Home Politica NEL MONDO DEL LAVORO C’È UN’OPPORTUNITÀ DA COGLIERE

NEL MONDO DEL LAVORO C’È UN’OPPORTUNITÀ DA COGLIERE

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Dopo i drammatici tempi politici – di mance a gogo – c’è solo da prendere atto che Luigi Sbarra ha posto sul tavolo del governo Meloni una proposta e una riflessione un po’ più ampia, sul terreno delle strategie di sviluppo e non sui servizi da camerieri.

Fare un esame di realtà significa anche affrontare una storia sindacale reale del passato con un pizzico di onestà intellettuale e senza infingimenti.

C’è una domanda di fondo alla quale mai si voluto rispondere in profondità: su cosa era imperniata la contrattazione sindacale. Sul migliorare la messa a mille delle unità produttive: utilizzo degli impianti e politica degli investimenti, per difendere meglio le aziende e, di conseguenza, l’occupazione e i salari e quindi pensioni e welfare, oppure sul misurare i rapporti di forza e tradurli per effetto in politica su “presunti equilibri più avanzati “: un metodo politico clientelare molto apprezzato molto anche da tante aziende aderenti a Confindustria, Fiat in primis, ma non solo Fiat ?

Ci sono esempi di una dialettica, che pur esisteva anche nella pratica su parte del territorio e che proponeva una coniugazione con la politica sindacale uscita dal congresso di Bad Godesberg, che però si è voluta soffocare privilegiando troppe volte una liturgia dell’unità sindacale che propugnava uno sbocco politico esente da contenuti strategici di merito.

Una politica della contrattazione aziendale che puntava ad una proposta in positivo, centrata sulla valorizzazione delle esperienze dei lavoratori che i processi produttivi li vivono sul posto di lavoro, ora per ora, che sanno bene come rapportarsi contrattualmente sulle fasi dove occorre essere disponibili anche alla gestione di percorsi di flessibilità, che non può essere concessa gratis, ma deve commisurarsi con criteri di “premialita” salariale definita contrattualmente e verificata costantemente sul campo. Una cultura della “premialità” volta a migliorare la qualità del prodotto e/o impostare una filosofia aziendale partecipativa, dove le idee collettive o dei singoli lavoratori sono assunte con un premio salariale definito da regole contrattuali aziendali consensuali .

Esperienze in tal senso sono state assunte, in alcuni stabilimenti da più di 30 anni, in alcune realtà del Gruppo Lucchini o alle acciaierie venete e alla BTT, riguardanti anche l’aspetto della prevenzionestudiate per alcuni anni dalla Facoltà di Ingegneria dell’Università di Brescia e accettate come “buona prassi” a suo tempo anche dal ministero del Lavoro.

Quella della contrattazione e partecipazione diretta alla vita aziendale è una storia che fino in fondo è sempre stata tenuta sotto traccia dal gruppo dirigente sindacale nazionale.

Chiarire fine in fondo la filosofia della messa a mille in modo partecipativo da parte del sindacato avrebbe voluto dire accantonare la lettura politica che ne faceva una parte significativa del sindacato, che vedeva lo strumento della contrattazione di base esclusivamente come la possibilità di affermare e legittimare “un diritto di veto”, specialmente sotto il profilo importante dell’utilizzo degli impianti.

Questo tanto nel settore privato, quanto in quello pubblico o in quello, altrettanto decisivo, dei servizi di pubblica utilità.

Poi c’era la questione di fondo che riguardava la liturgia del percorso o della giustificazione della chimera dell’unità sindacale: copertina corta come direbbe un qualsiasi psicanalista.

Oggi non ci si può lamentare se a consuntivo il livello del gruppo dirigente sindacale è di questa qualità, ma lo stesso vale anche per quello confindustriale, convergente su politiche di pura carità e furbizie, che ha depresso il quadro della politica istituzionale, felice nella sostanza di adeguarsi a questa richiesta di clientele permanenti .

Poi si può osservare che anche dalle dichiarazioni del Capo di Stato la crisi dei ruoli ormai è completamente fuori controllo.

Il quadro statistico dei salari in Italia qui pubblicato è l’ennesima riconferma della profondità della crisi in essere e con essa il gruppo dirigente specialmente di una presunta sinistra che non è in grado di fare un esame di realtà .

Salari

Detto ciò, per amor di verità, oggi merito della segreteria nazionale della Cisl che, dopo tanta ginnastica ad agitare il vento del nulla, con la giusta ambizione di far giocare un ruolo strategico attivo al sindacato e mettere pure con le spalle al muro le associazioni imprenditoriali, ha sfoderato uno proposta di notevole rilievo: recuperare la filosofia che emerse nel congresso socialdemocratico di Bad Godesberg che propugnava con successo forme partecipative premiali nella struttura dell’impresa, sottostando a tutte quelle dinamiche di mercato a condizione che si riscontrassero risultati salariali come pure l’aver voce in capitolo sulle strategie degli investimenti .

Questo è un punto centrale e significativo che può essere di una notevole svolta anche per il futuro del welfare.

Possiamo solo costatare e apprezzare il coraggio e la determinazione con cui il segretario generale della Cisl Luigi Sbarra ha posto sul tavolo del governo un tema centrale che anche nel passato nel sindacato e sempre stato nascosto dalle nebbie di liturgie messe purtroppo in primo piano,perché prima vengono i contenuti -salario e meritocrazia in primis – poi a seguire la forza di un percorso unitario e non viceversa.

Autore

  • Pietro Imberti

    Pietro Imberti, sindacalista della UILM (metalmeccanici) di Brescia, Membro della Ceca (Comunità Europea del Carbone e dell'Acciaio) dal 1980 al 1992. Presidente del CREL (Centro Ricerche Economia del Lavoro) della Lombardia. Giornalista, ha contribuito attivamente al dibattito sociopolitico ed economico, firmando interventi e saggi.

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