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Deutschland über alles? Nein. Wechseln Sie oder Kartoffeln

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Il 57,7% degli elettori della Sassonia-Anhalt ha detto no all’Europa di Ursula – Oggi è l’8 settembre dell’Unione Europea

Il voto della Sassonia- Anhalt ha messo allo scoperto un dato che ha un valore ben più importante della vittoria di AfD ed è la bocciatura delle politiche europee impersonate dalla democristiana tedesca Ursula von der Leyen e dalla sua coalizione rosso verde.

Politiche europee che sono il risultato dell’Unione Europea di Maastricht, ossia del IV Reich democristiano voluto guidato dalla Merkel, in accordo con la finanza, per fare dell’Europa la Grande Germania che i tedeschi sognano da sempre, in base alla logica del Lebensraum, lo “spazio vitale”.

Se vogliamo essere politicamente aderenti alla realtà, chi ha ereditato il secondo e il terzo Reich non è la destra tedesca attuale, ma la Germania democristiana di Angela Merkel e dei suoi pallidi successori.

Il risultato definitivo del voto (salvo piccole correzioni) è: AfD 43,8%, BSW 5,3%, Linke 8,6%, CDU 17,2%, SPD 9,3%, Verdi 8,9%.

Se prendiamo i due partiti che hanno una posizione nettamente critica verso l’attuale integrazione europea, ossia AfD: 43,8% e BSW: 5,3% raggiungiamo un totale del 49,1% dei voti.

Quindi, quasi metà dell’elettorato ha votato direttamente per due forze che contestano profondamente l’attuale direzione dell’UE. Questo è già un dato enorme.

Le due posizioni non sono perfettamente identiche in quanto AfD è nazional-conservatrice ed euroscettica, fortemente critica dell’integrazione europea e dell’euro, mentre BSW non propone semplicemente l’uscita dall’UE; è fortemente critica delle politiche europee su guerra, sanzioni, energia, migrazione e Green Deal.

Quindi possiamo sin qui dire che il 49,1% degli elettori ha votato per partiti che contestano radicalmente almeno una parte sostanziale dell’attuale modello politico europeo.

Tuttavia, se allarghiamo il concetto, arriviamo a oltre il 57%. Qui diventa infatti interessante Die Linke, con l’8,6%, che è una forza europeista, ma fortemente critica dell’attuale architettura economica e delle politiche dell’Unione, soprattutto austerità, militarizzazione, politica commerciale e alcuni aspetti della politica estera.

Se quindi facciamo i conti e ci chiediamo quanti hanno votato per partiti che mettono in discussione l’attuale orientamento politico dell’UE, arriviamo al 57,7%.

Questo significa che quasi sei elettori su dieci hanno votato partiti che, pur con orientamenti completamente diversi, contestano almeno una parte importante dell’attuale paradigma europeo.

A mio avviso la lettura più interessante del voto è quella che vede la frattura tra l’europeismo democristiano, socialista e verde (CDU + SPD + Verdi 35,4%) e la posizione critica, se non di rifiuto, dell’europeismo (Euroscetticismo forte, AfD + BSW e sinistra critica dell’UE, Linke 8,6%).

Questo, secondo me, è il dato che rischia di essere sottovalutato.

E c’è un secondo elemento ancora più importante: AfD non ha semplicemente ottenuto il 43,8%, ha ottenuto +23 punti rispetto al 2021. La CDU, contemporaneamente, è crollata di quasi 20 punti, dal 37,1% al 17,2%.

Siamo di fronte a una trasformazione del sistema partitico.

La CDU, che per decenni è stata una delle principali forze politiche della Sassonia-Anhalt, perde la posizione dominante; AfD diventa il primo partito con quasi il 44%.

Inoltre, la CDU perde persino tutti i mandati diretti, AfD ne conquista 38 e Linke 3.

AfD e BSW sono molto diversi ideologicamente, ma convergono su alcuni punti: sanzioni alla Russia, energia, Green Deal, costi industriali, migrazione, rapporto con Bruxelles, centralizzazione europea.

Il voto può essere letto anche come una reazione contro una determinata idea di Europa come sistema regolatorio, climatico, finanziario e sovranazionale che andrebbe mutato in spazio industriale, energetico, produttivo e strategico.

Questa seconda interpretazione è, secondo me, molto più interessante della semplice etichetta «destra contro sinistra», perché le due categorie sono obsolete e vanno bene per chi non vuole guardare la realtà e canta Bella ciao per non sentire il rumore popolare che sale contro politiche scellerate.

La Brandmauer (il cordone sanitario nei confronti di AfD) crea una situazione particolare: AfD ha 39 seggi su 83. CDU + SPD + Verdi + Linke hanno anch’essi 39 seggi. BSW ne ha 5.

Quindi BSW, con i suoi 5 seggi, è la formazione che può rompere il vecchio equilibrio.

E questo è politicamente molto significativo perché significa che la contestazione dell’establishment europeo non è più confinata all’estrema destra. Sta comparendo una seconda gamba, dove la prima è AfD, destra sovranista e la seconda è BSW, sinistra populista, sociale e pacifista.

Entrambe queste due forze politiche criticano aspetti centrali dell’attuale sistema europeo, ma per ragioni completamente differenti. Ed è proprio questa convergenza parziale – non ideologica, ma su alcune politiche concrete – che potrebbe diventare una delle questioni centrali della politica tedesca nei prossimi anni.

Il risultato di Sassonia-Anhalt, quindi, non dice semplicemente «AfD cresce», ma dice qualcosa di più profondo: il vecchio consenso tedesco sull’integrazione europea, sull’energia, sulla politica estera e sul rapporto fra industria e regolazione europea è diventato minoritario in una parte importante dell’elettorato.

Una valutazione sul voto a livello nazionale, in base alle stime dei sondaggisti, vedrebbe in un voto generale della Germania le forze euroscettiche raggiungere ben il 44%.

La Germania sta entrando in una fase nella quale il consenso sul modello europeo non è più sufficiente per garantire una maggioranza politica stabile.

Deutschland über alles? Nein. Wechseln Sie oder Kartoffeln

E qui si inserisce il significato del titolo: Deutschland über alles? Nein. Wechseln Sie oder Kartoffeln (“La Germania al di sopra di tutto? No. Cambiate oppure patate”).

Per proseguire è necessario introdurre alcuni concetti che traggo, data la loro chiarezza, dal libro di Amedeo Maddaluno “Geopolitica” (Edizioni goWare).

Il primo concetto è la geopolitica.

“La geopolitica – scrive Maddaluno – studia il rapporto tra statualità e spazio: chiaramente per farsi un quadro geopolitico della politica di uno stato non si può prescindere dal quadro economico, sociologico, demografico, militare, culturale, antropologico (come correttamente sottolinea il moderno filone della geopolitica critica)”.

Il secondo concetto è quello di uno spazio di sicurezza definito “spazio vitale” (Lebensraum).

Terzo concetto: “Che l’attuale costruzione europea sia stata semplicemente ottriata dalle élites del continente senza alcun reale processo di coinvolgimento democratico è incontestabilmente vero, quel che rende il processo di unificazione quanto mai debole e probabilmente destinato a fallire”.

Per costituzione ottriata si intende concessa dal sovrano ai suoi sudditi con un atto unilaterale e di sua spontanea volontà, anziché essere votata o decisa dal popolo o da un’assemblea rappresentativa.

Quarto concetto: le pan-idee – “Cosa rimane oggi – si chiede Maddaluno – del pensiero delle pan-idee? Di sicuro, una certa visione dell’ineluttabilità della maggiore integrazione regionale (che oggi si predica di istituzioni internazionali politiche e commerciali, come l’Unione europea, l’Unione eurasiatica, l’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai o l’Asean, o progetti geopolitico-commerciali come il NAFTA e l’abortito Accordo transpacifico). Queste istituzioni sono egemonizzate dai naturali detentori della maggior quota di potere economico, spaziale e militare: la Germania nell’UE, la Russia nell’UE, l’America nel NAFTA. Al centro di ogni regione permane quindi una potenza fulcro con una propria sfera di influenza, per quanto sia oggi tabù utilizzare quest’espressione per nulla politicamente corretta”.

E qui siamo al punto fondamentale al quale si trova di fronte non solo la Germania, ma l’Europa.

Dobbiamo distinguere, in premessa, il Lebensraum come idea geopolitica tedesca di lunga durata dal Lebensraum nazista, perché non sono la stessa cosa. Il nazismo riprese una tradizione precedente, ma la trasformò in un progetto radicalmente razziale, coloniale e genocidario.

La lunga storia dello spazio tedesco verso Est

La direttrice fondamentale è abbastanza chiara: Germania centrale, Elba, Oder, Vistola, Baltico, Ucraina, Russia.

Già nel Medioevo esisteva una forte espansione di popolazioni, istituzioni e insediamenti tedeschi verso l’Europa centro-orientale e baltica, il cosiddetto Ostsiedlung. Non era però un unico progetto statale tedesco: comprendeva fenomeni diversi, dalla colonizzazione agricola agli insediamenti urbani, fino all’espansione degli ordini militari tedeschi.

Nel XIX secolo questa memoria storica venne progressivamente trasformata in una rappresentazione geopolitica: l’Est europeo veniva visto come lo spazio nel quale la Germania avrebbe potuto trovare terra, popolazione, materie prime e sicurezza strategica.

L’Ottocento: dalla colonizzazione alla geopolitica

Con l’unificazione del 1871 nasce il Secondo Reich. La Germania diventa rapidamente una grande potenza industriale, demografica e militare. A questo punto il problema non è più semplicemente “dove possono insediarsi i tedeschi?”, ma: come può una grande potenza continentale garantirsi spazio, risorse e sicurezza?

Qui entrano in gioco tre concetti: Volk, Raum, Macht, ossia popolo, spazio, potenza.

È in questo ambiente intellettuale che Friedrich Ratzel formula nel 1901 il concetto di Lebensraum. Ratzel applicava alla geografia politica alcune idee derivate dal darwinismo dell’epoca, sostenendo che gli Stati, come organismi, avessero bisogno di spazio e risorse per svilupparsi. Quello di Ratzel è un concetto colonialista.

La Germania guglielmina sviluppa progressivamente l’idea di una Mitteleuropa, cioè di uno spazio economico-politico dell’Europa centrale gravitante intorno alla Germania.

Non significa necessariamente annessione territoriale. È piuttosto: Germania, Austria-Ungheria, Europa centrale, Balcani, Europa orientale, con una progressiva dipendenza economica e strategica dalla Germania.

La Prima guerra mondiale, primo esperimento del Lebensraum orientale.

Nel 1917-18 la Germania, dopo la Rivoluzione russa, riuscì effettivamente a costruire un’enorme zona di influenza orientale. Con la Pace di Brest-Litovsk (3 marzo 1918), la Russia bolscevica perse territori enormi e la Germania esercitò il controllo diretto o indiretto su: Polonia; Lituania; Lettonia; Estonia; Bielorussia; Ucraina; Finlandia; parte dell’area baltica.

Nacque una sorta di impero informale tedesco dell’Est, spesso associato al sistema di Ober Ost.Durante la Prima guerra mondiale la Germania arrivò effettivamente a estendere il proprio dominio fino all’area di Minsk, costruendo un sistema militare di occupazione e sfruttamento.

La sconfitta del 1918 distrusse però questo progetto.

La Germania fu sconfitta dalle potenze dell’Intesa (o Alleati), guidate principalmente da Francia, Regno Unito, Stati Uniti e Italia.

Da sottolineare, ai fini del nostro ragionamento, tra i fattori della sconfitta, l’entrata in guerra degli Stati Uniti. Nel 1917 l’arrivo delle truppe americane portò nuove risorse fresche e spezzò l’equilibrio del fronte.

Nel 1918 l’esercito tedesco era allo stremo, senza rifornimenti e fiaccato dall’offensiva dei Cento giorni. La resa dell’Impero Austro-Ungarico e dell’Impero Ottomano lasciò la Germania isolata, costringendola all’armistizio l’11 novembre 1918

Dopo la sconfitta del 1918 la Germania perde: Alsazia-Lorena; colonie; territori orientali; Posnania; parte della Slesia; accesso privilegiato all’Europa orientale e soprattutto perde la posizione dominante conquistata nel 1918.

L’umiliazione tedesca inferta dalle potenze vincitrici sarà, in seguito, il terreno di cultura del nazismo, come nuova rivendicazione del Lebensraum.

Il Terzo Reich e il salto qualitativo

Qui arriviamo alla vera cesura. Per Hitler il Lebensraum non significa semplicemente che la Germania ha bisogno di più territorio, ma che il popolo tedesco ha diritto biologico (la razza) a dominare lo spazio orientale.

Lo spazio vitale (Lebensraum) diventa geopolitica, razzismo, dominio economico, prevalenza demografica, dominio militare. L’Est viene immaginato come una gigantesca colonia continentale.

La gerarchia prevista è: Tedeschi, coloni tedeschi, popolazioni locali subordinate, espulsione-deportazione, eliminazione fisica di milioni di persone

Il grande obiettivo: l’Ucraina

Ed è qui che la questione diventa particolarmente interessante anche dal punto di vista geopolitico.

Per Hitler l’Ucraina aveva un valore straordinario, perché significava grano, terra agricola, carbone, materie prime, posizione strategica. Hitler parlava delle immense risorse agricole ucraine e delle risorse dell’area degli Urali e della Siberia.

La visione del Lebensraum era quindi: Germania industriale, Europa centrale subordinata, Ucraina agricola, Donbass industriale, Caucaso energetico, Urali

In altre parole, una gigantesca economia continentale autarchica dominata dalla Germania.

Generalplan Ost: il progetto più radicale

Con la guerra contro l’URSS questa visione diventa un progetto concreto.

Il Generalplan Ost prevedeva la trasformazione demografica dell’Europa orientale. Il Deutsches Historisches Museum spiega che il progetto prevedeva la conquista dell’Europa orientale fino agli Urali, la deportazione di oltre 30 milioni di abitanti e il successivo insediamento di popolazione tedesca.

Lo schema concettuale era: conquista militare, eliminazione del potere sovietico, confisca della terra, deportazione delle popolazioni, sfruttamento economico, insediamento tedesco, germanizzazione, nuovo spazio imperiale tedesco

Non era quindi una semplice conquista territoriale; era un progetto di colonizzazione continentale.

Controllare l’Europa orientale significa impedire che una grande potenza rivale possa utilizzare quello spazio contro la Germania.

Il nazismo prese queste esigenze e le trasformò in una dottrina mostruosamente radicale: lo spazio necessario alla Germania doveva essere ottenuto attraverso la conquista e la trasformazione etnico-demografica dell’Est.

Per questo il Lebensraum non è semplicemente un concetto territoriale; è un progetto di costruzione di un impero continentale e il suo centro geografico non era casualmente la Polonia: era il corridoio verso l’Ucraina, il Donbass, il Caucaso e infine le risorse sovietiche.

La guerra contro l’URSS fu infatti concepita da Hitler anche come guerra per il Lebensraum.

La sconfitta del Terzo Reich

La sconfitta del Terzo Reich ha nuovamente frustrato le aspirazioni tedesche allo “spazio vitale”.

Edotti dagli effetti dell’umiliazione tedesca conseguente alla sconfitta nella Prima Guerra mondiale, gli Alleati stabilirono di aiutare la rinascita della Germania dell’Ovest (quella dell’Est era rimasta in mano russa, con massima frustrazione del concetto di Lebensraum).

Ancora una volta a determinare la sconfitta dei tedeschi furono gli Usa, i quali, però attuarono il piano Marshall, garantendo lo sviluppo dell’Europa post bellica.

La Germania, nonostante le due lezioni della storia evidentemente non ha capito e non appena riunificata ha voluto attuare il IV Reich economico in formato Unione Europea di Maastricht, con il benestare della finanza globalista.

A ben vedere, dati i risultati forse era meglio che gli Alleati attuassero il Piano Morgenthau, formulato nel 1944 dal Segretario al Tesoro statunitense Henry Morgenthau Jr.

Obiettivi principali del Piano: deindustrializzazione forzata, ossia smantellare completamente l’industria pesante tedesca (in particolare nella regione della Ruhr) per impedire che la Germania potesse riarmarsi in futuro; convertire la Germania post-bellica in una nazione prevalentemente agricola e pastorale; smembrare lo Stato tedesco in più territori indipendenti e occupati dalle forze alleate.

Il piano fu inizialmente approvato dal presidente Franklin D. Roosevelt e da Winston Churchill alla Conferenza di Quebec nel 1944. Tuttavia, fu presto abbandonato per diverse ragioni strategiche: rischio catastrofe umanitaria, rischio economico per l’Europa, minaccia sovietica.

Il IV Reich di Angela Merkel guarda a Ovest

Nonostante le dure sconfitte subite, la Germania non abbandona mai del tutto la centralità dell’Europa orientale, ma cambia radicalmente il modo di esercitarla.

La Repubblica Federale compie una scelta storica: non ricostruire la potenza tedesca attraverso l’Est, ma attraverso l’Ovest.

Nasce la Westbindung: Germania, USA, NATO, CEE, Europa occidentale

La Germania rinuncia sostanzialmente alla possibilità di modificare con la forza l’ordine territoriale postbellico e diventa invece il grande motore industriale dell’Europa occidentale.

Questo è uno dei passaggi più importanti della storia europea.

Con Willy Brandt e soprattutto Egon Bahr la Germania inventa una soluzione straordinariamente originale: non può conquistare l’Est, non può modificarne militarmente i confini, ma può penetrarlo economicamente e diplomaticamente.

È il famoso Wandel durch Annäherung (cambiamento attraverso l’avvicinamento).

La nuova Ostpolitik riconosce il quadro territoriale esistente e cerca di costruire rapporti con Mosca e con l’Europa orientale. È una strategia completamente diversa dal Lebensraum: non spostare il confine tedesco verso Est, ma spostare l’Est verso l’economia tedesca.

Questa distinzione è fondamentale.

E qui nasce il modello che dominerà fino al 2022

La Germania costruisce progressivamente una formula potentissima: sicurezza, USA più NATO, industria, Germania, mercato, UE, energia, Russia, manodopera e catene produttive, Europa centro-orientale.

Questa è, in un certo senso, la Mitteleuropa postbellica, attraverso commercio, investimenti, catene industriali, istituzioni europee.

Con la riunificazione Germania al centro dell’Europa

La riunificazione cambia nuovamente tutto. La Germania torna ad essere la potenza centrale dell’Europa. Ma questa volta non costruisce un Reich, costruisce un Reich travestito da sistema europeo: l’UE diventa uno strumento straordinariamente efficace per realizzare alcune funzioni che un tempo appartenevano alla geopolitica tedesca.

La vecchia Mitteleuropa viene quindi europeizzata. La Germania non domina formalmente i Paesi mitteleuropei, ma li integra in una rete economica nella quale la Germania è il principale centro industriale.

Cambia l’etichetta: non più l’Est deve appartenere alla Germania, ma l’Est deve appartenere all’Europa, ossia alla Germania.

Dopo il 1990 la Germania cerca di costruire contemporaneamente un’Europa orientale integrata nell’UE e una Russia integrata economicamente con l’Europa.

È il modello Ostpolitik più EU-Osterweiterung (allargamento a est).

La Germania cerca cioè di avere: Varsavia dentro l’UE, ma contemporaneamente Mosca collegata all’economia europea.

La politica tedesca post-1990 puntava infatti a combinare integrazione dei Paesi centro-orientali e cooperazione con la Russia.

Il simbolo perfetto: il gas russo

Qui possiamo rappresentare il vecchio modello con una formula quasi matematica: Germania

Macchinari, più chimica, più automobili, più tecnologia con la Russia che fornisce gas, petrolio, materie prime. L’Europa fornisce componentistica, manodopera, mercati e l’Europa occidentale consumo e capitale (leggi finanza dominante).

Quella ipotizzata e in parte attuata con l’Unione Europea di Maastricht, ossia con il IV Reich camuffato, era una gigantesca macchina economica continentale.

Ed è proprio questa macchina che viene progressivamente messa in crisi dopo il 2014 e soprattutto dopo il 2022.

Ucraina strumento di eliminazione del IV Reich

Nel 2014 comincia la frattura. Probabilmente gli Usa si sono ricordati di Henry Morgenthau Jr.

La Germania delocalizza in Cina, prende il gas russo, fa da general contractor in Europa. È ora di ridare ai tedeschi una nuova tosatura per far loro capire che non possono essere il dominus del Vecchio Continente.

La Crimea e la guerra nel Donbass introducono pertanto una contraddizione fondamentale.

Qui entrano in scena Victoria Nuland e George Soros, ossia quello che eufemisticamente si chiama un forte coinvolgimento politico e diplomatico statunitense nel processo.

Maidan può essere letto come uno dei passaggi che spezzano il modello geopolitico tedesco costruito dopo il 1990. Il modello tedesco era una sorta di Mitteleuropa economica post-bellica, nella quale Berlino poteva essere contemporaneamente: occidentale sul piano della sicurezza, europea sul piano istituzionale, orientata verso Mosca sul piano economico.

La Ostpolitik era stata trasformata in Wandel durch Handel (cambiamento attraverso il commercio).

Nel novembre 2013 Yanukovych sospende il processo verso l’accordo di associazione con l’UE e le proteste di Maidan iniziano. La crisi evolve rapidamente fino al crollo del suo governo nel febbraio 2014.

Ed è qui che compare Nuland. La telefonata intercettata tra Victoria Nuland e l’ambasciatore USA Geoffrey Pyatt, resa pubblica nel febbraio 2014, è autentica nel senso che gli Stati Uniti non contestarono la conversazione; la controversia riguardò soprattutto la sua interpretazione.

Nella telefonata i due diplomatici discutono esplicitamente quale esponente dell’opposizione avrebbe dovuto avere un ruolo centrale nel futuro governo ucraino. Nuland indica Yatsenyuk come candidato preferibile.

E c’è un dettaglio geopoliticamente straordinario: Nuland dice esplicitamente “Fuck the EU”.

Non è un dettaglio marginale. Significa che Washington non vedeva necessariamente la soluzione della crisi ucraina attraverso la mediazione franco-tedesca o attraverso il solo canale europeo.

Perché questo è importante per la Germania? Perché l’Ucraina era il cardine geografico della possibilità di mantenere un ponte Germania – Russia. Se Ucraina e Russia rimangono economicamente collegate all’Europa, la Germania può continuare a concepire l’Europa come un grande spazio continentale.

Se invece l’Ucraina entra in Europa e nella Nato e la Russia viene contenuta o esclusa, si crea una frattura e una frontiera geopolitica nel cuore dell’Europa orientale.

E questo cambia completamente la posizione della Germania.

 Questa la catena logica 2013/2022

Maida Germania Nuland

È un processo che comincia nel 2014 e diventa irreversibile nel 2022.

Gli studi sulla politica tedesca verso la Russia individuano infatti il 2014 come una cesura fondamentale della precedente Ostpolitik, mentre la guerra del 2022 produce la rottura definitiva del modello.

La telefonata Nuland-Pyatt assume un significato particolare.

La telefonata Nuland-Pyatt dimostra che gli Stati Uniti stavano cercando di influenzare concretamente la configurazione politica dell’Ucraina durante la crisi e non si limitavano a sostenere genericamente la democrazia.

Stavano discutendo chi doveva essere il premier, quale opposizione, quale soluzione, quale transizione politica e lo facevano mentre il governo Yanukovych era ancora formalmente in carica.

Inoltre Nuland era una figura centrale della politica americana verso l’Ucraina: il Dipartimento di Stato la indicava come responsabile per gli affari europei ed eurasiatici e nel 2014 intervenne ripetutamente sul dossier ucraino.

Il vero conflitto geopolitico: Washington-Berlino-Mosca

Germania, Stati Uniti, Russia

L’Ucraina è il punto di collisione di tre architetture geopolitiche differenti.

Il 2022 è l’esplosione militare, ma il 2014 è la rottura dell’architettura economico-politica precedente.

Dal punto di vista tedesco prima del 2014 la Russia è un partner economico problematico, ma indispensabile, mentre dopo il 2014 la Russia è un partner economico che presenta problemi di sicurezza e dopo il 2022 la Russia diventa una minaccia strategica.

Questa trasformazione ha conseguenze enormi, in quanto la Germania aveva costruito una parte della propria competitività proprio sulla possibilità di importare energia relativamente economica dalla Russia.

La crisi successiva ha mostrato quanto fosse profonda quella dipendenza; il gas russo rappresentava circa il 55% dei consumi tedeschi prima dell’invasione del 2022.

Ancora una volta distrutto il Lebensraum

La Germania storicamente ha avuto bisogno di una relazione privilegiata con l’Europa centro-orientale.

Oggi l’Europa orientale si pone come frontiera strategico-militare della Germania e dell’UE.

La Germania ha impiegato oltre un secolo per trasformare la propria ricerca di spazio orientale con logiche diverse ma comunque di dominio e il conflitto ucraino ha distrutto proprio quella versione pacifica della Mitteleuropa.

L’invasione russa dell’Ucraina ha rotto definitivamente il vecchio equilibrio. La Germania è costretta a ridefinire la propria geopolitica e, poiché l’Unione Europea è la Germania sotto altro nome, questo vale anche per l’UE.

Ed eccoci alla Germania del 2026

Qui emerge una situazione quasi paradossale.

La Germania ha abbandonato il Lebensraum nel 1945, ha abbandonato l’idea dell’impero territoriale, ha costruito l’Europa, ha costruito l’Ostpolitik, ha costruito l’integrazione economica con la Russia, ma oggi è nuovamente costretta a ragionare in termini di: territorio, frontiere, energia, materie prime, industria, difesa, profondità strategica, perché la geopolitica è tornata a prevalere sull’economia.

Il quesito è: può la Germania mantenere una posizione di potenza centrale europea senza disporre nuovamente di una grande base energetica, industriale e militare continentale?

La risposta è, evidentemente, no.

Ma la domanda successiva è: può la Germania aspirare di nuovo ad essere il dominus d’Europa o, dopo tre lezioni pesanti, deve capire che, se intende proseguire a costruire il suo spazio vitale a spese degli altri Paesi europei, il suo destino sarà un campo di patate.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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