
In questi giorni Pechino ha raggiunto un passaggio concreto nella costruzione della ferrovia Cina – Kirghizistan – Uzbekistan è stato scavato il primo tunnel sul tratto kirghiso della linea.
Il progetto è destinato a creare un collegamento ferroviario tra la Cina e l’Asia centrale e, attraverso le reti successive, verso l’Europa senza passare dal territorio russo.
Un dettaglio apparentemente tecnico ma, in realtà, è geopolitica allo stato puro.
Perché mentre l’Europa guarda a Nord e la Cina costruisce a Ovest, la Russia rischia progressivamente di perdere una parte della centralità che per decenni ha avuto nei collegamenti terrestri tra Asia ed Europa.
Non è una sostituzione immediata della rete esistente. È qualcosa di più sottile, la costruzione progressiva di una geografia nella quale il passaggio attraverso la Russia non è più l’unica opzione. E a questo punto le due notizie del 7 settembre iniziano a parlare tra loro.
A Nord, l’Europa guarda all’Artico, a Est, la Cina costruisce corridoi attraverso l’Asia centrale. A Sud, le crisi di Hormuz e del Mar Rosso stanno dimostrando quanto sia vulnerabile la tradizionale geografia delle rotte energetiche e commerciali.
Al centro, la Germania mostra attraverso il voto di Sassonia-Anhalt quanto sia diventato difficile per il vecchio sistema politico europeo governare una fase di stagnazione economica, costi energetici, trasformazione industriale e crescente insicurezza sociale.
Sono i diversi lati di una stessa transizione.
L’Europa non sta più operando dentro la geografia relativamente stabile che ha accompagnato la globalizzazione degli ultimi decenni. Quella geografia si sta frammentando e, contemporaneamente, vengono costruite nuove direttrici.
La Cina sta moltiplicando i collegamenti verso l’Europa attraverso l’Asia centrale. La Russia sta cercando di trasformare la Northern Sea Route in una grande direttrice commerciale artica.
La Corea del Sud sta testando il passaggio artico verso l’Europa.
Gli Stati Uniti guardano alla Groenlandia come a un elemento sempre più importante della sicurezza nordamericana. E Bruxelles, per la prima volta con questa intensità, sta investendo direttamente nella capacità economica e tecnologica del territorio artico più strategico vicino all’Europa.
È la costruzione delle prossime vie di accesso all’Europa e questo cambia anche il significato della ferrovia cinese.
L’Europa cerca nuovi spazi strategici all’esterno, ma deve contemporaneamente affrontare questioni interne sempre più urgenti come finanziare, produrre e sostenere questa nuova proiezione mentre la sua principale economia industriale attraversa una crisi di competitività e consenso.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


