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Difesa europea o difesa dei singoli stati?

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Centralizzare gli acquisti militari a livello europeo può produrre risparmi significativi?

Questa settimana, ascoltando Prima Pagina su Radio 3, condotta dal giornalista Nello Scavo, si è parlato più volte dell’aumento delle spese per la difesa.

Un tema inevitabile, alla luce degli impegni assunti dai Paesi della NATO, delle richieste avanzate dagli Stati Uniti e del crescente timore di un’eventuale aggressione della Russia di Putin.

Nel corso della trasmissione, Nello Scavo ha espresso dubbi sul fatto che centralizzare gli acquisti militari a livello europeo possa produrre risparmi significativi. A mio avviso, invece, è proprio questo il punto sul quale si dovrebbe concentrare il dibattito.

La coperta è corta. Ogni euro destinato alla difesa è un euro che non può essere speso per sanità, istruzione, ricerca o welfare. È quindi naturale che molti cittadini guardino con preoccupazione all’aumento delle spese militari.
Ma esiste una strada che viene discussa troppo poco.

Lo sviluppo di un moderno carro armato, di un caccia di ultima generazione, di un sistema missilistico o di una nave militare richiede investimenti enormi in ricerca e sviluppo.

Questi costi vengono sostenuti una sola volta e rappresentano la parte più onerosa dell’intero progetto.

Se ogni Paese europeo sviluppa il proprio sistema d’arma e ne produce un numero relativamente limitato di esemplari, quei costi fissi vengono ripartiti su poche unità e il prezzo finale di ciascun mezzo diventa molto elevato.

Se, invece, gli stessi sistemi fossero progettati e acquistati congiuntamente da tutta l’Unione Europea, i costi di ricerca e sviluppo verrebbero distribuiti su una produzione molto più ampia, riducendo drasticamente il costo unitario.

Se l’approvvigionamento fosse addirittura esteso all’intera NATO, coinvolgendo anche Canada, Regno Unito, Norvegia, Turchia, oltre che gli USA, le economie di scala sarebbero ancora maggiori.

È esattamente lo stesso principio che vale in qualunque settore industriale.

Produrre un milione di automobili costa molto meno, per ogni singola automobile, che produrne diecimila. Non c’è alcun motivo perché questo principio economico smetta di funzionare quando si parla di difesa.

E i vantaggi non si limitano al prezzo di acquisto. Sistemi comuni significano pezzi di ricambio comuni, manutenzione comune, addestramento comune, logistica comune, munizionamento comune e piena interoperabilità tra gli eserciti alleati.

Tutto questo riduce ulteriormente i costi e aumenta l’efficacia operativa.

Per questo ritengo che il vero obiettivo non dovrebbe essere semplicemente spendere di più.

L’obiettivo dovrebbe essere mantenere, per quanto possibile, livelli di spesa vicini a quelli attuali, ottenendo però una capacità militare molto superiore grazie a un sistema di acquisti realmente integrato a livello europeo, o meglio ancora, a livello NATO.

Molti pensano sia necessario modificare i Trattati europei e costruire una vera politica estera e di difesa comune. Sarebbe certamente auspicabile, ma oggi appare politicamente molto difficile.

Gli acquisti comuni, invece, sono un obiettivo molto più realistico e potrebbero essere sviluppati senza attendere una completa integrazione politica dell’Europa.

Prima di chiedere ai cittadini ulteriori sacrifici, dovremmo quindi pretendere che i governi eliminino le enormi inefficienze che derivano dal fatto che ogni Paese continua a progettare, acquistare e mantenere sistemi militari diversi.

La domanda non dovrebbe essere soltanto quanto spendere per la difesa. Dovrebbe essere, soprattutto, come spendere meglio.

Ed è proprio sugli acquisti comuni, a mio avviso, che l’Europa potrebbe ottenere il risultato più importante: mantenere livelli di spesa molto più sostenibili, aumentando al tempo stesso in modo significativo la propria capacità di difesa.

Autore

  • Mark Pisoni

    Mark L. Pisoni Mark L. Pisoni, traduttore e interprete professionista con una lunga esperienza nei rapporti tra istituzioni europee e nordamericane. Ha collaborato con amministrazioni pubbliche e istituzioni diplomatiche negli Stati Uniti, in Canada e in Europa.

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