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NEGLI USA MONTA LA RIVOLTA CONTRO LA VIOLENZA DI SINISTRA

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I commentatori dell’assassinio di Charlie Kirk (al netto degli idioti che si arrampicano sui vetri per tentare di attribuire la sua morte a quel che liberamente diceva, quelli del: “Se l’è cercata) sono completamente avulsi dalla realtà, in quanto leggono quanto avviene negli Stati Uniti con le lenti del Leoncavallo, ossia con la deformazione della cultura progressista Aztl, ormai talmente autoreferenziale da fare ogni giorno il testa coda.

Come scrive Leonardo Panetta su X: “’C’è chi si sta bevendo la fake news di Tyler Robinson che indossa una maglia Pro Trump. In realtà è stato svelato come si tratti di un fotomontaggio. Ci si avvita in una spirale di Wishful Thinking per ricondurre il delitto nel campo conservatore (la sua famiglia era Maga!!!), il tutto per non affrontare una verità più scomoda. Robinson si era radicalizzato, a sinistra, una volta arrivato all’università. E non è un caso che Charlie Kirk avesse scelto i campus per dibattere con i giovani, perché vedeva proprio in quel luogo il rischio dell’omologazione e dell’estremizzazione per giovani il più delle volte incapaci di difendere a fondo le proprie convinzioni, più frutto dell’omologazione woke che di una reale riflessione critica individuale”.

 Maglietta pro Trump

Negli Usa l’assassinio del giovane repubblicano sta producendo un moto vasto e profondo che, come uno tsunami, può cambiare molte cose non solo negli Stati Uniti, ma nell’intero Occidente.  

Si moltiplicano i raduni di preghiera nelle chiese, nei campus, per le strade.

Secondo quanto riportato da The Hill, il presidente della Camera Mike Johnson ha presieduto una veglia in memoria del leader conservatore Charlie Kirk al Campidoglio lunedì sera.

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Una folla enorme è attesa domenica alla celebrazione funebre in uno stadio che contiene 60 mila persone.

Secondo quanto riferito da Newsmax, l’FBI sta indagando su almeno sette account di social media che sembravano essere a conoscenza dell’assassinio del leader conservatore Charlie Kirk.

Il Washington Free Beacon sostiene che i post sono stati cancellati pochi giorni dopo l’attacco a Kirk e molti degli account sembravano appartenere a persone transgender.

Uno dei post faceva riferimento al 10 settembre, data della sparatoria, più di un mese prima, e almeno uno degli account seguiva su TikTok la compagna transgender del presunto attentatore Tyler Robinson.

Secondo una delle fonti del Free Beacon, l’FBI ha ricevuto copie archiviate dei post sui social media. I post non indicano che qualcuno degli individui conoscesse Robinson o abbia cospirato con lui per presumibilmente uccidere Kirk, ma molti di essi menzionano il nome del CEO di Turning Point USA e parlano della sua morte.

Nelle prime ore del mattino del 3 settembre, un account X di nome Mushy ha scritto: “Sarebbe divertente se qualcuno come Charlie Kirk venisse colpito il 10 settembre LMAO”. Un altro account, denominato altulige, ha pubblicato il 6 agosto che “il 10 settembre sarà una giornata molto interessante”. Dopo l’assassinio di Kirk, l’account ha scritto: “Mi avvalgo del quinto”. Pochi minuti dopo che Kirk è stato dichiarato morto, un account chiamato churbum75m (Saw Tyler june 30) ha scritto “ce l’abbiamo fatto, cazzo”. Questo account sembra seguire il partner di Robinson, Lance Twiggs, su TikTok, dove il nome utente di Twiggs è “lanclotl“.

Secondo Free Beacon, molti degli account sotto inchiesta sono associati a sottoculture LGBT. Un account, Osamu bin Tezuka, che utilizzava l’account X “@fujoshincel”, farebbe riferimento a un genere che raffigura relazioni sentimentali tra uomini dello stesso sesso. L’account X @NajraGalvz, che augurava la morte a Kirk e prevedeva che “qualcosa di grosso sarebbe successo” al suo arrivo alla Utah Valley University e si identificava come non binario. In un video pubblicato su TikTok la notte prima della sparatoria, un individuo apparentemente transgender ha scritto che “Charles James Kirk… non sa cosa succederà domani”. “Questa non è una minaccia”, aggiungeva il racconto. “È una promessa”.

Difficile pensare che una massa di idioti, anche se in rete, possa sapere che accadrà quello che è accaduto se dietro non c’è una regia ben più capace di pianificare. Ed è della regia e dei finanziatori che, a quanto sembra, si occuperà l’America trumpiana nei prossimi giorni e mesi.

Un elemento da considerare è quanto afferma in questi giorni Donald Trump.

Donald Trump sta respingendo fermamente ogni equivoco sulla violenza e gli omicidi di sinistra.

“Il problema che abbiamo è a sinistra – ha affermato Donald Trump durante una conferenza stampa domenica sera – Il problema è a sinistra, non è a destra, come alcuni amano dire. Il problema che abbiamo è a sinistra. Quando guardi gli agitatori, quando guardi la feccia che parla così male del nostro Paese, quando vedi la bandiera americana bruciata ovunque, quella è la sinistra. Non è la destra”.

Alla domanda se siano in corso indagini ai vertici dei gruppi di sinistra, Trump ha risposto: “Sono tutti sotto inchiesta”.

Anche i Paesi stranieri e i funzionari che celebrano la morte di Kirk sono sotto l’occhio vigile dell’amministrazione Trump. “Stiamo valutando i nomi- ha detto Trump- Non ci piace. Non è giusto. Non festeggeremmo se succedesse qualcosa dalla loro parte, e non lo facciamo. Queste sono persone malate. Sono persone davvero squilibrate”.

Il clima, pertanto, è di show down nei confronti dell’estremismo di sinistra e di coloro che finanziano le varie organizzazioni che in questi anni si sono rese protagoniste di una violenza che non è stata solo fisica, ma che ha introdotto un’intolleranza totale nei confronti di chi non la pensa secondo gli schemi del progressismo woke.

Le affiliazioni a gruppi on line dell’assassino di Kirk, Tyler Robinson, stando alle indagini, includerebbero organizzazioni pro-trans e di estrema sinistra, ora sotto inchiesta. Uno di questi gruppi, Armed Queers Salt Lake City, ha dall’incriminazione cancellato la sua presenza sui social media.

Interessante, per capire, è anche quanto riguarda il testo “Bella Ciao” inciso sul proiettile in possesso dell’assassino di Kirk.

In Italia la canzone, le cui origini risalgono al XIX secolo, quando era cantata dalle mondine (le lavoratrici stagionali dei campi di riso nel Nord Italia) come protesta contro le condizioni di lavoro disumane. Il testo originale parlava di fatica e sfruttamento. La canzone è stata poi adattata come inno della Resistenza.

Oggi Bella ciao è un inno adottato da movimenti di sinistra in tutto il mondo e negli Stati Uniti  è diventata un inno emblematico per il movimento Antifa, un network di attivisti di estrema sinistra. Il movimento Antifa negli USA è emerso negli anni ’80, ma ha guadagnato visibilità durante le proteste contro il suprematismo bianco (come a Charlottesville nel 2017) e i disordini BLM del 2020. Antifa e gruppi affini (come Black Lives Matter durante le proteste) la cantano in coro durante manifestazioni, per simboleggiare opposizione al fascismo.

La critica dei progressisti (in effetti regressisti) è che Charlie Kirk era contrario all’ideologia woke.

Woke vuol dire risveglio, ma in assoluto contrasto con il significato originario del vocabolo inglese, l’ideologia woke è desolazione spirituale, disconnessione dalla realtà e vacuità.

L’espressione woke è figlia del movimento Black Lives Matter, eterodiretto, come spiegano i suoi stessi dirigenti.

«Siamo anticapitalisti. Crediamo che i neri non otterranno mai la liberazione sotto l’attuale sistema capitalista», scriveva il Movement for Black Lives (M4BL), a giugno [2020, ndr]. «Abbiamo una struttura ideologica. Alicia (Garza) e io siamo qualificate. Siamo marxisti indottrinati», diceva a luglio [2020, ndr] Patrisse Cullors, cofondatrice del Black Lives Matter (BLM) e «attivista queer». «Se questo Paese non ci dà ciò che vogliamo, distruggeremo il sistema. Metaforicamente e in senso letterale». (da:Il giornale.it 6 settembre 2020).

Tra i loro mentori ed educatori ci sono ex membri del Weather Underground, gruppo terroristico comunista che, negli anni ’60 e ’70, tra attentati e rivolte, provò a portare la falce e il martello negli USA al grido di «Siamo un’organizzazione di guerriglia. Siamo comunisti, clandestini negli Usa». La Cullors è stata educata da uno di loro. E tanti ex, oggi, sono eminenze grigie del movimento BLM. (Il giornale.it 6 settembre 2020).

Il BLM dice di odiare la famiglia naturale e sogna di riuscire ad abolirla, insieme alla polizia, le prigioni, l’eteronormatività e il capitalismo. Lo ripetono sempre nelle interviste disponibili anche su YouTube, quando minacciano di «distruggere tutto» se le loro richieste non saranno soddisfatte. Oggi addestrano gli iscritti, come le Black Panthers degli anni ’60.

Il BLM non vanta neanche una delle verginità più in voga oggi, quella del fiscalmente corretto. Non è registrato come organizzazione no-profit, raccoglie milioni di dollari in donazioni. Le donazioni vengono raccolte da ActBlue, la nota piattaforma di raccolta fondi legata al Partito Democratico e alle cause più disparate della sinistra-sinistra: dalla campagna presidenziale di Sanders alle associazioni transgender, fino a Biden. (Il giornale.it 6 settembre 2020).

Il M4BL, che sostiene «leader giovani, neri, queer, trans, femministe, clandestini», ha come sponsor fiscale l’Alliance for Global Justice, un «gruppo anticapitalista» a sua volta finanziato dalla Tides Foundation, la Arca Foundation e ovviamente dalla Open Society Foundations. E trasferisce denaro a più di due dozzine di organizzazioni, tra cui LGBTQ Black Immigrant Justice Project e The Undocumented and Black Convening.

Il Black Lives Matter nasce nel 2013, ma dalle origini la causa dell’antirazzismo è diventata marginale e le istanze sempre più estremiste: ideologia gender, agenda anti-famiglia, l’idea che il razzismo sia sistemico, l’abolizione di razze, classi sociali, sessi, religioni per un mondo più «uguale e libero».

Uno studio accademico intitolato «The Queering of Black Lives Matter», descrive in modo molto dettagliato come le questioni relative all’orientamento di genere abbiano la priorità sulla lotta al razzismo.

Susan Rosenberg, la donna che gestisce le donazioni BLM, faceva la terrorista nel M19, l’organizzazione comunista Usa che, come il BLM, riuniva lesbiche nel sogno di rovesciare con la lotta armata il governo. La Rosenberg oltre a far scappare di galera la Shakur – la prima donna a essere definita dal FBI «la più pericolosa dei terroristi» -, è stata protagonista di attentati e omicidi che le sono costati la condanna a 58 anni di galera. Ma ne ha scontati solo 16, prima di essere graziata da Bill Clinton.

Il movimento che infiamma gli Usa si dichiara apertamente marxista e comunista e una delle sue leader afferma che i Black Liver Matter sono “marxisti indottrinati”. Appunto.

Delle donazioni qualcosa si è saputo, ma il problema più interessante riguarda chi c’è dietro le quinte, chi tira i fili dei pupazzi che agiscono sul palcoscenico?

La Cina, ad esempio, avendo da tempo messo radici nella politica Usa ed essendo il suo sistema gradito al comunismo finanziario.

Nel 1996 il Partito democratico americano “avrebbe ricevuto – secondo quanto scrive Roger Faligot (I servizi segreti cinesi- Newton Compton) – una somma pari a 4,5 milioni di dollari per il comitato di rielezione di Clinton, provenienti dal gruppo sino-indonesiano Lippo e da quelli sino-thailandesi Charoeun Popkhand e San Kin Yip, con base a Macao. Tra i fondi figurerebbero circa 300.000 dollari forniti direttamente, su richiesta del capo dell’informazione dell’Epl-2, il generale Ji Shende, assistente di Xiong Guankai”. In nota al testo di Faligot si legge: “Nel settembre 2007, il “Wall Street Journal” ha rivelato che Norman Hsu, cittadino di Hong Kong legato a queste stesse reti di contatti e condannato per frode, aveva contribuito alla campagna della senatrice democratica che lo obbligava a consegnare, sotto forma di donazione, 85 mila dollari”.

L’agente dell’Epl-2 negli Usa, scrive Faligot, è Johnny Chung. Un impiegato “del gruppo sino indonesiano Lippo, partner finanziario e commerciale di molte imprese della Cina popolare” è “integrato nella segreteria di Stato al commercio e poi consigliere di Ron Brown (Segretario al Commercio Usa) per la Cina”. Ron Brown è morto nell’aprile del 1966 in uno strano incidente aereo in Croazia.

Nel gennaio del 1994, “con il via libera dello stesso Brown – scrive Faligot -, Huang gode di un accesso illimitato ai documenti confidenziali dell’informazione economica e tecnologica” e quando “Clinton viene eletto presidente, Huang è invitato alla Casa Bianca. Nello stesso periodo, il gruppo China resources (Huaren Jituan) con sede a Hong kong, diventerà azionaria di Lippo al 50%. Questo gruppo effettuerà donazioni al partito democratico in vista della rielezione di Clinton nel 1996. L’affare si complica se si considera che China Resources serve anche da copertura all’Epl-2 diretta dal generale Ji Shengde”.

Nel 2021, mentre i cubani sono in rivolta contro quel che rimane del regime castrista, il MLB in un comunicato scrive: “Black Lives Matter condanna il trattamento disumano dei cubani da parte del governo federale degli Stati Uniti e lo esorta a revocare immediatamente l’embargo economico. Questa politica crudele e disumana, istituita con l’esplicita intenzione di destabilizzare il Paese e minare il diritto dei cubani di scegliere il proprio governo, è al centro dell’attuale crisi di Cuba”.

Black Lives Matter si schiera con il regime castrista e si inginocchia al potere di una dittatura che, in questi anni, ha cambiato padrone, passando dall’influenza della Unione Sovietica a quella della Cina di Xi Jinping.

Guarda caso una delle fondatrici del Blm, Alicia Garza, ha legami con la Chinese progressive association di San Francisco, organizzazione che è ritenuta in contatto con il governo cinese.

Il Global Times, organo del Partito comunista cinese, ha giugno del 2020 pubblicò un articolo nel quale diceva. “L’Occidente deve rispettare Black Liver Matter”.

Inutile soffermarci sui legami tra Hunter Biden con la Cina e la Russia, emersi in modo inequivocabile dal lap top del figlio di Joe Biden. La stampa americana ne ha parlato diffusamente, mentre in Italia il silenzio è quasi totale.

Torniamo all’ideologia woke.

Woke significa “sveglio” e, in particolare, stare svegli nei confronti di presunte ingiustizie sociali e razziali, ma il “Wokeismo” è nei fatti il minestrone con il quale si vogliono addormentare le coscienze, sradicare le radici, lobotomizzare le menti, predisporre il genere umano ad un “Nuovo ordine mondiale” guidato da una sedicente élite che impone il pensiero unico politicamente corretto. Woke, in questi anni, è diventato sinonimo di cancel culture e di politicamente corretto.

Scrive la psicologa Ginette Paris a proposito del “politicamente corretto: “«Politically correct», ossia una moralità di basso livello che non fa che aumentare il numero di coloro che sono ipocriti o ingenui”; e aggiunge che “la crescita del «politically correct» contribuisce all’ipocrisia politica”. [1]

L’idea di fondo del “Wokeismo” è la costruzione di un “uomo nuovo” (paradigma di tutte le dittature): un mondo di bambini infelici, senza radici, depressi e narcisisti, asserviti ad uno Stato padre padrone che, a sua volta, è l’emanazione giuridica delle élite.

A sorvegliare le masse depresse e narcisistiche è posto un “Grande Fratello” di orwelliana memoria, che riduce i cittadini a sorvegliati speciali, secondo il modello maoista cinese, oggi implementato dalla funzionalità sorvegliante dell’algoritmo.

In un ribaltamento semantico evidente, “woke” si propone come inoculazione di un vaccino onirico delle coscienze, della razionalità e come portatore di eliminazione della libertà.

La nuova religione laica del “wokeismo” si avvale di idee come la cancel culture, il mee too, il black livers matter, come precetti e predica l’ignoranza come valore universale. In questa deriva destrutturante, emerge, come arma di addormentamento di massa, la Critical Race Theory (CRT).

La teoria critica della razza (Critical Race Theory) è un quadro analitico usato in ambito giuridico per studiare il razzismo sistemico, nata nelle facoltà di legge negli anni ’70 e ’80.

Sotto le bandiere della Critical Race Theory si combattono le nuove guerre di religione che lacerano gli Stati Uniti, ma che hanno un impatto internazionale.

L’America si divide sulla nuova contesa valoriale e culturale che riguarda la storia, le radici, l’identità.

Critical Race Theory è la parte teorica della crociata di Black Lives Matter, sviluppata nelle università, nei licei, nei giornali e nelle case editrici, dove avanza l’operazione di revisionismo storico.

Tra i seguaci della CRT c’è il movimento che si batte per le “reparations”, cioè risarcimenti economici da versare ai discendenti degli afroamericani che arrivarono negli Stati Uniti come schiavi. Almeno una città della California ha già approvato quei pagamenti.

La stampa si è allineata, con il “1619 Project”; un progetto di giornalismo longform (articoli che, in quanto lunghi si spacciano per approfonditi) lanciato dal New York Times nel 2019, nel 400esimo anniversario dallo sbarco in Virginia della prima nave carica di schiavi dall’Africa. Il progetto giornalistico punta a riscrivere tutta la storia degli Stati Uniti mettendo al suo centro lo schiavismo come l’evento dominante, capace di segnare tutto il resto.

La CRT lacera, da un lato, l’America e dall’altro riunisce i repubblicani con parte dei democratici, che sono contrari alla deriva estremistica di una sinistra prona al disegno della grande finanza.

Tutto questo panorama di sigle, organizzazioni, personaggi vari, non arriva ancora al cuore del problema: i finanziatori e coloro che dirigono, organizzano, motivano.

L’enorme ondata che sta montando negli Usa consentirà, probabilmente, di arrivare al cuore del mostro.

E allora ne vedremo di tutti i colori.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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