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FRANCE-AFRIQUE, RIEN VA PLUS

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di Paolo Raffone

La compagnia di bandiera francese, Air France, ha unilateralmente deciso di sospendere tutti i voli verso Niger, Mali, e Burkina Faso. Invece, Air Marocco, Ethiopia airlines, e Turkish mantengono tutti i voli nei paesi dell’Africa sub-Sahariana. Gli USA, l’UE, la Francia, la Germania e l’Olanda hanno sospeso i programmi di cooperazione e supporto a questi paesi. La Francia dichiara di sostenere “qualsiasi” decisione prenderà l’Ecowas, ma entro la fine del mese dovrà ritirare i suoi soldati dal Niger.

Una saga dell’assurdo ripetuta da UN, UE e AU che s’incentra sulle condizioni di vita e di salute del deposto presidente nigerino Bazoum, chiedendone la “liberazione” e il ritorno al potere. L’Ecowas, su iniziativa franco-americana, ha visto il presidente della Nigeria, il neo eletto Tinubu, esporsi con dichiarazioni durissime che contemplano persino l’uso della forza per “ristabilire l’ordine costituzionale”. Peccato che Ecowas sia una “conchiglia vuota”, ha scritto sul WSJ Paul Williams, professore di relazioni internazionali della George Washington University, chiosando che da fonti militari interne dell’Ecowas “ci vogliono almeno 6 mesi” per approntare qualcosa che somigli ad una forza militare multinazionale africana. La forza di pronto intervento dell’Ecowas è una delle cinque forze regionali di questo tipo in tutta l’Africa, ma esistono più sulla carta che nella realtà fino a quando non sono chiamate a intervenire.

La Russia ha fatto sapere che qualsiasi tipo di intervento militare in Niger porterà una guerra prolungata e una catastrofe umanitaria che aggraverà tutta la regione del Sahel. L’UE, da brava cavalier servente, annuncia che invierà in Liberia una missione di osservazione elettorale. La Liberia, un avanposto americano in Africa creato per accomodare chi “volontariamente” vi si voleva rilocare dagli Stati Uniti, è insieme al Ghana il “ponte” armato americano nell’Africa occidentale. Nel 2018, il Ghana e gli Usa hanno firmato un accordo di cooperazione militare che si incentra sull’aeroporto per facilitare la logistica delle truppe. Inoltre, il Ghana ha concesso “gratuitamente” alle forze armate statunitensi l’uso delle frequenze radio. In Liberia, la presenza di truppe americane è la norma. Ma a luglio 2023 sono state rinforzate dai Marines provenienti dalla base navale spagnola di Rota per integrare la Fleet Antiterrorism Security Team (FAST).

Intanto, in Nigeria si moltiplicano le proteste della popolazione contro ogni intervento militare in Niger dove si svolgono giornalmente proteste con migliaia di persone contro la Francia e la presenza dei suoi soldati nel paese.

Dopo più di due settimane di minacce di intervento militare in Niger per ristabilire l’ordine costituzionale, la riunione dei capi militari dell’Ecowas in Ghana ha deciso ieri che “il dispiegamento della forza rapida di intervento è ritardato sine die per ragioni tecniche”[1]. Cade il velo della saga! Più passa il tempo e più la giunta militare che governa il Niger si consolida al potere.

Tutto questo si deve inserire nel contesto del Summit dei BRICS che si terrà in Sud Africa 22-24 agosto. Si tratta del quindicesimo vertice annuale dei BRICS, una conferenza sulle relazioni internazionali a cui partecipano i capi di stato o di governo dei cinque stati membri: Brasile, Russia, India, Cina e Sud Africa. Il presidente Putin parteciperà da remoto per evitare imbarazzi a causa del mandato di arresto internazionale della Corte Penale Internazionale dell’Aia, ma sarà rappresentato dal ministro degli esteri Lavrov. Il presidente sudafricano Cyril Ramaphosa ha anche invitato al vertice i leader di 67 paesi, tra cui oltre ai 53 paesi africani, Bangladesh, Bolivia, Indonesia e Iran. Il presidente francese si era “auto invitato” sostenendo di avere interesse in un dialogo. La richiesta di invito in qualità di “osservatore” è stata negata ufficialmente il 7 agosto come ha annunciato il Ministro degli Affari Esteri del Sud Africa, Naledi Pandor[2].

Il vertice dei BRICS dovrà anche decidere sulle domande di ammissione da parte di una lunga lista di paesi candidati: Algeria, Argentina, Bangladesh, Bahrain, Bielorussia, Bolivia, Cuba, Egitto, Etiopia, Honduras, Indonesia, Iran, Kazakistan, Kuwait, Marocco, Nigeria, Stato di Palestina, Arabia Saudita, Senegal, Tailandia, Emirati Arabi Uniti, Venezuela e Vietnam. Un’esplosione di interesse per i BRICS che è già di per se un chiarissimo e sonoro messaggio ai paesi occidentali, Europa e Stati Uniti. Tra i tanti candidati si sottolinea la Nigeria!

Il ministro degli esteri sudafricano, Pandor, ha dichiarato che Il Sudafrica non “vede i BRICS come filo-russi o anti-occidentali… I partner commerciali del Sudafrica in Occidente sono molto, molto importanti per il progresso economico del Sudafrica”. Inoltre, ha aggiunto il ministro, “metto in guardia coloro che pensano di unirsi ai BRICS per incrementare le tensioni e i conflitti nella comunità internazionale”. Un messaggio probabilmente diretto proprio a due storici membri dei BRICS, Russia e Cina.

L’obiettivo dei BRICS è di offrire vantaggi ai suoi membri, tra cui più scelte nel finanziamento dello sviluppo, collaborazione su questioni come la salute e graduale indipendenza dal dominio del dollaro. Ma chiunque stia pensando di aderire deve essere cauto sul pericolo di percorrere esattamente la strada contro cui Pandor ha messo in guardia.

 

[1] https://www.theguardian.com/world/2023/aug/12/niger-coup-west-african-countries-suspend-key-military-meeting-on-standby-force

[2] https://northafricapost.com/70261-safrica-french-president-emmanuel-macron-not-invited-to-brics-summit.html

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  • Redazione

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