L’Unione Europea non è uno Stato, ma uno strumento della finanza – A comandare la politica monetaria dell’Unione Europea è la “rete intertribale”
Il fatto che gli Stati nazionali stiano rimettendo al centro la politica mette all’angolo l’Unione Europea, in quanto non è uno Stato.
Usa, Cina, Russia, India, stanno dimostrando di aver rimesso la politica al centro dopo anni di predominio della finanza, ma l’Unione Europea di Maastricht è nata come strumento della tecno finanza e, pertanto, non può reagire, perché non possiede pienamente gli strumenti politici dello Stato e, soprattutto, perché è nata come uno strumento della tecnofinanza.
Maastricht ha separato economia e sovranità politica. Il punto decisivo è questo. Con l’Unione monetaria gli Stati hanno progressivamente trasferito a livello europeo uno dei principali strumenti della sovranità economica: la politica monetaria, oggetto principale dell’interesse egemonico della finanza.
Così, l’Unione Europea, strumento della finanza, che non ha pieni strumenti politici, e quindi è vassalla della finanza, ha espropriato gli Stati della politica monetaria, che, di fatto è entrata a pieno titolo nel dominio finanziario, gestito dalla “rete intertribale” delle élite progressiste.
La Commissione stessa ricorda che l’adozione dell’euro comporta il trasferimento della politica monetaria alla BCE, che opera indipendentemente per l’intera area euro.
E la BCE ha come obiettivo primario la stabilità dei prezzi, mentre i suoi organi non possono ricevere istruzioni dai governi nazionali o dalle istituzioni dell’Unione.
Più chiaro di così. Gli Stati hanno consegnato la politica monetaria ad un potere incontrollato da loro stessi e anche dall’Unione Europea.
Il vertice della BCE e dell’Eurosistema è composto quasi interamente da persone appartenenti al circuito professionale dell’economia finanziaria: banche centrali, ministeri finanziari, FMI, BIS, istituzioni europee, supervisione bancaria, banche pubbliche e, in alcuni casi, banche commerciali.
Il fatto è che il sistema monetario europeo è stato costruito istituzionalmente per sottrarre la politica monetaria sia ai governi nazionali sia al circuito della rappresentanza politica europea.
E questo non è un giudizio politico: è scritto nei Trattati.
Il punto decisivo: l’articolo 130 TFUE
L’art. 130 stabilisce che, nell’esercizio delle proprie funzioni, né la BCE, né le banche centrali nazionali, né i membri dei loro organi decisionali possono ricevere istruzioni dalle istituzioni dell’Unione; dai governi degli Stati membri; da qualsiasi altro organismo.
E le istituzioni europee e i governi si impegnano a non cercare di influenzare i componenti degli organi decisionali della BCE.
Quindi c’è una situazione istituzionale abbastanza straordinaria: i Governi nazionali non possono impartire ordini alla BCE, il Parlamento europeo non può impartire ordini alla BCE, la Commissione europea non può impartire ordini alla BCE, la BCE decide autonomamente la politica monetaria
È precisamente ciò che il Parlamento stesso definisce come indipendenza statutaria della BCE.
Il Parlamento non è completamente escluso. La BCE deve rendere conto delle proprie attività e il Presidente della BCE compare periodicamente davanti alla commissione ECON e al Parlamento. L’articolo 284 TFUE prevede questo rapporto di accountability (responsabilità di rendere conto).
Ma c’è una differenza fondamentale: l’accountability non è subordinazione politica. Il Parlamento può: ascoltare; interrogare; discutere; criticare; approvare risoluzioni; esprimere valutazioni.
Ma non può votare il tasso BCE. Non può dire: «Abbassate i tassi». Non può dire: «Alzateli». Non può ordinare: «Comprate questi titoli di Stato». Non può revocare un governatore perché non condivide la sua politica monetaria.
In definitiva, la sovranità monetaria è totalmente nelle mani della BCE.
C’è poi un secondo elemento ancora più potente: il divieto di finanziamento monetario
L’articolo 123 TFUE vieta alla BCE e alle banche centrali nazionali di concedere direttamente finanziamenti alle amministrazioni pubbliche. Anche questo è uno dei pilastri dell’architettura dell’euro.
Il risultato è che il rapporto tradizionale Stato, banca centrale, finanziamento del Tesoro viene spezzato.
Lo Stato deve finanziarsi sul mercato dei capitali.
Chi comanda la politica monetaria europea? La “rete intertribale” delle élite progressiste.
Il Parlamento rappresenta politicamente i cittadini, ma non governa la politica monetaria.
La BCE è governata da una classe dirigente altamente specializzata e internazionalizzata, proveniente prevalentemente da banche centrali, ministeri economici, istituzioni finanziarie internazionali, università economiche e organismi di supervisione finanziaria, la cui carriera si svolge largamente al di fuori della competizione politica elettorale.
Questa classe dirigente è appartenente alla “rete intertribale” delle élite progressiste.
E questo è perfettamente coerente con il disegno istituzionale. Non è un’anomalia del sistema. È il sistema.
Lo hanno pensato e costruito così.
L’euro ha separato sovranità monetaria e sovranità politica
L’euro ha separato la sovranità monetaria dalla sovranità politica. La politica monetaria è stata affidata a un’istituzione indipendente dai governi degli Stati membri e non sottoposta a un rapporto di subordinazione nei confronti del Parlamento europeo.
Il sistema finanziario che ne deriva è quindi largamente autonomo dal ciclo elettorale: i cittadini eleggono i decisori politici, ma non eleggono né possono indirizzare direttamente i decisori della politica monetaria.
Chi nomina effettivamente i governatori, chi seleziona i membri del Comitato esecutivo, quali sono i percorsi professionali che li portano al vertice e quali sono i legami tra BCE, BIS, FMI, banche centrali nazionali, Commissione e grandi istituzioni finanziarie?
È lì che si può misurare concretamente quanto sia autonomo questo circuito tecnocratico-finanziario dalla politica elettiva.

Quanto sono sovrapposti il secondo, il terzo e il quarto circuito? Quali persone passano da un circuito all’altro?
Al settembre 2026 il vertice della BCE è composto da Christine Lagarde, Boris Vujčić, Piero Cipollone, Frank Elderson, Philip Lane e Isabel Schnabel; il Consiglio direttivo comprende inoltre i governatori delle 21 banche centrali dell’eurozona.

Ma questa è soltanto la prima corona.
La rete diventa molto più interessante quando introduciamo la BIS.
Il nodo internazionale più importante è la BIS
La Bank for International Settlements non è un’istituzione dell’UE. È il grande luogo di coordinamento delle banche centrali.
E qui troviamo una sovrapposizione impressionante.
Attualmente il Board of Directors della BIS comprende, fra gli altri:
Christine Lagarde – BCE
Joachim Nagel – Bundesbank
Fabio Panetta – Banca d’Italia
Pierre Wunsch – Banca nazionale belga
Emmanuel Moulin – Banque de France
e altri governatori di banche centrali mondiali.
La cosa particolarmente significativa è che dal 3 giugno 2026 Fabio Panetta è presidente del Board della BIS.
Questo è un collegamento istituzionale documentabile.
Joachim Nagel è un caso emblematico. La sua traiettoria è: Bundesbank, KfW ( Executive Board), BIS (Deputy Head Banking Department), Bundesbank (President), BCE (Governing Council).
La stessa BIS conferma il passaggio Bundesbank, KfW, BIS, Bundesbank, oltre al suo ruolo nel Governing Council BCE, nel FMI e nel Board BIS.
Qui abbiamo quindi un uomo che attraversa banca centrale nazionale, banca pubblica, banca internazionale e nuovamente banca centrale.
Fabio Panetta è ancora più interessante: Banca d’Italia, BCE (executive board), Banca d’Italia (Governatore), BIS (Chairman).
BIS, FMI e BCE non sono la stessa istituzione e non costituiscono una catena gerarchica. Sono organismi distinti.
La rete documentabile è una rete di persone, incarichi, coordinamento e circolazione professionale.
Il Consiglio direttivo BCE è costruito esattamente su questa struttura: 6 membri del Comitato esecutivo + 21 governatori nazionali.
E diversi di questi stessi governatori sono contemporaneamente presenti nel circuito BIS. Questo produce una rete transnazionale di banchieri centrali che non coincide con i confini politici degli Stati.
Il punto istituzionale fondamentale
Ed è qui che la nostra analisi acquista forza.
Il Trattato stabilisce che il Comitato esecutivo BCE deve essere composto da persone con «riconosciuta levatura ed esperienza professionale nel settore monetario o bancario».
Sono nominate dal Consiglio europeo a maggioranza qualificata, dopo consultazione del Parlamento europeo e del Consiglio direttivo BCE. Il Parlamento quindi viene consultato, ma non nomina.
I mandati sono di otto anni e non rinnovabili. La BCE, inoltre, come si è già detto, è indipendente nell’esercizio delle proprie competenze e nella gestione delle proprie finanze e le istituzioni UE e i governi nazionali sono tenuti a rispettarne l’indipendenza.
La rete che possiamo chiamare “élite tecnocratica”
La mappa empirica diventa:

Esiste un circuito transnazionale di élite monetarie e tecnocratiche, fortemente interconnesso attraverso BCE, banche centrali nazionali, BIS, FMI, FSB e istituzioni economiche internazionali.
La selezione dei vertici avviene attraverso procedure istituzionali che privilegiano esperienza monetaria e bancaria, mentre il Parlamento europeo svolge un ruolo consultivo e non di investitura.
Questa struttura produce un centro di potere economico altamente professionalizzato, transnazionale e relativamente autonomo dal ciclo elettorale.
La mappa allargata

Il Board BIS è particolarmente importante perché non è un organo dell’UE: è un punto di coordinamento globale delle banche centrali. Nel 2026 vi siedono, tra gli altri, Lagarde, Panetta, Nagel, Wunsch, Moulin, Andrew Bailey e John Williams.
Aggiungiamo ora il circuito politico-tecnocratico
Qui entrano Mario Draghi, François Villeroy de Galhau, Axel Weber, Mark Carney e altri protagonisti del medesimo ambiente.
Mario Draghi – Il percorso è emblematico: Ministero del Tesoro italiano, Goldman Sachs, Banca d’Italia, BCE (Presidente), 2011/2019 Governo italiano-Presidente del Consiglio. Draghi rappresenta quindi una connessione tra Tesoro, grande banca d’investimento, banca centrale nazionale, BCE e governo nazionale.
E la BCE stessa ricorda che Draghi ha presieduto l’istituzione dal novembre 2011 all’ottobre 2019.
François Villeroy de Galhau – Altro nodo particolarmente importante: Inspection des Finances, Ministero dell’Economia francese, BNP Paribas, Banque de France, BIS (Chairman fino al giugno 2026).
Nel giugno 2026 ha ceduto la presidenza BIS a Panetta.
Axel Weber -Questo è un nodo ancora più interessante perché porta direttamente dentro la finanza privata internazionale: Università / Bundesbank, Deutsche Bundesbank (Presidente), BIS, UBS (Chairman), Trilateral Commission (European Chairman).
La Trilateral Commission indica attualmente Weber come European Chairman e lo descrive come ex presidente della Bundesbank ed ex chairman di UBS.
Questo è un collegamento documentato particolarmente interessante: banca centrale – grande banca privata – rete transnazionale delle élite.
E qui inseriamo la Trilateral Commission

La Commissione Trilateral dichiara esplicitamente di essere organizzata in tre gruppi – Europa, Nord America e Asia – Pacifico – e conta attualmente 184 membri nel gruppo europeo.
Inoltre, prevede la rotazione dei membri che entrano in ruoli governativi. La Trilateral è un altro luogo nel quale troviamo esponenti dell’establishment economico, finanziario, politico e accademico internazionale.
World Economic Forum
Qui troviamo un’altra intersezione documentabile.
Christine Lagarde è stata membro del Board of Trustees del World Economic Forum. Il WEF stesso la presenta con questo incarico e ricostruisce il suo percorso: Baker McKenzie, governo francese, Ministero dell’Economia, FMI, BCE. E nel 2021 Klaus Schwab intervistò Lagarde in qualità di presidente BCE, discutendo tra l’altro clima, inclusione e quarta rivoluzione industriale.
La mappa complessiva

Il dato che rende questa mappa interessante è che le stesse persone possono attraversare più ambienti.
Questi percorsi sono molto più significativi di una semplice appartenenza politica e permettono una formulazione rigorosa relativa ad una forte circolazione di élite tra banche centrali, istituzioni finanziarie internazionali, ministeri economici, grandi banche e forum transnazionali.

Il punto visivamente più forte è la sovrapposizione dei colori: alcuni protagonisti attraversano contemporaneamente banca centrale, istituzioni finanziarie internazionali, finanza privata, governo/UE , reti transnazionali.
Questo però va letto come rete di circolazione delle élite, non come prova che WEF, Trilateral, BIS o grandi banche «comandino» la BCE. La distinzione è essenziale se vogliamo costruire un’analisi realmente documentabile.
Una moneta unica senza uno Stato, mentre gli altri fanno l’opposto
Contemporaneamente alla struttura monetaria Maastricht introduce i famosi criteri di convergenza: inflazione, deficit, debito, tassi, cambio, cioè parametri macroeconomici che devono essere rispettati per entrare nella moneta unica.
Questa è una costruzione molto particolare: si costruisce una moneta sovranazionale prima di costruire uno Stato sovranazionale.
Gli altri attori internazionali fanno l’opposto.
La tendenza contemporanea sembra essere: USA (politica industriale, sicurezza nazionale, tecnologia); Cina (Stato, industria, finanza, tecnologia); Russia (Stato, industria strategica, apparato militare); India (Stato, industria, tecnologia, nazionalismo economico), mentre l’Europa si trova nella situazione di avere un’Unione
Europea che è un mercato unico, con regole, una moneta, una tecnocrazia, ma senza avere una politica estera comune, una politica fiscale comune, un esercito comune, una politica energetica pienamente sovrana, una politica industriale centralizzata comparabile a quella degli Stati continentali.
La letteratura economica recente parla infatti di ritorno dell’economic nationalism, nel quale politica industriale e sicurezza nazionale tornano a essere strettamente collegate. USA e Cina si muovono in questa direzione.
Ed è qui che la “rete intertribale” diventa una chiave interpretativa
Se assumiamo il modello: rete finanziario-tecnocratica transnazionale, città globali, istituzioni sovranazionali, regole comuni, riduzione della centralità dello Stato nazionale, l’UE di Maastricht appare quasi come la forma istituzionalizzata più avanzata di questo processo.
Il motivo è che è stata progettata per questo scopo e la sua architettura tende a separare la gestione economica dalla sovranità politica nazionale. Ed è proprio questa separazione che oggi entra in crisi.
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