Lo Stato italiano riconquisti il suo territorio
Fosse per me chiuderei immediatamente i flussi di immigrati che Confindustria ci ha ordinato di smaltire e cercherei di farla finita con l’immigrazione da lavoro.
Sarebbe uno shock estremamente positivo, aumenterebbero subito gli stipendi, bisognerebbe associarvi il blocco dei capitali in uscita, una drastica detassazione del lavoro dipendente, un massiccio ritorno dell’industria pubblica (i cui stipendi, come gli economisti sanno, hanno sempre fatto da traino a quelli privati), e, soprattutto, un’azione culturale capillare atta a rimuovere la segatura coloniale dalla testa della gente.
Non credo nella società multietnica degli alveari, dei comparti stagni e delle banlieue, dell’anomia, dell’impunità, del nichilismo, dei matti per strada.
Credo che la diversità interetnica possa produrre ricchezza e cultura solo e soltanto quando la comunità di approdo è maggioritaria, culturalmente omogenea, coesa, consapevole di sé stessa, provvista degli strumenti della fermezza e del dialogo.
Va da sé che oggi siamo in una situazione diametralmente opposta: una macedonia di monadi atomizzate e segmenti tribalizzati intorno a cui non si applica il minimo controllo territoriale, sgovernata da uno Stato in remissione assoluta, che ha già ceduto alla malavita almeno due quinti del tessuto urbano di ogni grande città italiana.
E, in provincia, le cose non vanno meglio, anzi, in provincia non sono solo i disperati delle periferie a beccarsi nel muso gli epifenomeni di questo disastro.
In un contesto del genere, altrettanto forte bisogna dire che la rabbia sociale è comprensibile, ma andare a menare gli ubriachi per strada non farà nascere alcuna comunità nazionale.
Non vi sarà nessuna revenge of the white people fighting in the street against maranza, ed è un assunto talmente ridicolo che mi vergognerei a doverlo spiegare a gente che abbia passato i dodici anni.
Non esiste qualcosa di più intimamente neoliberale del giustiziere della notte. Auguri a chiunque abbia deciso di raccontarsi questa bucciottata e ha benpensato che gli conviene dimenticarsi che i veri nemici delle classi popolari stanno in alto e si divertono a vederci scannare tra suprematisti e accoglioni in quest’ennesima ripolarizzazione farlocca.
Lo Stato italiano deve riconquistare due quinti del suo territorio e potrà farlo solo e soltanto quando tornerà a dare lavoro, salari degni, sanità, istruzione e servizi ai suoi cittadini, indipendentemente dalla loro condizione economica di partenza, almeno nelle intenzioni.
Quando potrà garantire l’ordine pubblico non nelle zone residenziali e nei centri gentrificati, ma a partire dalle periferie, quando la smetterà di fare il cameriere del capitale, quando potrà imporre alle comunità ospitate il rispetto della Costituzione, quando riuscirà a dialogare con esse per dare il chiaro segnale che gli ospiti dovranno essere i primi ad avere a cuore la loro integrazione, quando avrà la sovranità per espellere chi, a norma di legge, deve essere espulso, così come succede in tutti gli stati del mondo.





